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Librogame dopo il Corona Virus: che ne sarà del mercato interattivo superata la crisi?

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LA LETTERA

Re: LA LETTERA

Eccoci.

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 Premessa: la villa è una delle ambientazioni che mi affascinano di più, perché è un luogo di grande atmosfera e permette quel tipo di avventura in stile “caccia al tesoro” che ho adorato in varie forme in videogiochi come Resident Evil, Alone in the Dark, Eternal Darkness. Questo, insieme alla presenza di una vera e propria mappa, mi ha portato a crearmi delle aspettative; parzialmente soddisfatte dal gioco, ma molto deluse dal testo.

Innanzitutto un paio di mie osservazioni sull’impostazione generale. A tutta prima ho avuto la sensazione di trovarmi in una versione gotica della famosa avventura introduttiva di Uno sguardo nel buio, perché la casa ha due piani e la ricerca che vi si svolge, tra enigmi e raccolta di oggetti, è abbastanza simile. Questo inizialmente mi ha dato un piccolo piacevole brivido, e ringrazio per questo omaggio che probabilmente non era neanche voluto.
La seconda cosa che vorrei però far notare, così per discuterne, è questa bizzarra idea che la villa misteriosa sia un’ambientazione “lovecraftiana”. Lo trovo molto curioso perché in realtà credo che quest’idea sia nata appunto con Alone in the Dark, dove però non era la villa, ma il suo contenuto a rifarsi agli scritti di Lovecraft. In realtà non mi pare che ci siano racconti di HPL che vedono l’ambiente “villa primo Novecento” come componente essenziale della storia; magari ci vive uno studioso dell’occulto o qualche strana creatura, ma non c’è mai una magione enorme che in ogni stanza nasconde segreti terribili. Più tipici di Lovecraft sono i sotterranei, i boschi, le grotte  e le città perdute (un librogame ambientato nella città delle Montagne della follia potrebbe essere sensazionale).

Fine dell’excursus, torniamo a La lettera. Quello che più ho gradito, come ho già accennato, è che il gioco si basa sulla ricerca di oggetti e sulla risoluzione di enigmi; decisamente tanti, anche, nonostante lo spazio limitato. Questo però ha un rovescio: praticamente tutte le stanze contengono qualcosa di utile, mentre in questo genere di giochi è anche importante avere situazioni in cui il giocatore si aspetta di trovare qualcosa, ma rimane deluso. Certo, l’effetto vale solo alla prima partita, ma invoglia ancor più ad esplorare; e qui questi momenti di “vuoto emozionante” mancano. Lo considero però un difetto solo parziale, visto che lo spazio era tiranno. Sugli enigmi invece non ho nessuna lamentela: molto vari, e alcuni molto stimolanti. Due però mi hanno lasciato dei dubbi: il numero 6, che non sono affatto certo che abbia una sola soluzione e ricorda quello della demonessa Shamath in LS16; e quello finale, per cui vale lo stesso discorso. Per entrambi infatti sembra che arrivare alla soluzione implichi un lavoro di esclusione, togliendo dalle possibili risposte i numeri dei paragrafi già visitati. Magari non ci ho riflettuto abbastanza a fondo, ma mi sembra che di per sé siano aperti a più di una risposta esatta.

Maggior difetto del gioco: non c’è nessuna vera sfida al di fuori degli enigmi, pertanto non c’è tensione (a un certo punto sembra che non siamo soli, ma la cosa non ha un seguito). Tutte le situazioni di pericolo si risolvono comunque bene, e soltanto nella “sfida” finale si può morire. In pratica, dunque, l’avventura si vede tutta intera in una partita sola, perché tutti gli oggetti si possono raccogliere senza problemi; sarebbe stato più stuzzicante fare in modo che il possesso di uno degli oggetti di una “triade” impedisse di ottenere un oggetto della “triade” opposta, concedendo di accedere a un solo rituale. Anche così, però, fino all’ultimo ho avuto il dubbio che uno dei due rituali potesse essere “sbagliato” e portare subito a morte o a un finale alternativo, anche perché uno dei due era esplicitamente suggerito durante l’avventura.
Un ulteriore appunto che muovo è che il giochino delle pagine bianche diventa subito prevedibile, tanto che dedicare ad alcune un paragrafo a parte mi pare un piccolo spreco; lo stesso autore sembrerebbe concordare, tanto che le pagine sparse al piano inferiore vengono identificate e lette senza tanti preamboli e senza tanta aria di mistero. E infine: dov’è ‘sto benedetto Inventario??

