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Dettaglio Abstract

Serie Sherlock Holmes
Recensore Dragan

Una delle serie che dovevano essere più scontate, una volta inventato il sistema di gioco dei librogame: in quale campo infatti poteva venir fuori meglio l'interattività dei libri-gioco? Nell'investigazione, ovvio. E a chi rivolgersi come "testimonial d'eccezione" in quel determinato campo? A Sherlock Holmes, naturalmente.

Il celebre investigatore è nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, la cui famiglia viene ringraziata per la concessione dei diritti sul personaggio all'inizio di ogni volume della serie. Probabilmente sarebbe stato troppo pretendere di potersi immedesimare proprio nei panni dell'eroe di tutti gli investigatori privati, così ecco l'idea: far svolgere a Holmes, quasi sempre confinato nel suo studio-residenza del 221B di Baker Street, il ruolo di padrino-tutore del lettore. E' a lui difatti che alla fine bisogna svelare la soluzione del mistero di turno, è lui che spesso guida le mosse future dell'investigatore impersonato dal lettore, grazie alle sue caratteristiche (e impossibili da comprendere, se non a posteriori) geniali intuizioni, che lasciano sbalorditi tanto chi legge, quanto il fido dottor Watson.

Il sistema di gioco è in fondo abbastanza semplice. Ci sono sei qualità (abilità, astuzia, osservazione, intuito, carisma e cultura) che danno luogo a "bonus", un moltiplicatore capace di influenzare (per lo più positivamente, ma non sempre) il responso della sorte nel caratteristico "lancio dei dadi", a cui spesso bisogna fare affidamento (del resto, nell'investigazione il caso ha il suo ruolo). C'è un inventario di oggetti, che però non vengono quasi mai usati: solo in un'avventura può essere discriminante la scelta di portarsi dietro un bastone da passeggio o un passe-partout, ma l'interattività degli oggetti rispetto ad altre serie, e come si fa a non pensare a Lupo Solitario, è davvero molto limitata. Idem dicasi per i quattrini: la suddivisione nei vari tagli del conio inglese poteva far ben sperare, alla fine i soldi non servono quasi mai.

L'azione investigativa si porta avanti compiendo o non compiendo delle scelte, le "decisioni" (decisione 1, 2 e così via), e raccogliendo o non raccogliendo "indizi" (indizio A, B ecc) e "deduzioni" (queste invece numerate) che servono al lettore a tentare di capire quale strada seguire, ma che soprattutto servono a "fare bottino" in attesa del confronto finale con Holmes: a quel punto, più indizi e deduzioni si potranno sciorinare, più lusinghiero sarà il responso; in caso contrario, toccherà ascoltarsi una battuta tagliente del re dei detective, e la possibilità di sentire la spiegazione, ricominciare le indagini daccapo o in taluni casi l'alternativa: "altrimenti ritirati in Cornovaglia ad allevare pecore!"

Solo una parola sullo scenario, che è quello della Londra della di epoca Vittoriana, di cui è offerto un ampio ed interessante spaccato sia a inizio volume, sotto forma di saggetto, sia in fondo leggendo i libri veri e propri. Seguendo le piste di assassini, cospiratori o furfantelli di strada si girerà infatti per ippodromi, antichi college, pub malfamati, caserme militari, lussuose residenze, club privati, perfino a Buckingham Palace! Un grande modo per conoscere la Londra che fu, dagli splendori del quartiere degli affari, il West End, fino al degrado della periferia dell'East End. Fantastico.

Dovendo alla fine tentare di tracciare un giudizio complessivo della serie, premesso ovviamente che non può che essere soggettivo, è impossibile non parlare bene di questa serie Sherlock Holmes; lo scenario è splendidamente delineato e la presenza del detective è determinante ed accattivante, le storie sono ben congegnate e quasi mai scontate. A ben guardare, solo una parzialmente limitata interattività (nonostante le ottime premesse) impedisce alla serie di passare dal gruppo di quelle comunque ottime all'Olimpo di quelle veramente leggendarie.