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Recensione

Lupo Solitario 7: Il Castello della Morte
Edizione EL 1987
autore/i Joe Dever
Recensore spadadelsole

Un castello situato su un'isola in mezzo ad un lago, abitato da terribili mostri comandati, subito dopo la missione di Aquila del Sole, da non si sa bene quale essere. Una minaccia così terribile da aver spinto i maghi anziani a sigillare il lago con una barriera magica, un posto così spettrale da guadagnarsi il soprannome di “Castello della Morte”, maniero che ha divorato molti avventurieri inviati dagli stessi maghi anziani.
L’impresa è ai limiti dell’impossibile, non a caso, nel primo paragrafo, troveremo uno dei pochissimi casi in cui Lupo Solitario, ormai adulto, sembra avere davvero paura di iniziare la sua missione.

Per prima cosa il lettore dovrà scegliere come raggiungere l'altra sponda del lago, decidendo tra due percorsi diversi e insidiosi. Una volta giunti a destinazione sarà necessario esplorare la spiaggia ed entrare nel castello. Nessuno dei due tragitti è migliore o peggiore dell’altro; da notare che in uno verremo attaccati da un mare di topi e sarà l’unico caso in cui aver completato il cerchio della luce (controllo animale e medicina) ci fornirà qualche vantaggio. Entrati nel castello ne esploreremo vari corridoi e incontreremo degli strani uomini cinghiale che ne costituiscono la milizia.

Indimenticabile sarà il possibile incontro con un un mercenario di Slovia, giunto nella roccaforte un anno prima per ottenere i soldi per liberare la sorella prigioniera di un mercante di schiavi, ma che morirà anch’egli subito dopo averci conosciuto. Prima o poi, comunque, saremo arrestati e scopriremo così il mistero di questi luoghi: essi sono governati da un potente mago oscuro, lord Zahda, che si serve della pietra della sapienza e di una seconda, questa volta oscura, pietra per esercitar il suo dominio fin dai tempi di Aquila del Sole: ma la cosa peggiore è che il nostro avversario ha escogitato un sistema per eludere la barriera e invadere Elzian.


Ma questo è un problema non immediato. La nostra priorità, una volta in mano ai nemici, è uscire dal labirinto in cui veniamo gettati, un luogo pieno di mostri che dovremo affrontare completamente disarmati.

Impressionante è la sensazione d’impotenza che dà l’essere privi di armi e non dimenticherò mai la gioia datami dall'aver trovato una spada “arrugginita, di pessima fattura ma che ti ridà la speranza di uscire vivo da Kazan Oud”. Superate le molte insidie, troveremo una statua che ci porrà un indovinello ai limiti dell’impossibile e, se non saremo capaci di trovare la corretta soluzione, la stanza si riempirà d’acqua allo scopo di farci affogare. sarà comunque possibile salvarsi scovando un apposita leva, in grado di spalancare una botola e garantirci una via d'uscita. Risaliti verso i livelli superiori del castello, sarà possibile incontrare il fratello di Lord Paido che sarà un ottimo compagno, anche se presto perderà la vita.

Giunti dopo molti pericoli alla camera di Lord Zahda inizieremo il difficile combattimento finale o meglio, dovremo scegliere quale via scegliere per tentare di vincerlo. Abbiamo infatti tre possibilità, due sostanzialmente identiche che ci porteranno ad uno scontro durissimo ( Il mago avrà infatti combattività 34 e resistenza 45 e ci sarà preclusa la possibilità di utilizzare lo psicolaser), oppure una terza che farà crollare all’istante il castello, nel qual caso potremo decidere se lottare contro Zahda molto indebolito, e sconfiggerlo senza problemi, o, addirittura, lasciarlo scappare!
La scena finale con la fuga generale di tutti mentre il castello crolla è descritta incredibilmente bene, con un realismo impressionante, tanto che, a molti anni di distanza, la associo immancabilmente ad ogni scena di fuga che mi capita di osservare.

Il settimo volume non è facile da giudicare. Potrebbe sembrare contraddistinto dal solito dungeon in cui si esplora il castello ma, a mio avviso, c’è molto di più
In primo luogo è l’unica avventura di Lupo in cui si pensa solo ad esplorare una fortezza, dato che il prigioniero di Kaag, simile nella struttura, è ambientato all'interno di solide mura cittadine. Inoltre, come spesso accade, Dever riesce magistralmente a rendere, nelle sue descrizioni, realistici i luoghi che ci troveremo a visitare.
Anche i personaggi, sia buoni che cattivi, sono descritti nel migliore dei modi.
Ma i protagonisti sono sicuramente i molti mostri che infestano il castello: la fantasia di Joe è senza limiti e tanti sono davvero indimenticabili come, per esempio, un pugno gigantesco spuntato improvvisamente non si sa da dove, che stritolerà il mercenario di Slovia, o un enorme cervello che cercherà di condizionare la nostra mente. In tale occasione la Spada del Sole sarà, per certi versi, punitiva perché fara esplodere il nostro nemico procurandoci delle ferite.

Notevole anche l'idea di un avversario che combatteremo normalmente ma che, se tra i nostri poteri figura lo scudo psichico, riconosceremo come illusione e cacceremo via.
Altri difficili scontri ci vedranno contrapposti al flagellatore invisibile, contro cui, nella instant death forse più infame della serie, se fuggiremo dopo tre scontri, opzione che il testo ci offre,avremo morte sicura perché un altro mostro invisibile ci colpirà alle spalle, o ancora all’uomo fiamma che, con il fuoco che circonda totalmente il suo corpo, aggraverà i danni da noi subiti in ogni scontro. Tali mostri si riveleranno spesso uomini trasformati chirurgicamente da Lord Zahda.
Il livello di difficoltà costituisce il punto debole del volume: è molto alto per le varie instant death e per i combattimenti a valanga che ridurranno fino a livelli di alarme i nostri punti di resistenza. Tra le Arti Ramastan è quasi indispensabile scegliere la medicina e anche la divinazione e l'interpretazione si riveleranno molto utili, consentendoci di scovare in anticipo le numerose trappole presenti.
Nel finale, poi, sarà impossibile non perdere lo zaino e buttarsi in acqua significherà morire, scottati dal calore del lago a seguito dell'esplosione del castello.
Il Castello della Morte non è il volume più bello tra quelli della serie Ramastan, ma è comunque imperdibile, e l’ho trovato più gradevole e difficile della Giungla degli Orrori, famosa tra gli appassionati per l'alto livello di complessità che la contraddistingue.

Longevità 8: 

Alta, c’è molto da scoprire e altrettanto da esplorare, è un volume che richiede più letture.

Difficoltà 8: 

Libro difficile, contraddistinto da molti combattimenti e diverse morti, alcune delle quali istantanee.

Giocabilità 9: 

Il lettore resterà con il cuore in gola fino all’ultimo momento, e il bello stile di Dever garantirà un'esperienza di gioco ricca di colpi di scena.

Chicca: 

/

Totale 8.5: