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Recensione

Watson Gamebook 4: Moriarty - Il Napoleone del Crimine
Edizione Watson Edizioni 2020
autore/i Antonio Costantini
Recensore Dragan

Lanciata la sfida a Sherlock Holmes


Reduce dalla sua personalissima Waterloo, un “Napoleone del crimine” rimasto senza corona e senza sudditi si aggira in quello che una volta era il suo impero, la Londra Vittoriana, ormai territorio di caccia per antonomasia della collana Gamebook di Watson Edizioni, giunta alla quarta uscita. È il professor Moriarty, antagonista per eccellenza di Sherlock Holmes, e nell’opera di Antonio Costantini, intitolata appunto “Moriarty - Il Napoleone del crimine”, i due si scambiano per una volta i ruoli con effetti sorprendenti.

I due mortali nemici sono reduci dall’incidente delle cascate di Reichenbach, da cui entrambi sono precipitati, come descritto da Arthur Conan Doyle in quella che doveva essere l’ultima avventura di Holmes e l’unica del professore. Ma così non è andata, da quel semplice e breve racconto è nato un personaggio iconico che ha poi spopolato più nelle opere derivate che in quelle canoniche e qui assurge addirittura a protagonista assoluto. Questo librogioco prende le mosse proprio dallo status quo voluto in origine da Doyle, nel momento in cui tutti e due i caratteri vengono creduti erroneamente morti.

Claudicante e ancora alle prese con i danni al fisico e alla mente dovuti a quel “problema finale” affrontato in Svizzera, Moriarty torna a Londra e scopre di aver perso il trono del crimine. I suoi sodali, dal colonnello Moran in giù, non lo riconoscono più come sovrano e le sue minacce di riprendersi tutto sembrano solo spacconate. Sembrano perché, in realtà, il prof ha un archivio che non sfigura dinanzi a quello del 221 B di Baker Street, contenente informazioni capace di ridurre di nuovo in suo potere qualsiasi malfattore londinese. Il problema è che non si ricorda più dove si trova, amnesia che è un altro gentile regalo dovuto alla caduta dalle cascate.

Giusto gli pare, così, che a risolvere il mistero per lui debba essere la sua nemesi, che incidentalmente è anche il migliore investigatore del mondo. Scatta una caccia all’uomo in cui, come si diceva a parti invertite, è Moriarty a cercare di rintracciare Holmes. Al termine di un’avventura per mare e per terra fino al suolo italiano, da lui riceverà l’aiuto di cui ha bisogno. Dovrà, tuttavia, stare attento perché questo sostegno non diventi eccessivo, tanto a portarlo da vedere la sede di Scotland Yard dall’interno e il sole di Londra dietro solide sbarre d’acciaio.

La vicenda è divisa in tre distinti atti di lunghezza simile, da giocare uno dopo l’altro. Una volta superato il “livello”, da lì si potrà ripartire nel caso che le cose finiscano male, alla stregua di un videogame. Nella prima parte, Moriarty prende coscienza di avere perso ogni cosa e pone le basi per la sua riscossa, in particolare facendo in modo che il fratello, il colonnello James, scriva delle lettere pubbliche ai principali quotidiani (una delle tantissime citazioni molto puntuali dell’Ultima avventura) per riabilitare la memoria dell’innocuo docente di matematica “ingiustamente” infangata.

La seconda tappa è di trasferimento, una “traversata infernale” con una sfumatura deveriana che non sarà l’unica eco delle vicende di Lupo Solitario. A bordo di una nave postale Moriarty punta verso Genova, da cui conta di raggiungere Firenze e stanare Holmes nel suo buen retiro italico. Ma le cose prendono una strana piega, il professore viene accusato di un delitto che per una volta non ha commesso. Sarà lui, stavolta, a dover compiere le indagini e ad assicurare il vero colpevole alla giustizia.

Il capitolo finale è quello più concitato perché comprime al suo interno sia il ritrovamento di Holmes, riparato in Italia sotto il falso nome di Sigerson, sia, invertendo il corso della storia così come descritto da Conan Doyle, convincendolo cioè a tornare subito a Londra, fino al ritrovamento del sospirato magazzino dei segreti della “mala”.

