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Torna Livingstone!

Re: Torna Livingstone!

Gli anni 80 sono stati fondamentali per il fantasy, soprattutto per farlo uscire dal suo alveo naturale ovvero i libri e i fumetti e farlo arrivare alla "massa".
Questo grazie ai film (per esempio Conan), i giochi di ruolo, i librogame, ma anche i videogiochi (Gauntlet, Golden Axe), gli ultimi tre inoltre portano al fantasy l'elemento dell'interattività, che non è poco!
E fu così che il fantasy divenne genere di consumo di massa!

"Leggi, e diventerai capace di creare i personaggi DELLA fantasy!"
Terza di copertina di Tunnel & Troll Edizioni Mondadori

Mimimmi
Avalôtrahzar
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Re: Torna Livingstone!

Mimimmi ha scritto:

Hanno semplicemente prodotto troppi titoli e ripeto ci hanno voluto infilare dentro di tutto!

Questo vale anche per Lone Wolf e CYOA... semplicemente all'epoca c'era grandissima domanda e non abbastanza autori preparati.

Mimimmi ha scritto:

Comunque in Italia il fenomeno lo ha creato molto di più Lupo Solitario con la sua sequenzialità e coerenza di ambientazione.

In Italia FF e' stata tradotta poco e male e con titoli scelti male.
Pero' ti assicuro che l'Italia NON e' il Mondo.

Comunque cosa centra questo con largomento della discussione? Non mi sembra che negli ultimi venti anni si siano prodotti troppi librigame.

Un' idea, un concetto, un' idea, finche' resta un' idea e' soltanto un' astrazione.
Se potessi mangiare un' idea avrei fatto la mia rivoluzione.

Yaztromo
re fuso
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Re: Torna Livingstone!

Yaztromo ha scritto:

i FF (che sono la serie di librigame piu' venduta al mondo) non valgono la carta sulla quale sono scritti

Purtroppo il criterio "vende, ergo è bello" porta a delle aberrazioni non da poco. Oppure dovremmo dire che tutta la roba commerciale sugli scaffali delle librerie merita di essere letta: Troisi, Moccia e compagnia cantante. Io mi trovo d'accordo con Gott, Mimimmi e Mornon.
Il problema di Jackson e (soprattutto) Livingstone è che non hanno saputo evolversi: hanno creato un sistema di gioco innovativo, ma sono rimasti ancorati alla mentalità anni '80 e, vuoi per pigrizia, vuoi per incapacità, non se ne sono più distaccati.
Jackson, almeno, ha rimediato con delle meccaniche di gioco uniche, scrivendo pochi libri memorabili; Livingstone è maturato sicuramente come prosa (Blood of the Zombies è una lettura molto scorrevole), ma si è incaponito sull'idea del "true path" come unica meccanica praticabile, arrivando a dei livelli da barzelletta.
Per questo molta gente è scettica quando dice che scriverà un altro librogioco. Sì, ok, molti di noi lo compreranno e lo rileggeranno con gli occhi dell'adolescente di venti o trent'anni prima, ma mi pare molto improbabile che questa opera si riveli un capolavoro.

"Se non volete sentir ragioni, sentirete il filo delle nostre spade!"

Rygar
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Re: Torna Livingstone!

Rygar ha scritto:

Il problema di Jackson e (soprattutto) Livingstone è che non hanno saputo evolversi: hanno creato un sistema di gioco innovativo, ma sono rimasti ancorati alla mentalità anni '80 e, vuoi per pigrizia, vuoi per incapacità, non se ne sono più distaccati.

Se vogliamo dirla tutta, soprattutto Livingstone si e' evoluto troppo e, dopo i FF, si e' dedicato ai videogiochi (ne cito uno solo a caso: Tomb Rider) e per lui i librigame adesso sono un passatempo che gli fa ricordare i bei tempi andati e al quale dedica qualche settimana ogni cinque o dieci anni, ma non certo qualcosa con cui si aspetta di pagarci le bollette (come Jon Green e, in parte, Dave Morris).
Siamo piu' noi che siamo rimasti agli anni '80 che lui.

Detto questo, Livingstone ha scritto l'ultimo librogame cinque anni fa (e dal 1988 ad oggi sono quattro) e Jackson nel 1986, per cui ti credo che e' rimasto ancorato agli anni '80. Se anche per sbaglio ne scrivessero un altro quest'anno, poi per un bel po' non disturberanno piu', tenendo questi ritmi, per cui direi che non c'e' da preoccuparsi.

Rygar ha scritto:

Per questo molta gente è scettica quando dice che scriverà un altro librogioco. Sì, ok, molti di noi lo compreranno e lo rileggeranno con gli occhi dell'adolescente di venti o trent'anni prima, ma mi pare molto improbabile che questa opera si riveli un capolavoro.

