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Recensione

Misteri d'Oriente MS Edizioni 1: La Fortezza di Alamut
Edizione MS Edizioni 2019
autore/i Doug Headline,Dominique Monrocq
Recensore Dragan

Una "pimpata" al Prete Gianni

L’approdo del mondo rifiorente dei libri a bivi di un marchio noto del gaming italiano come Ms Edizioni avviene mettendo le mani su un pezzo storico come il primo della serie Misteri d’Oriente, al quale viene ridato nuovo smalto con una bella opera di “pimpaggio”.

Era questa l’italianizzazione dello slang statunitense per definire l’operazione di restaurare da cima a fondo qualcosa di malmesso e vetusto, di norma un’automobile ma non solo, che veniva mostrata in una serie di trasmissioni televisive a metà degli anni Duemila.

La guest star del programma piombava (in teoria a sorpresa) in casa del prescelto di turno, che aveva già spiegato alle telecamere del programma tutti i problemi della sua vettura semidistrutta; sghignazzando, il conduttore portava via il rottame e l’affidava a un’officina qualificata, che metteva mano alla carrozzeria, ai sistemi audio/video, più blandamente al motore, trasformando la bruttura in un mezzo da paura.

E a sfogliare le pagine di un bianco immacolato, a giocare di nuovo quest’avventura che esordiva in Italia giusto trent’anni fa, a indossare di nuovo i polverosi panni crociati del Prete Gianni, l’impressione immediata, e crescente man mano che si va avanti, è proprio quella: una cura a dir poco maniacale è stata messa nella confezione e nella cura dell’opera, che risulta davvero pregiata.

Si comincia dalla copertina. Bella l’illustrazione rinnovata da Katerina Ladon che, occhieggiando alle pubblicazioni transalpine, ha inteso rappresentare con maggiore enfasi la costruzione che il protagonista va a esplorare ed espugnare, piuttosto che puntare i riflettori sulla figura del Prete Gianni in sé mentre schiaccia una pletora di nemici con il suo furore che si era abituati a conoscere.

Come naturale conseguenza, anche il titolo ha cambiato focus: dal “Vecchio della Montagna” si torna al più naturale “La Fortezza di Alamut”, pedissequa traduzione dell’originale francese e didascalica descrizione della cover 2019.

Ancora, a nobilitare la copertina è il font del titolo, quell’Univers Ultra Condensed Bold che altri non è che il carattere usato in quasi tutto il decennio d’oro dalla EL. Dopo anni e anni di tentativi e discussioni tra gli appassionati su come riproporre, ma innovato, quel linguaggio grafico, geniale intuizione riconosciuta allo studio Tassinari-Vetta di Trieste, Ms è riuscita a conciliare nel modo più congruo possibile un’impaginazione fresca, ma che strizza l’occhio clamorosamente al passato e dà subito l’idea di stare “in famiglia”. L’unico editore della nouvelle vague ad avere il coraggio di provarci esplicitamente, tra l’altro.

Idea buona e semplice, amplificata anche dalla ristilizzazione della “fascetta”, con il colore arancione (noblesse oblige) che campeggia sul logo arabeggiante in basso a sinistra e ritorna su tutta la costa.

Anche gli interni denunziano una grande cura tipografica: la scelta dei font è di nuovo accurata sia nella parte regolamentare che nella sezione numerata, mentre anche il registro di gioco, pur ricalcando l’originale nella struttura, è stato reimpaginato da cima a fondo ed è sicuramente più gradevole di quattro quadrati in croce con scritte Times.

Dopo aver parlato in modo esteso e lusinghiero della nuova “carrozzeria”, va spesa qualche parola anche sul “motore” di questo nuovo Mdo, che, come da tradizione del “pimpaggio”, viene toccato solo in alcune parti senza rivoluzioni così d’impatto come quelle sull’aspetto esteriore.

Il caso probabilmente più eclatante è quello della regola del Giudizio di Dio, che consentiva e consente ora in combattimento di uccidere un avversario tirando ai dadi un doppio uno, ma al contrario del passato adesso non permette più di essere a propria volta uccisi dal nemico che tiri un doppio sei, ponendo fine all’avventura. Un gesto di benevolenza verso il lettore concordato con lo stesso autore Doug Headline, che con Ms ha stabilito un contatto con annunciati e proficui sviluppi futuri.

La storia è solo il primo capitolo di una saga più articolata e rimasta, peraltro, ai tempi incompleta al netto delle fan fiction di Lgl negli anni scorsi, e della volontà espressa dal binomio Ms-Headline ora, con la possibilità di fornire al cammino di Gianni una conclusione ufficiosa e ufficiale.

La marcia di avvicinamento alla cima della torre che ospita il citato vecchio della montagna ha molti bivi che portano agli stessi snodi chiave ma da percorsi diversi; racconta situazioni e azioni del protagonista non sempre congruenti e apprezzabili secondo chi scrive, con la possibilità offerta, o talora obbligata, di essere anche molto, troppo immorali e disonesti per un crociato che si rispetti.

L’atmosfera è sicuramente affascinante, ma l’autore parte nella lunga corsa verso Shangri-La senza sprint, offrendo una prova narrativa sintetica sì, ma anche un po’ pigra. Una narrazione che, per larghi tratti, non cattura al cento per cento, soprattutto in rapporto perfino a opere considerate minori dello stesso autore, e di certo più briose.

Resta, comunque, un’avventura da leggere e giocare con il rispetto dovuto a un classico del settore e sicuramente al miglior prodotto, nel complesso, della peculiarissima scuola francese di librogame. Arricchito da una confezione di alto profilo che, come ampiamente spiegato, rende questo nuovo Misteri d’Oriente un vero gioiellino da libreria.


Longevità 7.5: 

Trovare Hasan ibn as-Sabbah è impresa improba ma che, soprattutto, può essere affrontata e compiuta con molti approcci diversi. La grande abbondanza di bivi porta giocoforza a perdersi parti di avventura che potranno essere vissute con una seconda lettura.

Difficoltà 7.5: 

Tanti e aspri combattimenti, tagliole, trappole, enigmi, ma relative possibilità di recupero: non sarà uno scherzetto arrivare alla fine, o meglio, all’inizio del vero viaggio nello spazio e nel tempo del Prete Gianni...

Giocabilità 8: 

Il sistema studiato da Headline non denuncia l’età e continua a funzionare bene, permettendo di avere un buon compromesso tra la semplicità dei Fighting Fantasy e l’articolazione di un Lupo Solitario.

Chicca: 

L’apparato grafico delle illustrazioni interne di Jacques Terpant non è stato toccato e le tavole vengono riproposte tal quali, come anche le immaginette riempitive. Ma ogni immagine è stata sottoposta a un intervento grafico che dà nuova vita ai chiari e agli scuri, migliorando di molto la resa.

Totale 7.5: 

Splendida edizione moderna di un’opera che è nel cuore della maggioranza degli appassionati. Grande ritorno che relega ai collezionisti più incalliti la necessità di acquistare su eBay gli antichi e costosi volumi della primissima edizione.