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L'invasione dei nuovi librogame continua. Sempre più case editrici propongono il proprio libro interattivo. Cosa ne pensi?

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ANNO 3 N°4 - Peter Andrew Jones si confessa (terza parte) - APRILE 2008

PETER ANDREW JONES SI CONFESSA (III PARTE)


Ultima tappa del viaggio alla scoperta dei pensieri e delle considerazioni a 360 gradi di un illustratore famoso non solo per Lone Wolf

del Conte Ddracula

Traduzione di Gabriele Tolu (Daelthasaar)

D: Quale serie di librogame ti sarebbe piaciuto o vorresti illustrare?


R: Qualunque, hanno tutte degli elementi visivi interessanti che mi piacerebbe illustrare.

D: Stai leggendo/Hai mai letto librogames? Qual è il tuo pensiero a riguardo di questi libri?

R: Non li sto leggendo ora, ma l'ho fatto in passato.
E' una domanda difficile a cui rispondere. Ancora non siamo nel futuro, ed è da folli fare previsioni sul mercato, ma chissà che la valanga di soldi spesa per produrre e gestire giochi online non porti ad una rottura del mercato e ad un ritorno di fiamma per i librogame, o per qualcosa di ibrido, tipo libro letto tramite dispositivi portatili come l'iPhone.
Essendoci già graphic novels per cellulari e PDA, non mi meraviglierei che anche i librogame possano rivivere in questo modo, tutt'altro, sarebbe divertente.
Grazie ai bassi costi di produzione, ormai chiunque, in linea teorica, può creare, lanciare o rilanciare almeno un semplice gioco. In realtà, da uomo esperto di mercato, dico anche che i cicli di mercato non tornano due volte.
Potrebbe sembrare che tornino, ma seppure ci fosse un ritorno di fiamma, non si potrebbero predirne gli andamenti, perchè il mercato del libro tradizionale è rimasto troppo indietro rispetto al settore dei giochi. Ma sicuramente, indipendente dalle proprie vedute, il mercato dei giochi è una stella gigante in espansione, ma anche le stelle arrivano a collassare, a rimpicciolirsi e il materiale di cui sono fatte diventa meno fluido.
Dipende solo dallo spazio di tempo che vogliamo considerare per fare un'analisi.Quello che posso dire, da un'esperienza diretta, è che, tempo fa, quando disegnavo illustrazioni per "un certo editore
Britannico", un licenziatario di una "certa grande Corporation Giapponese" fece con me un "accordo a voce", che SE fossero riusciti a raggranellare abbastanza denaro, sarei stato chiamato come lead designer per personaggi e ambientazioni; ma ai tempi mi fu detto che "sarebbe costato come realizzare un film".
Beh, oggi giorno la situazione è uguale, anzi i costi sono aumentati spropositatamente, e quindi anche i rischi finanziari sono enormi. E' una situazione che può essere portata avanti solo dagli sviluppatori che conoscono molto bene il mercato, e che comunque dovrebbero sempre sperare di avere la fortuna dalla loro parte. D'altro canto, se hai talento, puoi sempre scrivere un gioco e divertirti con i tuoi amici, quindi suppongo si tratti solo del tipo di target che si desidera raggiungere.

D: Perchè molti editori cambiano le copertine dei loro libri quando localizzano una serie? E' mai successo per un tuo lavoro?

Ragioni? Culturali, storiche, commerciali, diverse preferenze editoriali/artistiche; la lista può essere davvero lunga.
Mi ricordo che una volta ero alla Fiera dei Libri di Francoforte, negli anni '70, insieme ad un agente/venditore americano che voleva pubblicare i suoi libri sulla Secona Guerra Mondiale anche in Germania.
La risposta fu "Nein! non posso vendere niente che abbia a che vedere con la guerra", perchè la sensibilità Tedesca non era ancora pronta a quel tipo di materiale.

Se ricordo bene, nessun mio lavoro fu mai venduto in Germania perchè considerato troppo aggressivo.