Sono d'accordissimo con te che non mi aspetto un capolavoro, come non c'era da aspettarselo da Joe Dever, ma questi sono gli autori e i brand di librigame che hanno un nome da spendere con gli editori.
Jon Green ha scritto un bellissimo librogame (Alice's Nightmare in Wonderland), ma per lanciarlo ha dovuto passare per il kickstarter (senza il quale non avrebbe avuto un editore) e non se ne parla nemmeno qui.
Anche gli altri autori di librigame per la distribuzione internazionale passano praticamente tutti dal kickstarter perche' gli editori non li supporterebbero senza quelle certezze, anche per completare la serie Ninja! oppure Fabled Lands, che non sono dei brands sconosciuti (e speriamo che succeda qualcosa anche per Destiny Quest, dopo anni di stallo).

Non e' che ci aspettiamo la manna dal cielo?
Se non interessano nemmeno a noi i nuovi librigame ancora prima di leggerli, come possiamo aspettarci che gli editori li pubblichino?

Un' idea, un concetto, un' idea, finche' resta un' idea e' soltanto un' astrazione.
Se potessi mangiare un' idea avrei fatto la mia rivoluzione.

Yaztromo
re fuso
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Re: Torna Livingstone!

Yaztromo ha scritto:

Gott ha scritto:
Purtroppo, la maggioranza dei FF rimane quella che è: dei libretti da leggere in treno, con narrazione mal curata e bilanciamento o ramificazione tutt'altro che intelligenti.
Frase qualunquista che volendo si puo' applicare senza problemi anche a Lone Wolf e CYOA, che sono le piu' popolari serie di librigame del mondo e messe insieme rappresentano la stragrande maggioranza dei librigame venduti nella storia.

Ti dirò, sono d'accordo!
A distanza di molti anni e dopo lunghe e dotte discussioni su ciò che è stato, è e sarà la letteratura interattiva, ognuno di noi ha decretato a posteriori come dovrebbe essere un librogame (tutto ciò ha un che di hegeliano!), perdendo forse un po' di vista com'erano la stragrande maggioranza dei librigame storici, quelli che all'epoca ci hanno fatto innamorare: alcuni – pochissimi – erano sì dei gioiellini transgenerazionali, ma per tanti, se li leggiamo ora per la prima volta, non si va molto al di là di un blando apprezzamento tecnico/storico (è un po' il discorso fatto altrove sul Risiko). Insomma, ognuno di noi ha deciso che X va ancora bene e Y no (o non più), ma in questa valutazione confluiscono molti fattori personali – storici, psicologici o quant'altro – e tutto sommato pochi fattori obiettivi, secondo me.
Insomma, se non si è letto e amato Livingstone da ragazzini, da adulti i difetti saltano agli occhi; se lo si è letto e amato da ragazzini, se ne colgono più agevolmente i pregi. Una constatazione banale, se volete, ma che secondo me vale per moltissimi (davvero moltissimi) autori di librogame, anche tra i più acclamati.
Una penultima osservazione: va bene, va benissimo scrivere librogame adulti, maturi, arguti, complessi e intelligentissimi (talvolta così adulti, maturi, arguti, complessi e intelligentissimi da diventare perfino autoironici o parodistici) e intendiamoci, io stesso, oggi, preferisco leggere opere di spessore come Il cavaliere della porta o Il tesoro della regina, ma non dimentichiamoci (né stupiamoci) dell'esistenza di prodotti che ancora cercano di rivolgersi a un target diverso, e che insomma non puntano a soddisfare la mentalità quasi scientifica con cui noi qui tendenzialmente ci accostiamo al genere. Esiste forse ancora un target che magari assomiglia più a noi come eravamo allora che a noi come siamo oggi, e che quindi non è composto di quarantenni laureati in letteratura interattiva... Questo è un fattore da considerare e, a ben vedere, non è un male.
Un'ultima osservazione: al di là di categorie come «commerciale» e «non commerciale» (assai scivolose), definire semplicemente contributo quello che quei due inglesi hanno dato al gamebook, al roleplaying, al fantasy, ai videogame è assai riduttivo; il loro lavoro ha avuto un'importanza IMMENSA (scusate il maiuscolo), e già questo dovrebbe riempirci di gratitudine.
Quindi, un'ottima notizia. Ian, anche se – lo ammetto – non sei tra i miei preferiti, grazie, e buon lavoro!

PS: i Segni sono ovunque: gli Ottanta stanno tornando! Se li odiate, rassegnatevi! wink

Dario III
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Re: Torna Livingstone!

Yaztromo ha scritto:

Se non interessano nemmeno a noi i nuovi librigame ancora prima di leggerli, come possiamo aspettarci che gli editori li pubblichino?