In un racconto così breve, comunque, è essenziale che la narrativa regga, e invece questo aspetto non mi ha soddisfatto, dopo un inizio discretamente interessante. Ci sono vari passaggi del testo che ho trovato svilenti o addirittura imbarazzanti. Eccone l’elenco:
- prologo: "Salutato cortesemente ma con freddezza il postino". Quel “con freddezza” sembra un dettaglio inserito forzatamente, perché viene da un osservatore esterno, mentre l’avventura dev’essere descritta attraverso i nostri occhi.
- 1: “Aiutare un vecchio amico, nonché compagno di studi, non ti dispiace... ma allo stesso tempo non ti stimola.” Hmmmm? Accostata alla successiva, questa frase che presumo volesse dare risalto al carattere del protagonista lo fa invece apparire negativamente, come un fanatico senza sentimenti.
- 2: “Al corridoio si affacciano tre stanze stranamente vi è una targhetta sopra ognuna di esse.” A parte che manca un segno di interpunzione dopo “stanze”, ma esattamente che cosa c’è di strano nel fatto che ci siano le targhette?
- 3: “da persona perspicace quale sei ti domandi come mai in una sala da pranzo non ci sia traccia né di cibo né di pasti consumati”. Non mi pare un segno di grande perspicacia, sorry.
- 13: “L’intento di esaminare meglio il libro è senz’altro ammirevole per spirito d’iniziativa”. What?! Ma se ti incuriosiva e non faceva presagire alcun pericolo, che spirito d’iniziativa ci voleva mai ad esaminarlo?
E ancora: “questa suona producendo un suono cacofonico orribile” (ripetizione di “suono”, e forse “cacofonia orribile” sarebbe stato più elegante).
- 19: “un fuoco incantato con la magia”. Uuuhmmm… è bruttino.
- 27: “un terribile ricordo che certo non dimenticherai a lungo.” Eh?
- 28: “ti domandi quanti ce ne potrebbero essere vivi [di insetti] sotto al letto e sopra i mobili”. Ma sopra i mobili non dovresti poterli vedere?
- 36: “forse hai rischiato pure un principio di affogamento”. Forse? Perché, non lo sai? E poi: un principio? Hai rischiato di annegare proprio!

Riguardo all’aderenza del racconto alle regole del concorso, mi pare poi che il tema della “vendetta” venga tirato fuori piuttosto forzatamente, e solo nell’epilogo. Questo, a seconda di chi legge e giudica, potrà essere considerato come un rattoppo in extremis, oppure come un modo originale di interpretare il leitmotiv dell’avventura. Io però, per il modo in cui viene presentato, propendo più per la prima interpretazione.

Il testo offre però anche una piccola perla nella lettera che sembra sospesa nel vuoto, e invece è sorretta da una ragnatela. Questo era un bel tocco, mi congratulo per la visione.

Ed ecco l’immancabile lista di errori:
- in generale: formattazione del testo da rivedere in molti punti, laddove ci sono ampi spazi bianchi che non dovrebbero esserci (errore della trasposizione in PDF?). Punteggiatura molto discutibile; virgole abbandonate in mezzo a due spazi bianchi; nei dialoghi lunghi, andando a capo, bisognerebbe aprire le virgolette all’inizio di ogni riga (ma chiuderle solo a dialogo concluso).
- 1: “Lucius? sono Adler.”
   “Improvvisamente hai un idea”
- 4 + 14: maledetto... maledetto... maledetto (troppe ripetizioni)
- 7: “Di fronte alla porta è già pronto una grande cerchio”
- 12: “esseri efferati” (l’uso di questo aggettivo non è molto appropriato)
    “un grande camino accesso”
- 17: “questa scoperta impone una scelta, e delle scelte fattive.” Quante scelte? Una o più?
- 22: “senti provenire qualcosa di molto simile a dei passi provenire dal piano inferiore”. C’è un ‘provenire’ di troppo.
- 25: c'era un camino nella stanza? Nelle precedenti descrizioni non era indicato.
    Forse all’inizio del paragrafo bisognava indicare "rituale maschile", per fare il paio con il paragrafo 18?
- 29: “l'Amuleto Rituale, la maschera rituale e il pugnale rituale” (i corsivi!)
    “se possiedi già:” (i due punti andrebbero anche nella riga sopra, oppure andrebbero tolti da questa).
    “vai a paragrafo 18.”
    “puoi anche uscire e andare in qualsiasi stanza tu conosca il numero.” (manca “di cui”)
- 37: “tutto quello che vedi ti da l’idea”
- Epilogo: “ma bensì”
         “una regola bene precisa”