A portare avanti il gioco, completamente privo di alea grazie all’assenza dei dadi, è un sistema ingegnoso composto di elementi che identificano oggetti, persone o luoghi, ognuno contraddistinto da un codice numerico negativo o positivo. Per interagire con questi elementi sarà pertanto necessario sommare o sottrarre il rispettivo codicillo al numero del paragrafo in cui ci si trova, e la correttezza della scelta verrà confermata o smentita a seconda che la narrazione nella tappa successiva abbia senso o meno.

Un espediente che elimina le scelte automatiche consequenziali all’intuizione o alla fortuna di aver trovato un indizio e impone un inevitabile ragionamento logico al lettore, spostando in alto l’asticella della modalità con cui possono essere svolte indagini in un libro interattivo rispetto ai classici e storici investigativi. Completano il motore di gioco alcuni codici “secchi” che puntualizzano di aver raggiunto alcuni risultati buoni o cattivi, mentre altri sono un semplice “contatore” per non finire arrestati o magari accoppati.

Non è tutto. Uno dei marchi di fabbrica dell’autore anche in opere precedenti è l’utilizzo di enigmi, che variano di difficoltà dai più semplici fino ad alcuni dotati anche di una certa complessità. Rispetto al passato, l’esperienza di gioco viene qui facilitata anche per i lettori più pigri o meno intuitivi con due livelli di aiuto, aggiungendo a fine volume una sezione di suggerimenti e, se ancora non bastasse, direttamente le soluzioni dell’indovinello per poter proseguire.

Il giocattolo funziona, l’avventura è varia e gustosa. La prosa di Costantini, in verità, si discosta non di poco dallo stile classicheggiante di Conan Doyle e dei suoi emuli, con qualche improvvisa impennata di tono e perfino qualche citazione contemporanea (si veda il tarantiniano Ezechiele 25:17, ma non solo). Questo sorprende in avvio, ma non stona: dopotutto, non si tratta di un’avventura di Sherlock Holmes, ma di un’avventura del Professor Moriarty.

E le continue stilettante che quest’ultimo rilascia praticamente a ogni paragrafo, con parole o azioni velenose nei confronti di chiunque, compongono il puzzle di un protagonista azzeccato nella sua psicologia al cento per cento, mentre la caratterizzazione fisica ne viene lasciata per lo più alla fantasia del lettore. Meno impressionante è, invece, l’Holmes di questa storia. Deus ex machina investigativo, e va bene, ma non ancora al pieno della forma e della personalità, reduce d’altronde com’è anch’egli dalla caduta dalle famose cascate.

La Londra di questa storia è infingarda come ci si deve aspettare dall’“altra” City, non certo quella dei salotti più esclusivi quanto quella delle nebbie. Allo stesso modo sono le persone, doppio e triplogiochiste, infide e pronte a pugnalare alle spalle, idealmente e non, il temuto e odiato professore.

Longevità 7.5: 

La combinazione tra codici di persone, oggetti e luoghi rende praticamente infiniti i percorsi possibili e l’autore fa spesso in modo che siano molteplici le strade per arrivare a uno stesso risultato. Certo non si può “celare” la tara inevitabile di ogni (buon) investigativo, una volta scoperta la soluzione alla partita successiva la si troverà già spoilerata.

Difficoltà 8.5: 

Non è un libro per novellini o per svogliati. Bisogna far funzionare la testa e cominciare a ragionare davvero nell’ottica di un (ex) signore del crimine per avere la meglio dei suoi tanti nemici al di qua e al di là della legge.

Giocabilità 8.5: 

Il sistema è complesso ma funziona egregiamente e permette di fare a meno della componente sorte e delle scelte in automatico senza cavarne pregiudizi nell’esperienza ma avendo anzi al contrario tanta soddisfazione in più.

Chicca: 

Perfino nelle stesse opere canoniche il nome di Moriarty è soggetto a una serie di contraddizioni: dapprima senza appellativo, viene battezzato prima James, poi ereditato dal fratello, quindi Robert. Doyle mischia inoltre spesso le carte anche sull’attività del suo parente più prossimo, militare prima, capostazione poi. Nelle pieghe dell’avventura, qui l’autore risolve l’inghippo creando tre personaggi distinti e operando una sintesi che risulta nel complesso molto efficace.

Totale 8: 

Un’opera che introduce forti elementi di innovazione in un’atmosfera classica, disegna alla grande torbide atmosfere delle nebbie londinesi e getta una nuova luce su un personaggio quanto più creato come oscuro e anche per questo innegabilmente affascinante.