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Recensione

Gioca la tua Partita! 2: Calcio. Un gol da sogno!
Edizione EL 2025
autore/i Luca Tebaldi
Recensore Dragan

Nuove sfide di coppa


Trasporre su carta le emozioni di una partita di calcio, guidando in campo una squadra di ragazzini per arrivare fino alla vittoria del torneo. Questo lo scopo semplice e immediato del librogame (quello “vero”, con ® del marchio registrato!) intitolato, per l’appunto “Calcio - Un gol da sogno!” scritto da Luca Tebaldi per Edizioni EL (195 paragrafi, 13,90 euro). Dopo essere stato fuori dal giro per svariati decenni, perfino nella fase d’oro del Rinascimento, l’editore triestino bissa il ritorno atteso e applaudito alla narrativa interattiva.

Lo fa con un prodotto che, va chiarito subito, persegue la mission dei librogame originali: rivolgersi a un pubblico di lettori in erba, 8-11 anni o anche più grandicelli, e non certo ai clienti “storici”, alcuni dei quali ormai prossimi al mezzo secolo. Per gustarsi appieno questo libro a bivi calcistico, quindi, proprio come il predecessore cestistico, è opportuno non andare a cercare quelle dinamiche che i giocatori più evoluti si aspetterebbero dal prodotto di un editore specializzato: sistemi di gioco particolari, trama approfondita con situazioni influenzate dalla tecnica e dalla tattica. Si resterebbe delusi.

A “Calcio” bisogna, invece, accostarsi con l’entusiasmo e la genuinità di disputare sulle pagine cartacee una serie di partite con il potere, in qualche modo, di indirizzarne il risultato finale attraverso le proprie scelte. Solo indossando queste “lenti” sarà davvero possibile gustarsi l’opera di Tebaldi. A cominciare da alcuni cliché come la città denominata “Football City” e il torneo intitolato “V di Vittoria”.

Il gioco è preceduto da una rapidissima introduzione, dal tabellone del torneo con i nomi delle formazioni avversarie, le pagine dove fissare il nome della propria squadra e poi l’elenco dei compagni, maschi e femmine dato che a giocarsi la coppa sono formazioni miste. A differenza del protagonista, anonimo e genderless, gli altri calciatori sono molto ben descritti dall’autore e arricchiti dalla rispettiva “figurina” di Giuseppe Ferrario, artista che firma anche le giocose tavole e la copertina con omaggio a Holly e Benji/Capitan Tsubasa e alla New Team/Nankatsu.

Tornando al resto della squadra, ognuno nella rosa ha delle peculiarità che, sulla carta, renderebbero più o meno opportuno passargli la palla durante le situazioni di gioco. Ma, ancora una volta, in ossequio a quanto si diceva in premessa, questo meccanismo che si potrebbe pensare “a indizi” è poi, nei fatti, meno sfruttato di quanto ci si attenderebbe in un librogioco “adulto”.

La personalizzazione del team, sempre come orpello e non ai fini del gioco, prosegue potendo assegnare il nome, il grido di battaglia, la descrizione dello stemma sociale e financo i numeri di maglia. Segue un riassunto delle principali regole del gioco del calcio, che sarà arricchito da una serie di schedine tecniche “didattiche” disseminate nei punti giusti. Poi si scende in campo, non prima, però, di una fase di briefing con l’allenatore Diego che presenta le principali caratteristiche dell’avversario di turno, peraltro mostrando delle doti di artista, dato che dei campioncini più insidiosi disegna addirittura i volti alla lavagna. Avranno effetti sul gioco, queste indicazioni, ma in senso generale: non è necessario, pertanto, studiarle approfonditamente alla ricerca di chissà quale indizio celato.

Meglio lanciarsi subito sul rettangolo verde. Pronti-via e si nota qualcosa che nei prodotti specialistici “per adulti” farebbe storcere il naso: una sequenza di quattro paragrafi di sola narrazione consecutivi, conclusi da un semplice “vai al” e senza bivi. Non sarà l’unico esempio di questi treni di paragrafi ed è un’altra plastica rappresentazione del disclaimer di base. Lettori che abbiano scoperto da poco il librogame, o del tutto digiuni, si diletteranno probabilmente a saltare da una parte all’altra sfogliando le pagine, senza che ciò costituisca per loro un difetto di progettazione, ma magari sarà una fonte di divertimento.

La squadra del lettore affronterà in rapida successione gli Zombie della portentosa Marzia, gli Attaccabrighe del temibile centrocampo Kevin-Alessandro-Francesco, i Faraoni con la regina del pallone Amira e il Superteam guidato dal campione di cristallo Orlando: come si vede, ognuno ha le sue peculiarità. E se l’Orlando della finalissima ricorda tanto un certo Julian Ross di Holly e Benji/Capitan Tsubasa, che gioca solo mezzo tempo e segna in ogni caso uno o due gol con qualsiasi scelta, curioso è il caso degli Attaccabrighe, in particolare il citato trio, che nascono, crescono e muoiono tali, rimanendo bulli e antipatici: senza il classico “ravvedimento del cattivo” tipico delle storie sportive e non di origine giapponese. Giusto così, siamo in Italia.

A dispetto degli Attaccabrighe, chi ha già letto gli scritti di Tebaldi con EL non faticherà a riconoscere e apprezzare la trama valoriale di cui è intrisa questa storia: il fair play, l’onestà, la correttezza, la bontà, il dialogo, sono peculiarità che traspaiono tra le righe e in alcuni casi influenzano perfino il motore di questo libro. Non manca un accenno di romance, demandato, tuttavia, a due comprimari, il capitano Sonny e l’attaccante Martina, che si fidanzano a fine campionato, mentre il protagonista, essendo non caratterizzato, se ne resterà a guardare.