Insomma, se non si fosse capito in mezzo ai commenti tecnici: nonostante le buone pr(e/o)messe, la bella mappa e un gradevole primo impatto, La lettera mi ha più deluso che soddisfatto. Ben costruita, con qualche difettuccio pressoché veniale, la parte giocata, sebbene manchi una sfida vera e propria (ma mettere dei dadi qui dentro avrebbe creato più fastidi che altro); inconsistente, invece, la narrativa, nonostante la sorpresa finale.
Voto: 6,5

EGO
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Re: LA LETTERA

Io e Ego siamo in parziale disaccordo nonostante i nostri voti non siano tanto differenti. In pratica a me è piaciuto ciò che a lui non ha convinto e per certi versi a lui si è dichiarato soddisfatto di parti che a me hanno lasciato perplesso, anche se entrambi concordiamo sul fatto che un po' di frettolosità e alcuni errori in fase di revisione hanno limitato nel giudizio finale quello che poteva essere un vero capolavoro, e mi pare che anche Fede la pensi così.

Prodo
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Re: LA LETTERA

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 dunque dunque, mi è piaciuto e pure tanto.
ovviamente l'ambientazione riprende il tema della "casa maledetta" ben amato dal cinema (la casa), dai videogiochi (resident evil) e dai librogame (la casa infernale); l'autore cita un lovecraft nel nome della via come  a ricordarci che questo è un racconto gotico e guarda un pò.. anche lovecraft ha scritto un racconto intitolato appunto "la casa stregata" anche se li più che di magione si potrebbe parlare di catapecchia.
dopo questa divagazione  torno in tema, abbiamo un antefatto hollywoodiano alla indiana jones, riceviamo una lettera dal nostro caro amico e collega studioso e noi non ci tireremo certo indietro, arrivando in una casa in cui le cose andranno storte fin dall'inizio, insieme alla lettera ci viene anche fornito un paio di occhiali che ci permetteranno di leggere scritte invisibili, forse un altra citazione di un film di john carpenter "essi vivono" ?. raggiunto il n23 di crolaveft road entreremo forzatamente e  già nel primo paragrafo ci viene rivelato il tema sul quale è basato questo racconto: LA VENDETTA.

esplicate queste formalità burocratiche passiamo all'analisi del racconto:
un percorso a mappa libera sull'impronta di alla corte di re artù o similare ci viene rivelato risolvendo una serie di prove, indovinelli alcune volte di stampo enigmistico, altre volte di logica numerica o logica e basta.
quindi il racconto si ritroverà ad essere in finale un unico rompicapo da risolvere,questa rischia di essere un arma a doppio taglio, perchè a qualche lettore può piacere questo aspetto ludico mentre altri potrebbero storcere il naso;
proprio questa impostazione a senso unico che comporta l'esplorazione di tutte le stanze con l'impossiblità di morire se non nel finale limita il gioco ad una sola lettura, negando eventuali varianti nonostante ci siano due liste di oggetti e quindi due rituali diversi e quindi diversi finali, ma come già detto, una volta risolti gli  enigmi in quanto la fase ludica si appoggia solo su di essi, ci si limita poi a leggere i paragrafi alternativi dato che non ci son statistische da gestire, ne scheda del personaggio (chi ha detto inventario?) o altro . l'aspetto grafico del gioco è stato ben curato, basta guardare qualche disegnino e la mappa proposta che mi ricorda quella del cluedo, un pò meno curata è stata la stesura del testo che mi ha dato l'impressione di non essere stato revisionato, con la punteggiatura ballerina e qualche errorino qua è là, un ulteriore rilettura sarebbe stata necessaria. lo stile conciso e fluido in ogni modo mi piace. buona anche qualche descrizione delle stanze come quella pulp della sala dei trofei (un altro richiamo al cinema/letteratura)
un pugno in un occhio la strana giustificazione del testo!
narrativamente mi è piaciuta la storia, con la rivelazione finale a dare tutto un senso alla storia che altrimenti si reggerebbe sul nulla!

un ultimo appunto: dove si accusava "la casa infernale" di steve jackson di essere per la maggior parte una trappola per allocchi nelle cui stanze non si torvava quasi nulla o erano false piste, "la lettera" riempie troppo, ogni stanza è un luogo di rivelazione o di bonus per arrivare al finale e proprio per come è impostato il tutto ci vede costretti ad ad esaurire tutte le possibilità nella prima tornata anche a causa dell'impossibilità di morire.

