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Recensione

Nuovi Mondi 1: Vesta Shutdown
Edizione Aristea 2019
autore/i Gabriele Simionato
Recensore Anima di Lupo

Arthur C. Clarke ha detto: “Esistono solo due possibilità. O siamo soli nell’universo o non lo siamo. Entrambe sono ugualmente terrificanti.” L'autore britannico, scomparso nel 2008, nei suoi testi di fantascienza esaltava l'aspetto tecnologico analizzando un universo futuro che, azzardando, mi piace definire plausibile. Fondamentalmente, il messaggio di Vesta Shutdown è lo stesso. Al di là delle vicende, della trama e della giocabilità, quello che emerge (o, almeno, che io ho percepito in maniera forte) è la passione dell'autore per l'aspetto evoluzionistico dell'astronomia e delle scienze applicate che ruotano attorno ad essa. La nostra strada per la conquista del sistema solare è inevitabilmente già tracciata davanti a noi. È solo questione di tempo.

Com’è riuscito allora, Gabriele Simionato (alla sua prima pubblicazione sul mercato) a imprimere nel LG, con tale forza, la visione di un mondo reale, quasi fosse una ricostruzione storica del futuro nel 2156? Essenzialmente, lo ha fatto sfruttando al massimo il comparto narrativo. Lo stile (curatissimo) e la trama (molto articolata) sembrano scritti da uno specialista (l'autore è invece “solo” un appassionato del genere) e contribuiscono in maniera enorme all'immedesimazione del lettore, che viene trascinato in un vortice fatto al 50% di nozioni acquisite in tanti anni di corsa allo spazio e al 50% da invenzioni, appunto, plausibili. Queste ultime diventano tali perché l'autore è convincente, scrive (molto bene) paragrafi corposi (lunghissimi a volte), in modo dettagliato, ipertecnico e talvolta difficili anche da capire o interpretare. E sì che il nostro protagonista è un betatenente, capocantiere sull'asteroide Vesta, mica l'ultimo arrivato, e di roba ne sa a pacchi ma l'esposizione del testo è tale che non si può non prendere sul serio questa storia, nonostante il tono divertente sia sempre presente sottotraccia.

La prima cosa che colpisce però non è la trama ma il formato del LG, essenziale e compatto, da battaglia. Come ai vecchi tempi (anni ’80 e ’90), abbiamo tra le mani un volumetto facilmente trasportabile e leggibile in ogni frangente (o quasi) che emana, da nuovo, un profumo che ci riporta indietro nel tempo. La casa editrice Aristea ha fatto un ottimo lavoro, sia nella scelta del formato che nella revisione del volume, praticamente privo di difetti. La storia, che ci vede indossare i panni (o meglio, la tuta EVA) del capocantiere Niklas Chavallane, inizia con 4 pagine di prologo e 6 di regolamento. Non poco, direi. Ma anche qua, come nel testo seguente (ben 500 paragrafi che si notano tutti dallo spessore del volume), lo stile tecnico non deve essere d'intralcio alla lettura. Come detto, il LG è curato nei minimi dettagli e non avrebbe senso andare a fondo in ogni questione. Che il Basilisk abbia un razzo a combustione nucleare e 8 piccoli scarichi di monopropellente criogenico che lo rendono capace di atterrare su corpi celesti dalla bassissima attrazione gravitazionale, è un dato di fatto. Se lo si comprende bene, altrimenti lo si accetta, proprio come si accetterebbero le meccaniche di un autobus nel 2019, e si procede.

Tutto il testo è un susseguirsi di dati, componenti, funzionamenti e calcoli, immersi nella, e alternati alla, trama, più che mai dinamica e sorprendente. Non dobbiamo immaginarci Vesta Shutdown come un trattato invalicabile di ingegneria aereospaziale, perché non lo è. Sarebbe stato facile scivolare in questo errore per qualsiasi genere letterario preso in mano da un appassionato ma qui abbiamo a che fare con un autore navigato che comprende l'importanza di equilibrare i vari parametri tra loro. Noi siamo i veri protagonisti, nessun altro e nient'altro, e l'immedesimazione nel nostro ruolo è totale. Tutto il resto (ambientazione, trama, tecnicismi, sfide ecc…) contribuisce alla realizzazione della nostra immedesimazione e basta, come è giusto che sia. Abbiamo dunque tutto quello che ci serve per affrontare i 6 atti della storia che ci porteranno in giro per la fascia degli asteroidi, dove è situata Vesta, per cercare di svelare il mistero celato dietro ai problemi di tutti i giorni: guasti tecnici, emicranie ecc… Alla fine del volume avremo davanti una scelta bellissima, di quelle che si compiono una volta nella vita e rendono l’avventura fantastica e immortale. A voi la scelta.

