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Recensione

Misteri d'Oriente 5: Gli Adoratori del Male
Edizione EL 1990
autore/i Dominique Monrocq,Doug Headline,Jacques Collin
Recensore Yaztromo

Gli adoratori del male e' l'ultimo volume dell'amatissima serie Misteri d'Oriente che e' stato pubblicato dalla Hachette, prima che la prestigiosa casa editrice fancese decidesse di concludere l'esperienza editoriale nell'ambito dei librigame: in questo modo la serie ufficiale termina al quinto volume su otto previsti (degli ultimi tre e' noto solo il titolo). Per fortuna, molti anni dopo, Federico Bianchini proseguira' la narrazione a livello di fan fiction.

Bisogna notare che, man mano che si prosegue nella serie ufficiale, il numero di paragrafi diminuisce progressivamente: il primo volume ne ha ben 671, il secondo 583, il terzo 580, il quarto 500 e il quinto 465. Un quantitativo chiaramente superiore ai classici 400 paragrafi della serie storica Fighting Fantasy, oppure i 350 di Lupo Solitario, ma comunque il trend discendente lascia qualche perplessita', anche se non e' certo dalla lunghezza che si puo' giudicare un libro.

Questa volta la copertina rappresenta un sacrificio rituale che si sta svolgendo nell'oscurita' appena rischiarata da quattro braceri.Una statua colossale della dea Kali' domina un altare dove e' morbidamente distesa una giovane donna indiana vestita con un sari. La ragazza non e' legata, ha gli occhi aperti e sembra quasi sorridere mentre un uomo col turbante sta calando su di lei un pugnale, spalleggiato da altri due individui vestiti allo stesso modo.

Si puo' solo desumere che il Prete Gianni sia l'uomo col turbante visto da dietro, perche' la sua barba non e' nera, ma la sua carnagione sembra del tutto simile agli altri personaggi ritratti, che sono evidentemente indiani.
A questo punto dell'avventura il Prete Gianni e' virtualmente indistinguibile da chi lo circonda, al punto che per individuarlo tra gli altri bisogna procedere per ipotesi. Anche le sue armi e armature, oltre ai vestiti, non si riescono a vedere, ammesso che ci siano ancora.

Questa volta il Prete Gianni non arriva nell'antica Kasi (odierna Benares, in India) come conseguenza di una magia che ha causato un'alterazione dello spazio-tempo, ma viaggiando a cavallo e a piedi fin da Babilonia, dopo aver incontrato niente meno che Zarathustra. Quasi per caso (ma nella storia del Prete Gianni non esiste il caso...) viene coinvolto nella vicenda di un mitico pugnale (Katar) sacro che secondo la leggenda sarebbe appartenuto niente meno che a al dio Shiva, e che i Thug, seguaci della dea Kali' di reminiscenza decisamente salgariana, fanno di tutto per ottenere.

Oltre ai Thug, infiltrati un po' ovunque, ci sono altre potenti organizzazioni coinvolte: quelle religiose, che comprendono i seguaci di Visnu', Brahma e Shiva (impareremo presto che il culto di Kali' sarebbe una forma di eresia del culto di Shiva...), e poi quelle politiche, come la polizia e il buon maharaja.
Le possibilita' per il Prete Gianni, sono molteplici: vistosi incalzato da ogni parte in un paese che fatica a capire, con usanze inconsuete e difficili da intuire, potrebbe gettare via il Katar Sacro, oppure venderlo, oppure consegnarlo al Maharaja o alla polizia, oppure al tempio di Shiva o di Visnu'... fatto sta che, in un modo o nell'altro, i Thug recupereranno l'arma sacra e si appresteranno ad usarla in un giorno di eclissi per sovvertire l'ordine del mondo e renderlo succube di Kali' la Nera.

Il Prete Gianni, preso dallo sconforto, si attacca alla bottiglia in una strana locanda dove ha un'esperienza a meta' tra il grottesco e il lisergico; vede infatti schiere di Bramini, Yogi e Thug combattersi per avere l'onore di uccidere il sacrilego infedele che ha osato toccare il Katar Sacro. La parte grottesca dell'avventura proseguira' con una cavalcata di una vacca sacra, tra gli improperi e il lancio di oggetti contundenti da parte di tutti gli astanti. La parentesi decisamente sopra le righe si conclude con l'incontro con Rossana, figlia del Primo Ministro e promessa sposa del figlio del Maharaja, che aiutera' a capire meglio la situazione e dara' il via all'indagine che permettera' al Prete Gianni di individuare un'isola in mezzo al Gange dove, al momento dell'eclissi totale, avverra' un sacrificio umano che aprira' le porte del mondo a Kali'.

Per evitare il peggio, il Prete Gianni si travestira' da Thug a ell'ultimo momento potra' impedire il sacrificio, recuperando il Katar Sacro, ma il Gran Sacerdote di Kali' riuscira' a fuggire, giurando vendetta.
Dopo l'ennesimo colpo di scena dell'avventura, il crociato, anziche' ricevere i dovuti onori per la sua azione, finira' in prigione, condannato a morte e solo all'ultimo momento avra' la possibilita' di salvarsi la vita dall'ordalia, evitare o limitare un'evocazione demoniaca, smascherare il capo dei Thug e recuperare il Katar Sacro una volta per tutte. Finalmente, una volta ricevuti gli onori di corte, un ambasciatore Cinese presso il Maharaja riferisce di un saggio, nella sua terra d'origine, che potrebbe conoscere la risposta alla grande domanda del Prete Gianni: Shangri-La.
E' tempo di rimettersi in viaggio verso la Terra dei Dragoni, come profetizzato dalla Tavoletta di Babilonia!