ad ogni modo è una piccola gemma, ha dei punti deboli ma anche dei punti forti. puntare di meno sulla risoluzione degli enigmi, movimentare ed aumentare qualche incontro in più  ed una maggior cura nella stesura del testo lo avrebbe fatto balzare in cima alla mie preferenze per questo contest.

un bel rompicapo, ma manca qualcosa...
voto 7,5

Yanez
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Re: LA LETTERA

EGO ha scritto:

kingfede ha scritto:

Tutti gli autori sono arrivati alla scadenza con l'acqua alla gola

Che è poi la cosa meno giustificabile di tutte, visto che c'erano 4 mesi per scrivere 'sti 40 paragrafi. Sembra inevitabile: con le scadenze strette si lavora di più, ma con meno cura, e mettere una scadenza in periodo festivo è garanzia di NON vedere finito il lavoro smile2

Io ho passato gli ultimi due giorni a smadonnare con LGC che non mi rimescolava i paragrafi :-)

E purtroppo la passata del correttore automatico di Word 2003 ha lasciato qualche errore qua e là :-(

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Jegriva
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Re: LA LETTERA

Prodo ha scritto:

Io e Ego [...] entrambi concordiamo sul fatto che un po' di frettolosità e alcuni errori in fase di revisione hanno limitato nel giudizio finale quello che poteva essere un vero capolavoro.

Veramente io non credo affatto che avrebbe potuto essere un capolavoro. A parte tutte le cose che ho riportato paragrafo per paragrafo, il semplice fatto che il racconto non abbia alcun motivo di essere letto più di una volta lo penalizza moltissimo. Il genere librogame si basa proprio sul fatto che lo stesso libro ti permette di vivere storie diverse, o la stessa storia con diversi svolgimenti; e tutti i racconti in lizza finora hanno mantenuto questa premessa, tranne questo. Per me è una mancanza che gli preclude il podio, ma vedo che finora sono l'unico a pensarla così.

EGO
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Re: LA LETTERA

Dai, cominciamo la "blogo-recensione"

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 L'incipit è molto interessante e non banale. Mi piace l'idea degli anni '20, anche se l'unico impatto nel racconto è una casa più ottocentesca che anni '20.

Peccato per la scrittura abbastanza per ora densa di ripetizioni ("Se stai leggendo questa lettera, se stai leggendo questa lettera" "porta porta porta porta")

"Arguti indovinelli"? D'accordo che era un esoterista e quindi "gli poiace parlare strano", ma si fa i complimenti da solo??

La casa sarà grande, d'accordo... e la cosa serve a noi giocatori. Ma ha il personaggio bisogno narrativamente di una mappa? Non è una casa così labirintica, e mi fa quasi tenerezza pensare a quest'amico, in punto di morte, disegnare la planimetria della propria casa su un foglietto, e poi girare per casa spargendo pagine di diario saltellando.

Il pugnale rituale è quindi obbligatorio? La frase potrebbe essere formulata meglio... bisogna leggerla almeno due volte per capire quali oggetti prendere. Oltreché, se tutti devono essere rituali, tanto valeva eliminare l'aggettivo rituale e via.

(il "grande salone", è in realtà un corridoio?)

MANCANO I LIIIINK!!!>:-(

Tuttavia non ho capito... il mio amico, per aiutarmi, ha deciso di riempire casa propria di trappole? Che senso ha?

Mi stuzzica l'idea di un'avventura solo enigmi, stile Myst. Tuttavia, tanti enigmi sono semplici formule algebriche stile settimana enigmistica, e c'è poco spaizo per il pensiero laterale, l'unica soluzione è mettersi a calcolare l'incognita x.

Forse, se fossero stati più legati al contesto, mi sarei sentito più coinvolto nella loro soluzione.

PAR15: il "fuoco magico" è, secondo me, una mezza porcheria. Come strumento narrativo è dopato. "A wizard did it!" e quindi non servono spiegazioni per il fatto che, se proviamo a prendere l'anello con qualsiasi strumento, arriva Pyro l'Xman e incendia la casa. Ma in realtà, il tutto consiste nella domanda implicita "sei così incosciente da infilare la mano nel fuoco?" quando noi non abbiamo alcuno strumento critico per valutare il pericolo: che magia è? Ma muoio se mi brucia?
In Oberon 2 c'era un fuoco magico illusorio, ma Page ci dava solidi indizi (non si muoveva con l'aria) che fosse un'illusione.
Qui invece, se proviamo aspegnerle con l'acqua, le fiamme diventano "bizzarre". Per quello che ne so io di magia dell'universo de La Lettera, quelle fiamme avrebbero potuto anche far risorgere Dracula.

