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Recensione

Misteri d'Oriente MS Edizioni 2: L'Occhio della Sfinge
Edizione MS Edizioni 2020
autore/i Dominique Monrocq,Doug Headline
Recensore Dragan

Faraoni, mitra e letti in fiamme


Un’avventura tutta in salsa egiziana, la seconda del Prete Gianni a caccia della meravigliosa Shangri-La. Ms Edizioni ci riporta all’epoca dei faraoni 34 anni dopo la prima edizione del 1986, poi giunta in Italia nell’arcinota collana EL. Come nel primo volume, questo “Occhio della Sfinge” rivisto e rivisitato conferma quanto di buono si era visto nella prima riedizione, una versione moderna e appetibile di Misteri d’Oriente rispetto ai libri originali.

In copertina spicca il titolo rimasto, al contrario dell’esordio, quello originale degli anni Ottanta, che aumenta la sensazione di “aria di casa” già suggerita dall’utilizzo dello stesso, iconico font dei libri a bivi dell’editore triestino negli anni Ottanta. Non manca di aumentare il family feeling anche l’uso del colore arancione nel logo della serie, non più in fascetta ma in basso a sinistra.

Katerina Ladon conferma l’ottimo livello della prima cover sfornando un’altra coinvolgente illustrazione che vede un mini-Prete Gianni misurarsi con uno dei più affascinanti avversari di tutto il volume, il Cobra di Apophis (ex Seth nella versione originale), dalle fattezze semi-umane, le armi affilatissime e però una misera Forza 10 che lo rende un avversario facilmente alla portata (di questo si parlerà in coda, tra i difetti). E la solidità della copertina viene avvalorata anche dalle pratiche alette che impediscono usura o scollamenti.

Passando agli interni, la prefazione del curatore della serie Enrico Emiliani dà un’idea della quantità di lavoro che è stato messo in campo dall’equipe che ha seguito l’editing del volume, composta da nomi noti di Lgl quali Francesco Di Lazzaro, Mauro Longo e Federico Bianchini: quest’ultimo è autore delle fan fiction librinostri che hanno concluso a modo suo la saga a lungo rimasta monca. Un lavoro che potrebbe armonizzarsi con quello dell’autore originale che, viene confermato una volta in più in coda, nell’edizione Ms porterà finalmente a termine il cammino del suo protagonista.

Non ci sono solo un cambio di font e una nuova impaginazione, qui, ma alcune scelte lessicali sono state pesantemente riviste: i nomi degli avversari, molto più ammantati di atmosfera egizia (l’inspiegabile Letto dalla testa umana diventa Mimic), quelli degli dei, corretti nei loro rapporti e conflitti, alcuni toponimi e anche alcune denominazioni di oggetti: su tutti, all’ultimo paragrafo, proprio l’Occhio della Sfinge, oggetto speciale capace di disintegrare un avversario senza combattere in ogni futuro librogame, che nell’edizione EL veniva sminuito come anonimo “occhio magico”.

A proposito di ultimo paragrafo, arrivandoci al termine della sospirata avventura, nota ai più e per questo bisognosa di una disamina meno analitica, si nota una differenza rispetto al passato: 585 le sezioni numerate contro le 583 del volume storico, a confermare il lavoro di editing che ha richiesto l’inserimento di un paio di passaggi in più per sbrogliare punti ciechi e malfunzionamenti grandi e piccoli dell’opera canonica. Nel finale, come ulteriore notazione, apprendiamo il titolo del terzo volume in arrivo, Le miniere di Re Salomone, anche questo confermato dal passato.

Breve passaggio sulla storia. Oggetto della ricerca per avvicinarsi di un’altra tappa a Shangri-La è il sacerdote Antarsis, che dovrebbe saperne di più rispetto al proverbiale “vecchio della montagna” della prima avventura. La ricerca è complicata da una persecuzione in atto nei confronti dei culti non graditi all’attuale faraone Akhenaton, che costringe Gianni a liberare un gruppo di sacerdoti prigionieri nel tempio di Amon-Ra a Karnak. Ma l’uomo dei misteri, devoto a Osiride, non c’è.

Antarsis, difatti, lo si troverà molto più ben nascosto, al termine di un cammino che rappresenta un vero sforzo di interattività: ci si può arrivare in barca, a cavallo, in carovana, ma anche attraverso passaggi segreti e scorciatoie se si sarà avuta fortuna (o abilità) nelle battute iniziali a Tebe. Percorsi alternativi, seppur con alcune tappe necessariamente fisse, che aumentano di gran lunga la rigiocabilità dell’opera. Ma anche stavolta, la ricerca dovrà ricominciare da capo, e proiettarsi di nuovo nel futuro, a caccia di Nikanor consigliere di re Salomone.

Un paio di passaggi da segnalare, sfiziosi ma non in grado di superare la “chicca”, stavolta di livello celestiale, sono la notte d’amore, delicatamente tratteggiata, con la (ex) schiava Faltine che farà crollare la virtù crociata del Prete (?) Gianni. Ma anche un paragrafo, apparentemente irraggiungibile, ambientato nel futuro, troppo nel futuro, dove compariranno elicotteri e mitragliatrici. In generale, la scrittura si farà apprezzare per brio e tono, ironica quanto basta ma più parca nel descrivere i pericoli e le insidie misteriose di ogni buona ambientazione egiziana.

Se si vuole davvero trovare un difetto a quest’opera è la difficoltà che, specialmente in caso di punteggi di Forza particolarmente elevati, può far diventare ogni combattimento un gioco da ragazzi, facendo arrivare a dama il protagonista praticamente sul velluto al netto di trappole ed enigmi.

Longevità 8: 

La presenza di più vie per approdare al finale conforta il lettore particolarmente amante delle alternative e induce a rigiocare per scoprire gli altri percorsi, mettere le mani su altri oggetti e poteri e affrontare nuovi e diversi nemici.

Difficoltà 7: 

Centrando un lancio fortunato ai dadi al momento di settare la Forza, come detto, non ci sarà avversario capace di impensierire minimamente la possanza crociata del Prete Gianni e della sua spada, fosse pure un ferrovecchio arrugginito.

Giocabilità 8: 

Il sistema di gioco consente di orchestrare al meglio possibile l’avventura e quei difetti atavici che segnavano l’opera sono stati pressoché del tutto rimossi dall’accuratissimo lavoro di revisione.

Chicca: 

Stavolta è facilissimo, paragrafo 153. Non conosciamo il rapporto di Doug Headline con le donne, ma deve essere un tipo pragmatico. Gianni trova una bella ragazza addormentata e l’autore fornisce quattro possibilità interattive di interagire con lei. Mettendosi al suo fianco? Cercando di abbracciarla? Parlandole dolcemente? Oppure, con ancor più soavità, INCENDIANDOLE IL LETTO? Chi scrive non ha avuto il minimo dubbio sulla strategia da adottare. Agli altri lettori il compito di scegliere e scoprirne le conseguenze.

Totale 8: 

Una bella avventura, ben scritta e ben progettata, cui la lodevole opera di ripubblicazione ha dato lo smalto necessario per apparire in splendida forma anche quasi quarant’anni dopo l’uscita originaria.