Longevità 8: 

La longevità è abbastanza alta da poterci permettere l’esplorazione del LG in gran parte degli anfratti nel giro (più o meno) di quattro partite e il sistema di gioco, facilmente fruibile e divertente, ne facilita il compito. L'avventura, va detto, sarà lunga ma una volta sviscerato bene un Atto, a ogni eventuale morte, si potrà riiniziare dall'Atto successivo (per esempio, una volta completato nel modo migliore l'Atto I (Vesta), alla successiva morte potremo riiniziare dall’Atto II (Igea) se non abbiamo voglia di rifare il percorso daccapo.

Difficoltà 9: 

Questo parametro è sempre difficile da valutare per la contemporanea presenza di molte componenti: tiro con i dadi, valore delle Abilità, percorso intrapreso, sensazioni individuali ecc…Io credo che Vesta Shutdown non si possa definire un LG facile. Ci sono molti enigmi da risolvere nel testo e, anche se sono tutti perfetti, ben calibrati e danno molta soddisfazione nella risoluzione, sono comunque enigmi e non vanno presi sottogamba. L'unico enigma che non mi ha convinto è il pannello dei fusibili al p.457: l'ho trovato un po' troppo arzigogolato. Anche le scelte ai bivi sono intelligenti e richiedono attenzione (ma cosa si vuole di più da un LG?) alzando un po' l'asticella della difficoltà. Nel complesso però, il percorso è stato calibrato in modo eccellente.

Giocabilità 9: 

Il primo aspetto che mi ha colpito è che in Vesta Shutdown l'esperienza paga! E paga subito. Accumulando punti esperienza (assolutamente ben distribuiti nella storia), si possono potenziare le proprie Abilità (Scienza, Ingegneria e Riflessi), che è cosa buona e giusta visto le numerose richieste di esse durante le prove. L'autore ha bilanciato perfettamente la parte ludica con quella narrativa e il LG si gioca volentieri dall'inizio alla fine, senza cali di tensione o punti esageratamente difficili.

Chicca: 

Chicca n. 1: Quando siamo nella pentacabina, accanto all’infermeria, possiamo frugare dentro al cassetto del comodino (p.294) e mettere le mani su un misterioso libro da titolo Dopo Tutankhamon. Il testo lo definisce come “uno di quei libri in cui devi immedesimarti nel protagonista e compiere le scelte al posto suo”.

Chicca n. 2: Passaggio meraviglioso al p.351. Se siamo in possesso della bandierina della DS (Divisione Spaziomineraria), possiamo conficcarla nella gommapiuma del sedile scardinato e, dopo essersi schiariti la voce, pronunciare le storiche parole con le quali prendiamo possesso di Apate. Nel testo è presente anche il riquadro per chi le voglia scrivere, dopodiché, se si ritiene di aver pronunciato un bel discorso ci si può assegnare 1 punto di Esperienza. Un’autovalutazione, dunque, ma da non fare con leggerezza perché un giorno i posteri leggeranno le nostre parole e dovranno essere all'altezza. Oltre alla bellezza dell'ovvia citazione dell’allunaggio del ’69, è davvero splendida l'idea di assegnarsi 1 punto se si è fatto un buon lavoro. La sfida a creare un discorso migliore rispetto a quello di Neil Armstrong è lanciata!

Totale 9: 

Complessivamente, Vesta Shutdown è un eccellente volume, direi addirittura imperdibile per gli appassionati di LG che adorano la fantascienza. L'autore scrive tanto ma scrive bene ed è un piacere leggere la storia, capirla e cercare di venire a capo del mistero. Vesta Shutdown è un altro LG della nuova generazione costruito come si deve, cioè senza perdere i punti di riferimento tecnici dei LG degli anni ’80 e ’90 (indiscutibilmente insuperabili) ma aggiornato, quanto basta, con i nuovi sistemi ludici.