Prendi l'Anello Rituale. Che però cerca di ustionarti le carni vive della mano. Anello giocherellone. Scena del tutto pointless.

PAR2: "stranamente c'è una targhetta sopra ogni porta". Cosa c'è di strano? o_O

PAR4: il padrone di casa è un preveggente, e tuttavia si fa fregare come un pollo, spifferando tutto ad una femme fatale? Ma a che cavolo serve la PREVEGGENZA, allora??

PAR13: cosa fa il personaggio...? Entra dentro lo scaffale di una libreria?

PAR30: "smetti di rifiutare di leggere" è orrendo. "Provi a leggere".

PAR28
: "edificio, edificio, edificio"

PAR9: è un po' deludente la soluzione... sembrava chissà quale enigma impossibile, invece la soluzione è davvero, davvero, davvero deludente nella sua semplicità.

PAR39: "in quella casa, o quel che è". Se non una casa, cosa può essere? La caserma dei pompieri?


Alla fine, ottengo Pugnale, Anello e Calice. Avevo trovato il quadro che raffigurava questi oggetti e la donna, e devo ammettere che è stato un ottimo foreshadowing.

Quello che mi lascia interdetto, è perché mi salvo dandole un uovo. Cioè, io avevo quest'uovo. Ma non ho capito perché è importante, e il testo non lo lascia neanche trasparire. Cribbio, è un uovo.
Mah.


Leggo l'epilogo. Ed è un'immane stronzata.
Odio, odio, odio, odio, ODIO, ODIO i finale in cui si scopre un'improbabile macchinazione ad opera del masestro, dell'amico, del villain.
E' semplicemente stupido.
L'amico aveva bisogno di qualcuno che facesse questo rituale (avere tre oggetti e un uovo) per liberarlo.

Pagare un barbone, no?

No, ha dovuto fregare ME il suo amico.

E lo fa ridendo sguaiatamente. Ci manca solo un pentimento finale ("... cosa ho fatto!") e si faceva la treble dei cliché (che si usano solo più a scopo parodistico ormai) sui villain.
Ma cazzarol,a mi stava pure piacendo il racconto, e me lo si va a rovinare con questo inutilissimo e deleterio colpo di scena.

Che logica ha un piano così assurdo e complicato, quando c'ernao MILLE modi più semplici per attuarlo?
(al di là dell'improbabile e goffo tradimento del "vecchio amico", e la rivelazione che era un "narratore inaffidabile")

Poi, "la mia vendetta".
Vendetta DI COSA??

Non ci deve essere un presupposto alla vendetta?
Voto: 6.5
(prima dell'Epilogo era un 7.5)

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Jegriva
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Re: LA LETTERA

Indovinello 6:

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x+18+5= 2x

x+25= 2y

x=23 y=24

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Jegriva
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Re: LA LETTERA

Jegriva ha scritto:

MANCANO I LIIIINK!!!>:-(

Hahahahaha, 'sta lamentela mi fa troppo ridere ogni volta che qualcuno la fa: 'sti benedetti link ci hanno viziati oltre l'inverosimile, tanto che mi chiedo come si possa continuare a volere i LN stampabili se nessuno tollera più un LG senza i link, nemmeno se ci sono solo 40 paragrafi; come si fa ancora ad andare avanti e indietro in un cartaceo di 400 pagine? smile2

Eppure è chiaro che c'è ancora qualcuno che non si è rassegnato a piegarsi a usare LGC, e farsi i link a mano nel documento di testo, io lo so dai miei due Dimensione Avventura tradotti, è una palla micidiale. Capisco quindi che qualcuno non abbia avuto la voglia di mettere i link.

EGO
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Re: LA LETTERA

EGO ha scritto:

MANCANO I LIIIINK!!!>:-(

io non me ne son accorto, una cosa così corta l'ho stampata. smile2

Yanez
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Re: LA LETTERA

Carino, carino, veramente carino.

7,5, ma perché non posso dargli 8- e non arriva a 8 (IHMO) per motivi di gusto personale. Non è originalissima come idea e non mi ha lasciata a bocca aperta... fondamentalmente è un grazioso videogioco su carta in stile Alone In The Dark... ma la realizzazione è ottima nei disegni (molto belli, molto), nell'idea degli indovinelli e soprattutto nelle mappe, anch'esse realizzate molto bene graficamente e concettualmente.

Anche qui "Uno Sguardo Nel Buio" aleggia, ma sembra un misto tra questo e cose nostre tipo Progetto Mortale, solo meno paranoico bigsmile

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Aloona
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