Passiamo al sistema di gioco. Le partite si snodano con una serie di azioni di cui viene descritto lo sviluppo sul campo, sia della propria squadra che di quella opponente, finché la palla non arriva sui piedi del protagonista. In quel caso si sarà chiamati a prendere delle decisioni: passare a un compagno o all’altro? Tirare o dribblare? Cercare il rigore o resistere ai contrasti? Dalla scelta deriveranno delle conseguenze, non sempre opposte: non sono rari i casi in cui, imboccando una direzione piuttosto che un’altra, si segna o si subisce ugualmente un gol, in entrambi i paragrafi di destinazione.

Per capire meglio tale meccanismo di gioco è opportuno scomporre una delle partite scritte da Tebaldi, per esempio la finale contro il Superteam. Si parte da un bivio iniziale, i due filoni a loro volta si sdoppiano prima in quattro, e poi ancora una volta in otto. Ogni partita che si potrà giocare, quindi, è composta da un massimo di tre scelte che determineranno il risultato finale, che può oscillare da un umiliante 0-4 a un trionfale 5-2. Dal terzo bivio in poi comincia una lunga sfilza di paragrafi consecutivi, da un minimo di due a un massimo di sei, per approdare ai finali in cui si alza la coppa o si applaudono gli avversari.

Comporta delle difficoltà di gioco, una simile struttura? Senz’altro, per un occhio esperto. In primis, spesso non ci sono indizi e saranno quindi delle scelte casuali a determinare l’esito positivo o meno di un’azione e, a loro volta, la vittoria o meno, della partita e, in questo caso, dell’intero torneo. Inoltre, la terza scelta è quella che orienta definitivamente l’esito del match: senza possibilità di recupero se si mette male, o di scivolone se il binario è giusto. E non conta più come si è scelto prima. Infine, in più di un filone particolarmente “eteroguidato” dal narratore, si ha la sensazione solo di assistere alla contesa, senza possibilità di orientarne e farne parte attiva, e si vince o si perde in un battibaleno.

Per l’ennesima volta, tuttavia, queste considerazioni andranno, magari, a lambiccare la mente di chi i librigioco li mastica da XX anni e ha imparato a scomporli e a ingegnerizzarli, ma difficilmente costituiranno un pensiero o un fastidio per chi li ha appena scoperti e non vuol altro che farsi trascinare dalla magia della narrazione interattiva. E in fondo è giusto così.

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Nota sulle valutazioni: nella “Longevità”, chi scrive dà un giudizio di quanto sia ben progettato il librogame in modo da essere giocato più volte, con nuovi percorsi e scenari e la possibilità di svolgere più partite senza esaurire filoni narrativi e ludici. La “Difficoltà” stima quanto sia complessa un’opera tra gioco e snodi: più il voto sale, più sarà complicato approdare alla fine. La “Giocabilità” è la summa di un sistema di gioco ben funzionante e non oppositivo verso il lettore e di una storia ben scritta e priva di errori. La “Chicca” accende una luce su uno o più aspetti con un punto di vista curioso, singolare o spesso simpatico. Il “Totale”, infine, non è una media delle tre votazioni precedenti (sebbene raramente vi si discosti troppo), ma un giudizio complessivo tarato anche sui gusti personali, sensibilità e fascinazioni del recensore.

Longevità 7.5: 

Grazie al peculiare sistema costruito dall’autore, facendo scelte diverse al primo e al secondo bivio chiave di una partita, in teoria, è possibile giocarne fino a otto versioni diverse: un bel risultato in termini di rigiocabilità. Mancano tuttavia snodi alternativi e la possibilità di affrontare diversi avversari a ogni run per raggiungere davvero il top.

Difficoltà 7: 

Nonostante la cronica carenza di indizi, gli snodi chiave non sono particolarmente ardui e non sarà improbo portare a casa la vittoria delle quattro partite e dell’intera manifestazione. Salvo imprecazioni quando si incasseranno orde di gol, e finali punitivi, per scelte più dettate dal caso che da reali colpe di lettore. Raggiungere la miglior differenza reti, infine, richiede qualità di gioco superiori.

Giocabilità 7.5: 

In un’oretta e poco poco più si può venire a capo di questo libro divertendosi e giocando in spensieratezza una coppa di calcio cartacea. Peccato per i passaggi in cui il gioco prende per mano e si trascina il lettore, invece di renderlo responsabile dell’interattività.

Chicca: 

Nella storia del libro a bivi non mancano esempi di titoli calcistici: tra i più noti, “Sfida di Coppa”, della stessa EL, Campionato, della Giunti, entrambi di Stephen Thraves, e in epoca recente, tra i Librinostri, “Holly e Benji - I due fuoriclasse”, di chi scrive. Intervistato da Lgl Magazine, Tebaldi ha affermato di non avere voluto leggere e trarre ispirazione da nessuno di questi titoli. Da non perdere, tra i vari filoni, la possibilità di concludere la finale ai rigori: un meccanismo strano ma funzionante.

Totale 7.5: 

Una conferma rispetto al volume di esordio “Basket - Tutti a canestro”, con una trama semplice ed efficace e un gioco che fa il suo. Piacerà ai giovani lettori a caccia di nuove emozioni librarie e con il pallone in testa, e magari porterà qualcuno di loro, speriamo, a incuriosirsi al mezzo e provare ad affrontare anche librigioco con strutture e sfide più impegnative.