Per citare Cyrax: sarò le pante!

Voglio fare un gioco con voi...
Mancolista/Doppiolista

gabrieleud
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Re: Torna Livingstone!

Dario III ha scritto:

Yaztromo ha scritto:

Gott ha scritto:
Purtroppo, la maggioranza dei FF rimane quella che è: dei libretti da leggere in treno, con narrazione mal curata e bilanciamento o ramificazione tutt'altro che intelligenti.
Frase qualunquista che volendo si puo' applicare senza problemi anche a Lone Wolf e CYOA, che sono le piu' popolari serie di librigame del mondo e messe insieme rappresentano la stragrande maggioranza dei librigame venduti nella storia.

Ti dirò, sono d'accordo!
A distanza di molti anni e dopo lunghe e dotte discussioni su ciò che è stato, è e sarà la letteratura interattiva, ognuno di noi ha decretato a posteriori come dovrebbe essere un librogame (tutto ciò ha un che di hegeliano!), perdendo forse un po' di vista com'erano la stragrande maggioranza dei librigame storici, quelli che all'epoca ci hanno fatto innamorare: alcuni – pochissimi – erano sì dei gioiellini transgenerazionali, ma per tanti, se li leggiamo ora per la prima volta, non si va molto al di là di un blando apprezzamento tecnico/storico (è un po' il discorso fatto altrove sul Risiko). Insomma, ognuno di noi ha deciso che X va ancora bene e Y no (o non più), ma in questa valutazione confluiscono molti fattori personali – storici, psicologici o quant'altro – e tutto sommato pochi fattori obiettivi, secondo me.
Insomma, se non si è letto e amato Livingstone da ragazzini, da adulti i difetti saltano agli occhi; se lo si è letto e amato da ragazzini, se ne colgono più agevolmente i pregi. Una constatazione banale, se volete, ma che secondo me vale per moltissimi (davvero moltissimi) autori di librogame, anche tra i più acclamati.
Una penultima osservazione: va bene, va benissimo scrivere librogame adulti, maturi, arguti, complessi e intelligentissimi (talvolta così adulti, maturi, arguti, complessi e intelligentissimi da diventare perfino autoironici o parodistici) e intendiamoci, io stesso, oggi, preferisco leggere opere di spessore come Il cavaliere della porta o Il tesoro della regina, ma non dimentichiamoci (né stupiamoci) dell'esistenza di prodotti che ancora cercano di rivolgersi a un target diverso, e che insomma non puntano a soddisfare la mentalità quasi scientifica con cui noi qui tendenzialmente ci accostiamo al genere. Esiste forse ancora un target che magari assomiglia più a noi come eravamo allora che a noi come siamo oggi, e che quindi non è composto di quarantenni laureati in letteratura interattiva... Questo è un fattore da considerare e, a ben vedere, non è un male.
Un'ultima osservazione: al di là di categorie come «commerciale» e «non commerciale» (assai scivolose), definire semplicemente contributo quello che quei due inglesi hanno dato al gamebook, al roleplaying, al fantasy, ai videogame è assai riduttivo; il loro lavoro ha avuto un'importanza IMMENSA (scusate il maiuscolo), e già questo dovrebbe riempirci di gratitudine.
Quindi, un'ottima notizia. Ian, anche se – lo ammetto – non sei tra i miei preferiti, grazie, e buon lavoro!

PS: i Segni sono ovunque: gli Ottanta stanno tornando! Se li odiate, rassegnatevi! wink

Quoto tutto quello che hai scritto, ma aggiungo una postilla.

Design e Target.

Il target può e deve variare, giustamente, dall'adolescente al fan di Amici, dal nerdone sfatto al dottorato di ricerca in gamebook. Il design però, a seconda del regolamento scelto in base al target, deve però essere UN BUON DESIGN.

Se si sceglie l'adolescente e la logica del TruePath, va bene, ma serve comunque un buon Design, adeguato al contesto. Greene, a una certa, fa ottimo design ma il suo primo FF è tutto sballato. Morris ha fatto delle cose che sono a livello tecnico dei gioielli (Fabled Lands è tipo il Bartezzaghi del librogame).
Jackson fa TruePath, ma game design a puntino.
Livingstone purtroppo scrive bei librogame che vanno però tecnicamente dal buono al pessimo.

E vi ricordate Fire*Wolf? Per quanto la storia è bella, il design è ridicolo. Quindi, a differenza di target e stile, il buon design è sempre un pregio, il pessimo design è sempre un difetto. Pure se il lettore poi neanche se ne accorge a livello cosciente.

Segui le avventure di Ragnarr Braghe di pelo e dei suoi compagni nella partita di gruppo online di BloodSword: http://www.librogame.net/index.php/forum/forum?id=12

http://www.caponatameccanica.com/

Mornon
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