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Recensione

Zaira 2: Vivi e Lascia Risorgere
Edizione Acheron Books 2019
autore/i Mauro Longo
Recensore Dragan

Quei favolosi anni Trecento

Come se non bastasse il Medio Evo, che cosa sarebbe accaduto in un’Italia centrosettentrionale che strizza l’occhio tanto a Boccaccio, magari a Certaldo, se invece della peste nera fosse arrivata direttamente un’invasione di zombi? A fornire più di una risposta, nel corso della sua prolifica carriera di scrittore a bivi e non, è quella vecchia volpe di Mauro “Mornon” Longo, nome storico di Lgl.

In questo volumetto che va a rimpolpare la collana interattiva di Acheron Books, vengono pubblicate in edizione riveduta e corretta due opere, una, appunto, game, l’altra lineare, che raccontano la storia di Corvaccio, protagonista pure in parte ricavato dal Decameron e che vive qui due incredibili avventure. Posto che il racconto che costituisce il secondo capitolo di “Vivi e lascia risorgere” è davvero godibile e arriva a dama con precisione svizzera, in questa sede sarà opportuno soffermarsi per lo più sul librogioco che ne costituisce il prequel.

È poco più di un “Corto”, inutile girarci intorno, anche perché, e lo chiarisce l’autore stesso, proprio in quell’ottica è stato pensato, scritto e recapitato, sfruttando il noto concorso di Lgl come banco prova dell’interessante “Venture System” congegnato dallo stesso Longo assieme a un altro affidabile autore della nouvelle vague, Umberto Pignatelli, allo scopo di canonizzare e modernizzare possibili regolamenti, riducendo a zero la componente sorte (leggi dadi) e lasciare al lettore di scegliere quali prove vincere e quali no.

È esattamente quest’ultima la principale prerogativa della storia d’esordio di Corvaccio, chiamato a darsi alla fuga, e anche alla svelta, da una Certaldo ormai destinata a capitolare sotto l’orda zombi. Il tempo, pertanto, stringe, e le pagine sono permeate da una dannata sensazione di urgenza e catastrofe incombente che in alcune pennellate, complice anche la prosa secca e contratta, richiama addirittura il primo, mitico Lupo Solitario. Ebbene sarà opportuno decidere per il meglio, scalando i punti richiesti per superare le sfide dal proprio totale di Grinta. Esborso che può essere attenuato con l’aiuto delle proprie abilità personali, di armi od oggetti all’uopo, e dinamica che si incrocia con il conteggio, comunque presente, della Fortuna.

Un conciliabolo post-lettura con l’autore ha confermato l’impressione: si tratta di un’avventura tarata appositamente per risultare difficile, obiettivo centrato a meno di voler barare dimenticandosi qualche sottrazione qui e là. Motivazione di questo “dispetto” al lettore, la necessità di alzare il livello della competizione per controbilanciare l’evidente brevità dell’avventura come imposto dai paletti del concorso cui ha preso parte.

Queste peculiarità generano più o meno volutamente una sorta di true path: ci sono più modi per lasciarsi alle spalle la cittadina e l’ondata di non morti, ma c’è solo una combinazione di scelte e, in particolare, di sfide che si decida di vincere e perdere, per non rimetterci le penne, recuperare gli oggetti giusti, e al contempo scoprire la via di fuga più consigliabile e dileguarsi con il maggior eroismo possibile. Salvando perfino la pelle.

Il giochino, inutile a dirsi, funziona. Provando e riprovando i bivi più complessi, si riesce in ultimo a quagliare l’agognato finale e viene la voglia di provare questo arguto sistema di giuoco in opere anche più articolate di così.

 

Longevità 7: 

Dal momento che si tratta di un’opera brevissima (60 paragrafi) non può essere inusitata, ma in questo spazio così ridotto l’autore è riuscito a condensare una discreta messe di situazioni, varianti e variabili.

Difficoltà 8: 

Come detto, il complesso di regole è semplice, ma la loro applicazione nel caso fa sudare un numero di camicie molto vicino alle proverbiali sette. Venirne a capo non sarà una passeggiata.

Giocabilità 7.5: 

Il sistema funziona, senza calcoli intricati, senza statistiche affastellate, con un po’ di memoria e qualche appunto veloce.

Chicca: 

Completa il quadro una serie di illustrazione di stile d’epoca che creano davvero la giusta atmosfera con quell’aria da “Gente nell’arte medievale che muore male e non gliene frega niente”, nota pagina Facebook ipotetica fonte di ispirazione.

Totale 7.5: 

Difficile chiedere di più da un corto, ma il tentativo di elevarlo a opera completa, grazie anche al “rinforzino” costituito dal racconto sequel delle avventure di Corvaccio, può dirsi riuscito e approvabile. Insomma, un buon antipasto del corpus della produzione di ambientazione “trapassata” del Longo.