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Recensione

Fighting Fantasy Scholastic 22: The Dungeon on Blood Island
Edizione Scholastic Publishing 2024
autore/i Ian Livingstone
Recensore Yaztromo

The Dungeon on Blood Island è il ventiduesimo volume della serie Fighting Fantasy edita da Scholastic. Pubblicato nell'autunno del 2024, il libro non è ancora stato tradotto in italiano. L'autore è Ian Livingstone, uno dei due "padri padroni" del marchio, e il tema si inserisce in uno dei filoni più iconici della saga: la rivalità tra i nobili e crudeli fratelli Sukumvit (Barone di Fang) e Carnuss Charavask (Signore di Blood Island), che si sfidano a colpi di labirinti infernali e avventurieri attirati da ricompense principesche. Questi due tiranni sono paradossalmente amati dai sudditi proprio perché organizzano ogni anno questi brutali giochi gladiatorii.

Il filone (un po' strampalato ma molto efficace) fu lanciato da Livingstone nel 1984 con Deathtrap Dungeon (probabilmente il suo miglior lavoro di sempre), a cui seguirono Trial of Champions (1986) e Armies of Death (1988). Quest'ultimo capitolo ha atteso parecchi anni prima di trovare un erede, ma questo nuovo volume non aggiunge molto alla lore della saga; d'altronde, credo che nessuno si aspettasse grandi novità sotto questo profilo.

La copertina di Ian McCaig è ben realizzata, sicuramente sopra la media Scholastic (anche se va detto che in questo campo la concorrenza non è sempre agguerrita). Le illustrazioni interne di Krisztián Balla, invece, possono tranquillamente competere con il meglio della produzione storica della serie, dove la sfida è invece altissima vista la presenza di grandi maestri. Complimenti a Balla!

Dal punto di vista visivo, Scholastic sembra aver finalmente imboccato la strada giusta dopo diversi "scivoloni" del passato, caratterizzati da illustrazioni interne talvolta approssimative che avevano fatto storcere il naso agli appassionati storici.

Un punto dolente di molti nuovi volumi Scholastic era l'allineamento tra regolamento, narrazione e collegamenti tra i paragrafi. Anche qui, fortunatamente, la casa editrice sembra aver corretto il tiro. Non ho riscontrato errori evidenti, fatta eccezione forse per la porta con le quattro chiavi: tecnicamente potrebbero essere usate nell'ordine sbagliato senza conseguenze, ma si presuppone che un personaggio capace di recuperarle conosca anche la sequenza corretta.

Nota di servizio: per superare i numerosi e ostici combattimenti, sarà quasi certamente necessario barare con i dadi, ma questa non è certo una novità per i librigame di Livingstone.

La trama è classica: il nobile Carnuss vuole offuscare la fama del fratello Sukumvit costruendo un nuovo labirinto sull'Isola del Sangue. Per sbeffeggiarlo, mette in palio un oggetto preziosissimo sottratto proprio al Barone di Fang. Il protagonista, il consueto avventuriero senza nome, dovrà prima superare delle "eliminatorie" durante le quali conoscerà altri concorrenti, sviluppando alleanze o antipatie. Una volta rimasti in sei, i contendenti verranno calati nel labirinto attraverso diversi scivoli di pietra: da lì in avanti sarà un susseguirsi di trappole e mostri.

L'esplorazione è piuttosto lineare e, per proseguire, è fondamentale recuperare quattro chiavi speciali. Questo vanifica la strategia di chi vorrebbe evitare rischi e scontri per preservare le energie: in questo labirinto (come nei suoi predecessori) bisogna esplorare quasi tutto. Interessante notare che l'interazione con gli altri concorrenti può rivelarsi cruciale e che, per gli standard dell'autore, il truepath non è eccessivamente stretto, lasciando spazio a più percorsi risolutivi.

Con gioia posso affermare che Scholastic sembra aver superato i problemi di gestione della serie. The Dungeon on Blood Island è un volume solido che sta benissimo nella collezione Fighting Fantasy. Pur non essendo innovativo o trascendentale, offre esattamente ciò che i fan cercano: un'avventura classica secondo tutti i crismi. Missione compiuta!

Longevità 7.5: 

L'idea dei sei scivoli iniziali e la possibilità di scambiare il posto con altri avventurieri aumenta la rigiocabilità rispetto ai canoni di Livingstone.

Difficoltà 5: 

Senza "aiutini" ai dadi è quasi impossibile arrivare in fondo. L'autore si è trattenuto un minimo inserendo potenziamenti come la Spada Vorpal, ma restano insufficienti per una sfida onesta.

Giocabilità 6.5: 

Al netto della difficoltà dei combattimenti, il regolamento classico funziona senza intoppi.

Chicca: 

La citazione della Spada Vorpal, riferimento al poema nonsense di Lewis Carroll (poi ripreso dai Monty Python). È inoltre interessante come l'introduzione collochi cronologicamente l'opera dopo Trial of Champions (confermando la morte del precedente protagonista) ma prima di Armies of Death.

Totale 6.5: 

Un buon volume nella media della serie, che però risente del bilanciamento punitivo dei combattimenti. Se non siete disposti a concedervi qualche "licenza poetica" con i dadi, approcciatelo con cautela.