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Lupo Solitario dovrebbe, nel giro di due anni, arrivare alla conclusione. Quali iniziative avrebbe senso intraprendere per dare linfa al personaggio dopo la fine delle avventure "canoniche"?

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Recensione

Realtà Virtuale 3: Le Spire dell'Odio
Edizione EL 1994
autore/i Dave Morris,Mark Smith
Recensore spadadelsole

La storia si svolge a Godorno, una città simie al Venezia, e il nostro personaggio è un Judain, razza che il feroce dittatore ha appena dichiarato fuori legge e quindi da perseguire.
All’inizio dovremo lasciare la città, impegnandoci in una fuga al cardiopalma, piena di morti istantanee. Ma poi, trascorso un tempo non meglio chiarito, dovremo tornarvi per cercare di organizzare la resistenza del nostro popolo
Ma questo è solo il primo problema, perché subito ne emergerà (in tutti i sensi) un altro ben più grave: Hate, il terribile mostro creato dall’odio che serpeggia in città, sta distruggendo tutto e assorbendo gli abitanti, tanto che la nostra prima preoccupazione sarà riuscire ad eliminarlo. Per riuscirci in città sarà possibile reperire tre oggetti speciali, anche se ne basterà uno solo per eliminare il bestio.
Ma i tormentoni non sono finiti qui: ne esiste infatti un terzo, che prende le muliebri fattezze di Lucy.
E’ una ragazza affascinante, nostra vecchia conoscenza, che incontreremo spesso nel cammino e sembrerà sempre sul punto di offrire un aiuto prezioso (e prossima a innamorarsi di noi) ma il suo contributo non sarà mai veramente decisivo e, anzi, ci metterà in non pochi guai. Giunti all'epilogo incontreremo Hate nella battaglia finale e, con, uno qualsiasi dei nostri oggetti, vinceremo, libereremo il popolo e diventeremo i sovrani della città.
Sembra facile, ma in realtà la strada sarà piena di difficoltà. Un altro grosso problema sarà costituito dai punti di resistenza: si sa che storicamente in Realtà Virtuale ce ne sono pochi,  e gestire i dieci presenti in questo volume risulterà problematico: ben poche saranno le occasioni per recuperarne, ma ce ne saranno molte per perderne a valanga
Poco sensato anche il metodo di gestione delle abilità del personaggio: metà delle caratteristiche di partenza risulteranno completamente inutili, mentre cinque risulteranno indispensabili per vincere, ma, dato che se ne possono avere solo quattro, si avrà comunque uno svantaggio.
Anche lo stile di scrittura non raggiunge i vertici narrativi a cui ci hanno abituato altri capitoli della collana.
Interessante è il tentativo di trattare problematiche sociali simili in un librogame, ma il risultato finale è deludente, perché spesso gli argomenti risultano troppo semplicistico e banale. Per esempio, quando sarà necessario entrare nel palazzo del tiranno, ci riusciremo senza problemi, ma poi, giunti in sua presenza, non ci sogneremo neanche di rapirlo o di ucciderlo: potremmo solo scappare oppure rapire la sua concubina per interrogarla! Ma la fuga sarà la soluzione migliore, perché il tiranno è in realtà protetto da un tappeto magico e non riusciremo a fargli nulla.

Molto poco convincente anche l'idea che qualcosa di etereo e impalpabile, come l'odio, possa dar vita a una creatura in carne e ossa.

Anche l'integrità logica non è rispettata, perché molti passaggi sono troppo bruschi e poi, spesso, dopo aver compiuto imprese pericolose, si rientra nell’avventura tranquillissimi, come se si fosse appena tornati da una passeggiata. Manca perciò uniformità narrativa, e troppo spesso si ha l'impressione che l'evolversi della storia sia casuale.
La difficoltà poi, oltre ai problemi sottolineati sopra, risulta alta per l'estream complessità che contraddistingue la ricerca degli oggetti necessari per sconfiggere Hate: questo accade perché, al contrario di quanto avviene per esempio nelle opere di Jackson, scovare il percorso giusto è facile ma, per vincere, ci vogliono le caratteristiche precise e le scelte univoche, dato che bisogna scalare una torre, combattere nelle catacombe ed esplorare bene il carcere
Ma si sa, è un volume di Realtà Virtuale, per cui capita spesso, come consuetudine della serie, di fermarsi a pochi paragrafi dalla conclusione perché ci manca un oggetto o un codice chiave.
Il risultato finale, a lettura finita, non risulta però così desolante: a mio parere siamo di fronte a un'opera che merita la sufficienza, anche se concedergli di più sarebbe eccessivo.

Longevità 6: 

Il volume è complesso, ma anche poco entusiasmante: se non abbiamo particolare sfortuna in un paio di letture dovremmo riuscire a completarlo, e successivamente sarà difficile riprenderlo dallo scaffale.

Difficoltà 4.5: 

Troppo difficile: a meno che non si voglia impazzire in una serie di noiosi tentativi per imbroccare le due uniche possibilità che si hanno per finire il libro senza imbrogliare, si finirà per chiudere un occhio di fronte ad alcune strane richieste obbligatorie che ci sbarrano il passo verso l'epilogo.

Giocabilità 7.5: 

L'ottima interattività e il tutto sommato accettabile stile narrativo contribuiscono ad alzare il voto realativo a questo parametreo e, forse un po' a sorpresa, a salvare il libro da una sonora bocciatura.

Chicca: 

/

Totale 6: