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Librogame dopo il Corona Virus: che ne sarà del mercato interattivo superata la crisi?

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Recensione

Dedalo Vincent Books 1: Nicolas Eymerich Inquisitore – Il Sabba Nero
Edizione Vincent Books 2019
autore/i Lorenzo Trenti
Recensore Dragan

Eccellenza nel segno dell’Inquisizione


Francia, 1359. In un paesino qualunque un uomo è stato trovato morto con una lettera da cui sembra spuntare fuori un complotto tra ebrei e saraceni che punta ad avvelenare le acque per generare il caos tra la popolazione e minare la Cristianità. Sordide macchinazioni, promiscuità tra culti ed eretica pravità? Questa è roba per Nicolas Eymerich, Inquisitore generale del Regno d’Aragona nonché cappellano del Papa.

Il personaggio, realmente esistito e riportato alla luce e al successo da Valerio Evangelisti con i suoi romanzi, diviene protagonista assoluto di un gioiellino di librogame, “Il sabba nero”, prima uscita cartacea della collana Dedalo, nata solo digitale sotto l’egida Tombolini e resa tangibile dall’accordo con Vincent/Raven. Un volume molto particolare, quello d’esordio di Lorenzo Trenti, che, va detto subito, per chi scrive può essere inserito a buon diritto nel podio assoluto delle migliori uscite da quando il “Rinascimento” del genere a bivi è cominciato.

Il principale merito che conduce a una simile lusinghiera valutazione è la creazione di un librogioco di grande complessità e profondità a fronte di un sistema di gioco e regole estremamente semplici. Non ci sono, infatti, ampi sistemi di punteggi da alimentare e tenere d’occhio, ma una sola e semplice statistica: quella dei punti di Volontà, che partono da 30 e vanno a scendere sulla base di azioni compiute o meno oppure si spendono per forzare situazioni. Completa il tutto un sommario inventario, senza numero massimo di oggetti, i quali comunque hanno spesso funzioni chiave. Fine.

A fronte di tale ridotta semplicità di utilizzo, la difficoltà viene inevitabilmente nascosta tra le pagine. Esplicita, sotto forma di enigmi che non sono solo i classici meccanismi matematici à la Lupo Solitario, ma si basano anche su anni, nozioni e informazioni apprese nel corso dell’indagine. Una modalità che disinnesca anche la tentazione di barare. Inoltre, ci sono trappole annidate perfino tra gli enigmi, che se risolte con i dati sbagliati per dabbenaggine o mancanza dei dati vincenti conducono su piste false o parzialmente risolutive.

Ma la complicazione è anche implicita. Come ormai canonizzato nei prodotti più efficaci e apprezzati della nuova era del libro a bivi, infatti, gli indizi che potranno servire a risolvere sia le schermaglie minori sia l’ordito complessivo di questa ingarbugliata vicenda, si trovano nascosti, anche bene, tra le pieghe del testo. Ogni paragrafo va letto con somma attenzione perché può buttare lì un dettaglio in apparenza insignificante, ma che invece poi potrà tornare utile sia per cavarsi d’impaccio nel contingente, sia per mettere assieme i pezzi del puzzle di un complotto più grande perfino di quanto ipotizzato in avvio.

Un non secondario elemento di pregio da attribuire all’autore è la qualità della scrittura, dello stile e delle ambientazioni. Un mix che richiama quello dell’autore originario come confermato da profondi conoscitori della serie originale di Evangelisti. La resa dell’Eymerich manovrato dal lettore è molto molto buona e il clima di opprimente angoscia che permea questa storia è esattamente lo stesso. Sebbene si possa dosare in più punti quanto l’inquisitore sia implacabile o indulgente, lasciando spazio anche alla personalità di chi gioca.

La prima parte dell’indagine si svolge in paese, basata sulle evidenze del delitto appena scoperto. Eymerich potrà agire in incognito, oppure in veste ufficiale, con le conseguenze buone e cattive in termini di potere temporale, libertà di manovra e approccio alle persone che ognuna delle due strategie comporta. Inoltre, caratteristica che conferma la citata intelligenza degli enigmi, non potrà lasciare il borgo, e quindi il classico paragrafo centrale di snodo, finché non avrà risolto almeno un primo mistero base, che gli darà il numero di un altro paragrafo di uscita.

Ma venire a capo del delitto, del mandante e dell’esecutore, nella torbida atmosfera del paesino di Villedubert, dove niente è ciò che sembra, è solo il primo passo. Il climax si impenna nella scoperta e nella caccia, che porta a trasformarsi da segugi a preda, di quello che sarà il villain principale della vicenda: un avversario imbattibile, almeno in apparenza.

Portando a termine con successo anche quest’ultima parte, o presunta tale, l’autore si fa abilissimo a scherzare con leggi dello spazio e del tempo, dilatandole a piacimento e sulla base delle scelte faste o incaute del lettore. I contorni della vicenda si sfumano e il ventaglio delle possibilità si apre. Eymerich può morire presto e male in fragorose instant death, oppure continuare a vivere intuendo che non tutta la storia del complotto è stata sviscerata, e a quel punto può avere gli elementi per sbloccare una nuova parte di inchiesta (e di letture ovviamente) o, al contrario, far scendere più o meno gloriosamente il sipario sull’episodio e continuare a vivere con il dubbio.

Il finale completo e pieno è uno e uno soltanto, e richiederà pazienza, abilità, fortuna e una bella dose di intuizione per essere raggiunto con pieno scioglimento della vicenda e indice puntato sul più insospettabile dei cospiratori, che ha altre strategie e ulteriori mire rispetto al primo e al secondo livello di macchinazione.

Quale che sia l’esito dell’indagine di Eymerich, alla fine dell’avventura viene inserita una bella sezione conclusiva che strizza l’occhio alla “galleria dei trofei” di un qualsiasi videogioco e che lascia intuire al lettore, con un elenco da spuntare, quanto si è scoperto dei meandri occulti del libro e in che percentuale, in sostanza, lo si sia “completato”. Seguono i credits e perfino un’avventura bonus, slegata dal mondo dell’Inquisitore, in forma di “fogliogame” con la collaborazione di Lgl.

Una gemma, come si diceva in avvio. A essere pignoli l’unico difetto che ci si può trovare è l’assenza di un apparato di illustrazioni interne degno di questo nome, che avrebbe dato corpo a qualcuno dei fantasmi che abitano a Villedubert e dintorni e reso ancor più completa e appagante l’esperienza di lettura e di gioco. Ma è un peccato veniale che, pur segnando una distanza dalla perfezione assoluta, nulla toglie all’altissimo livello raggiunto da questo volume.

Longevità 9: 

Una storia complessa, su più livelli di profondità, da scoprire e sviscerare via via con i tentativi e le progressive intuizioni. La lista conclusiva darà un’idea, dopo la prima partita e le successive, di quante altre cose ci siano ancora da fare e da inquisire.

Difficoltà 8.5: 

Indizi ovunque, trappole ovunque, enigmi ovunque. Venirne a capo sarà tutt’altro che facile e barare viene reso quanto mai difficile dalla natura stessa dei fatti da rintracciare e dei trabocchetti da risolvere.

Giocabilità 9.5: 

Esponenziali le possibilità concesse al lettore a fronte di un sistema di gioco così semplice. E tutto questo, va pure evidenziato, in numero di paragrafi contenuto, meno di 400, e in un formato non mastodontico ma, al contrario, il più vicino possibile tra i prodotti della nuova generazione agli epici tascabili dell’era d’oro.

Chicca: 

L’inseguimento finale cui Eymerich deve sfuggire è la parte migliore per pathos narrativo e sensazione d’impotenza se non si imbrocca la via giusta sulla scorta di colpi di fortuna oppure di indizi trovati in precedenza che configurano una tattica. In caso contrario, una fine ineluttabile si può scatenare senza scampo perfino dopo molti anni e a distanza di centinaia di chilometri dal luogo e dal tempo della vicenda: l’esito fatale può anche essere rimandato per una vita intera, consumandosi da implacabile inquisitore a relitto umano senza requie, ma non disinnescato alla fine. Passaggi resi magistralmente.

Totale 9: 

Esperienza di gioco e di lettura eccezionale che va additata come uno dei migliori prodotti forgiati dagli autori moderni e che merita sicuramente un sequel.