La storia e' quanto mai piena di colpi di scena e di personaggi ben caratterizzati e che possono essere i nostri peggiori nemici o i nostri migliori amici, a seconda del comportamento del Prete Gianni: questa ambiguita' dei personaggi, che non sono quasi mai il male assoluto e il bene assoluto, ma persone poliedriche e talvolta pronte al voltafaccia, come spesso nella realta', e' una delle cifre stilistiche piu' interessanti della serie Misteri d'Oriente e in questo volume lo si puo' apprezzare benissimo. In effetti la storia di questo capitolo e' tra le piu' complesse di tutta la serie.

D'altro canto, in questa avventura sono presenti diversi difetti, alcuni specifici, altri presenti in generale nei lavori del gruppo di produzione di librogame della Hachette.
In questo volume in particolare, sono spesso presenti paragrafi lunghi che rimandano ad un unico paragrafo (spesso a sua volta lungo), cosa che ingenera l'effetto "spiegone" e riduce il numero reale di "bivi", ovvero di possibilita' di scelta del giocatore, visto che con un unico rimando decadono le possibilità decisionali. Le descrizioni (specialmente quelle delle scene di massa) sono eccellenti, ma talvolta si e' indugiato troppo per spiegare (e rispiegare) tutti i risvolti religiosi che stanno alla base di questa storia e un po' di sintesi non avrebbe guastato.

La conseguenza di questa impostazione e' che in questo volume si puo' completare l'avventura compiendo un numero molto minore di scelte che nei precedenti capitoli, anche considerando la quantità in funzione della percentuale dei paragrafi: decisione probabilmente presa per eliminare l'effetto limitante del numero decrescente di paragrafi man mano che procede la serie.
Ci sono anche dei problemi di bilanciamento legati alla relativamente frequente possibilita' di "morire" a causa di un solo tiro di dadi sfortunato (anche dopo aver fatto la scelta "giusta" per proseguire con l'avventura).
Infine, ed e' il problema piu' grosso, ci sono diversi errori nel testo e nei rimandi, che rendono alcune linee di gioco opzionali impossibili da concludere.

In generale, questo fantastico gruppo di autori-affabulatori si e' segnalato per alcuni ricorrenti vizi tecnici, che sono presenti anche in questo volume: spesso il regolamento e' scarsamente implementato nel librogame, con certe regole che non trovano mai specifica applicazione in cinque volumi, mentre in altre occasioni non si spiega bene l'applicazione puntuale delle stesse, lasciando spazio ad ampie interpretazioni. In altre occasioni si ha l'impressione che ci sia un "percorso maestro" ben scritto e dettagliato e "percorsi alternativi" dove gli incastri tra paragrafi spesso scricchiolano (insufficiente playtesting).

Tutto cio' e' comunque un prezzo in generale piu' che accettabile per potersi gustare la prosa brillante, l'abilita' nel mescolare le storie mitiche in modo sempre fresco e imprevedibile, l'ironia (e anche l'autoironia!), la capacita' di andare (quasi sempre) sopra le righe senza intaccare le atmosfere dell'avventura.
Il problema di questo capitolo in particolare e' che, oltre ai già citati paragrafi a rimando unico e al peso di certi "spiegoni", ci sono dei veri e propri errori gravi nella concatenazione dei bivi che purtroppo interessano diverse linee narrative.

Longevità 7: 

Ci sono si molte opzioni e linee narrative da esplorare, ma alla fin fine hanno tutte lo stesso effetto (prima ritrovi il Katar Sacro e poi lo perdi, interrompi il rito dei cultori di Kali' e finalmente c'e' l'ultimo complotto...); aver gia' scoperto alla prima lettura chi si cela dietro il complotto un po' rovina il piacere della rilettura.

Difficoltà 6: 

La difficolta' non e' perfettamente calibrata, non solo a causa di un paio di combattimenti un po' troppo difficili, ma anche  a cagione di un numero un po' eccessivo di lanci di dadi (anche nel percorso "giusto") dai quali dipende direttamente la sopravvivenza del Prete Gianni.

Giocabilità 4: 

Se si ha la buona sorte di imboccare una linea senza errori nei rimandi la giocabilita' e' piuttosto buona (7), ma, se si incappa in un errore di concatenazione, diventa praticamente impossibile proseguire (1). Media: 4.

Chicca: 

Due camei. Il primo e' quello di Pagel il Capriccioso (Michel Pagel fa parte del gruppo di lavoro che ha generato questa ed altre serie di librigame Hachette) e l'altro e' quello di Rudyakiplinga, scriba del maharaja di Kasi e evidente omaggio al celeberrimo Rudyard Kipling, che ha scritto diversi romanzi ambientati in India.

Totale 6: 

La splendida ambientazione salgariana e le ottime descrizioni (specialmente per quanto riguarda le scene di massa) sono controbilanciate dalla scarsa presenza di bivi, dagli "spiegoni" e, soprattutto, dagli errori nei rimandi tra paragrafi. Tutto cio' purtroppo fa di questo ultimo volume della saga "ufficiale", il peggiore dei cinque.
Forse Hachette aveva particolarmente fretta di chiudere l'esperienza con i librogame e per questo motivo gli autori non hanno avuto il tempo necessario per controllare che tutti i rimandi ai paragrafi fossero corretti.