Le mie locandine (ne feci 2) per il film "The Sword & The Sorcerer"
(http://en.wikipedia.org/wiki/The_Sword_and_the_Sorcerer)
ebbero lo stesso problema. La prima non fu mai usata in Germania, mentre la seconda fu ritoccata dalla loro agenzia pubblicitaria. Negli Stati Uniti, feci 4 cover per Lupo Solitario, perchè c'era un contratto di esclusiva.
Di fatto la distribuzione della Berkley Books copriva il Regno Unito e il Commonwealth (quindi anche il Canada), ma gli Americani avevano una versione propria tagliata nei testi che veniva venduta anche in Canada.
Quindi, per non avere confusione nelle cover che sarebbero state a fianco nell'esposiazione delle librerie, mi offrii di
realizzare delle doppie versioni.

A questo punto dell'intervista, dovreste avere una visione molto differente di quella che avevate al principio, potete capire che l'illustratore non solo deve saper disegnare ma anche capire il target di riferimento; come detto sono stato un artista, un illustratore, un avvocato internazionale, un delegato, un ragazzo delle consegne in tutte le più grandi nazioni tra Tokyo e Los Angeles...e molto altro.

Ribadisco, "il talento è un prerequisito, ma è ciò che ci fai che è importante" e io ho fatto tutto e qualunque cosa mi fosse necessaria per essere ciò che volevo essere, cioè un'artista professionista.

D: Come ti sei sentito, da artista, quando hanno sostituito i tuoi lavori?


R: "Comme ci, comme ça".Nessuna personalità artistica con una certa sensibilità vuole che si crei confusione sul suo materiale, sulle sue creazioni, ma è la vita, e queste cose succedono se i tuoi piani sono di lavorare su un certo tipo di
materiale e per farlo sei costretto a lavorare su qualsiasi progetto di quel tipo.
Personalmente ritengo la serie di Fighting Fantasy rivoluzionaria, e mi sarebbe piaciuto lavorare su quelle cover. Non ho grossi malumori. Ho disegnato cose che mi piaceva realizzare, gli editori si sono sbattuti per far risaltare al meglio il mio lavoro, ho lavorato con gente deliziosa e professionale, e sono stato anche pagato, e anche bene, quindi non posso dire di aver sofferto troppo se le mie decisioni sono state a volte compromesse.

D: Hai mai pensato di disegnare una graphic novel basata su un tuo soggetto?

R:Certo.
Ma non succederà mai.
Ho un sacco di lavoro già ordinato per i prossimi anni (finchè starò bene e sarò vivo!), quindi mi è impossibile aggiungere del lavoro extra a quello che già devo fare.

Molti mi hanno fatto girare questa idea per la mente, e devo dire che mi interessa, ma come detto non voglio rinunciare alla mia vita privata, quindi la graphic novel non arriverà mai.

Anche se vivessi 100 anni sarebbe difficile, perchè non ci sarebbe comunque tempo per disegnare tutto ciò che ho già in mente, quindi ho dovuto fare un compromesso con me stesso, mi sono dovuto mettere seduto, ho preso carta e penna e ho scritto come voglio trascorrere i miei giorni restanti, quindi, ciò che farò lo farò con la mia personale Compagnia di produzione, scegliendo cosa realizzare e cosa no, perchè non ho abbastanza tempo per tutto ciò che vorrei.Un famoso Comico Inglese (Robert Morley) una volta disse: "la vita consiste nel capire ciò che non puoi fare", e ha ragione.
Non che mi piaccia la cosa, ma ogni giorno in più è un dono.

D: Hai sperimentato grosse differenze di motivazione tra i lavori che hai realizzato come illustratore indipendente e tra quelli che ti sono stati commissionati?

R: Non è tanto una questione di motivazione quanto di "processo di inevitabilità" e di "organizzazione e non di età".
Quando realizzavo copertine per i libri ero completamente impegnato in quello che facevo, ora, visto che pubblico da indipendente i miei libri, sono totalmente impegnato in questo.

D: Qual è di solito il tuo rapporto con i tuoi committenti? Preferisci che ti diano delle chiare indicazioni o preferisci
avere carta bianca?


R: Uno psicologo una volta mi disse che possiedo: "una visione davvero bilanciata degli altri esseri umani"
Quello che cerco in una relazione è la stabilità e il bilanciamento. Se qualcuno pensa che la propria sia l'unica buona idea, allora non andiamo proprio d'accordo; al contrario, essendo un creativo a cui piace lavorare in gruppo, non mi piace rapportarmi ad altre persone con la presunzione di essere l'unico ad avere delle conoscenze valide.

Sono sempre stato dell'idea che chiunque abbia almeno un'idea o due davvero degne di essere considerate, e cerco di trarre il meglio dalle indicazioni che ognuno può dare, cercando di essere il più possibile obiettivo anche su questioni che possono essere delicate e soggettive, quindi il risultato che scaturisce è di solito una illustrazione che fonde il meglio di due pensieri.
Ovviamente alcuni lavori sono decisamente rigidi e contestualizzati che magari non hanno bisogno di discussioni preparatorie.
Altri (come ho già detto) mancano totalmente del materiale informativo di riferimento e quindi sono costretto a rischiare il lavoro introducendo degli input esterni.
Altri clienti invece desiderano solo che "faccia qualcosa di rivoluzionario" o che "lavori con il mio gusto".
Quindi credo che la risposta al quesito è che il lavoro che preferisco è quello adeguato alla natura di ciò che andrò ad illustrare.

D: Un'ultima serie di domande correlate tra loro: sei soddisfatto del tuo lavoro e della tua carriera?


R: Sì, completamente.

D: Se potessi tornare indietro cambieresti qualcosa?

R: No, nemmeno una virgola.

D: Faresti esattamente le stesse cose?

R: Beh...dipende...l'importante è mantenere le stesse relazione, le stesse influenze, gli stessi eventi, se poi si potrebbe cambiare l'ordine in cui accadono, beh questo potrebbe essere interessante.
Sicuramente se negli anni 1970/71 fosse stata disponibile la tecnologia che abbiamo oggi, sono sicuro che sarei stato un'artista indipendente da subito.
Sì, penso proprio di sì. Ma al tempo stesso sono anche felice che non sia stato così.
Mi sento privilegiato, e lo dico con umiltà, di poter dire che la mia carriera si è evoluta dall'organico al digitale, permettendomi di avere un bagaglio di conoscenze ed esperienze che un mondo dove il lavoro è solo digitale non mi avrebbe mai permesso di acquisire.

D: Hai qualche rimorso o rimpianto?

R: No, di nessun genere.

A conclusione di questa lunga intervista due parole di ringraziamento: a Peter e alla sua compagna, per la disponibilità dimostrata e la puntualità e la professionalità che hanno messo nel rispondere a tutti i nostri quesiti, al Conte Ddracula, che con il suo lavoro e i suoi contatti ha ricoperto un ruolo chiave nella realizzazione del pezzo, a Tyrant, che vi ha aiutato con la traduzione delle prime domande, al grande Daelthasaar, che, sebbene quando il lavoro di impaginazione e confezionamento del pezzo è iniziato, fosse iscritto alla nostra community da poco tempo, non ha esitato nemmeno un momento a caricarsi dell'onere di tradurre gran parte della stessa, ad Aldo, che con le sue martellanti mail a Jones ci ha consentito di recuperare alcune risposte "scomparse" e concludere così nel migliore dei modi l'articolo, e a tutti gli utenti del forum di LGL, che con loro entusiasmo, i loro suggerimenti, i loro interventi e il loro appoggio ci hanno consentito prima di stendere materialmente, poi di realizzare un'intervista che per qualche tempo ci era sembrata impossibile da perfezionare, soprattutto per la difficoltà di contattare il diretto interessato. Grazie a tutti, davvero di cuore.