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L'ultimo atto di VasivadaCon questo volume, Chris Martindale riceve l'onere e l'onore di chiudere la storica collana dedicata ad AD&D. Ci troviamo di fronte a un'opera che, pur ereditando alcuni dei difetti strutturali tipici della serie, dimostra una maturità narrativa e una gestione dei bivi che la pongono tra i titoli più interessanti del panorama dei librogame anni '80. Il protagonista è Jadd Hachen, un ladro gentiluomo che opera nella città di Vasivada. La sua figura richiama apertamente l'archetipo di Robin Hood: un fuorilegge che deruba la nobiltà per sostenere i meno abbienti. La vicenda entra nel vivo quando Jadd si impossessa della "Triade", un set di tre gemme magiche (rossa, verde e blu) sottratte da un altare. Queste pietre non sono semplici gioielli, ma i componenti fondamentali per un rito oscuro orchestrato dal malvagio Kaviani, intenzionato a scatenare l'invasione dei mostruosi Murai sul nostro piano dimensionale. Il ritmo della narrazione è incalzante: dopo essere stato a sua volta derubato delle gemme da un gruppo di banditi, Jadd dovrà intraprendere una corsa contro il tempo per recuperarle, affiancato da Zane Nazarri, una giovane donna che da potenziale nemica si trasforma in un'alleata indispensabile. L'intreccio si dipana tra i vicoli di Vasivada, una città dove la disparità sociale è palpabile e la legge, rappresentata dal capitano Hadrian Turk, sembra favorire esclusivamente i ceti più abbienti. Jadd Hachen, nonostante la menomazione di un occhio subita proprio durante la prigionia sotto Turk, si muove con un'agilità che gli è valsa il titolo di "Principe dei Ladri". La sua missione non è solo una caccia al tesoro, ma un tentativo disperato di impedire che Lord Kaviani utilizzi la Triade per aprire un varco dimensionale. Lungo il tragitto, il rapporto con Zane Nazarri evolve da una collaborazione forzata — nata dopo che la ragazza è stata abbandonata dai suoi stessi compagni — a una solida alleanza necessaria per rintracciare i tre banditi fuggitivi: Gibbon, Joner Mascella di Ferro e Feccia. Oltre ai nemici principali, il mondo è popolato da creature insolite come uomini-topo e i terribili Murai, rendendo l'atmosfera costantemente sospesa tra il fantasy classico e il genere picaresco. La presenza di oggetti rari come la "Canna Sputafuoco" aggiunge un ulteriore strato di profondità, offrendo al giocatore la possibilità di scoprire epiloghi alternativi e segreti ben celati tra le pagine. Il sistema di gioco si poggia su tre caratteristiche principali: Combattività, Agilità e Astuzia. Sebbene il regolamento sia snello e facile da apprendere, il bilanciamento rappresenta il vero tallone d'Achille del libro. Martindale ha inserito numerosi tiri di dado "punitivi" dove un fallimento non porta a una deviazione della trama, ma alla morte immediata del protagonista. Questo aspetto costringe spesso il lettore a un approccio meno rigoroso alle regole per poter godere della storia fino in fondo. La vera forza dell'opera risiede però nella sua struttura a bivi. Il libro offre una libertà di approccio notevole nella ricerca delle tre gemme, permettendo di affrontare i diversi percorsi nell'ordine preferito. La scrittura di Martindale brilla per la capacità di creare varianti narrative significative: una scelta può portare a scoprire scene e personaggi completamente diversi, pur garantendo alla fine la possibilità di recuperare l'oggetto della missione. È un design che premia la rigiocabilità, poiché una singola lettura non permette di esplorare che una frazione dell'immaginario creato dall'autore. Nonostante un finale che tende a minimizzare gli sforzi compiuti durante la ricerca delle gemme — rendendo l'esito dello scontro ultimo quasi indipendente dal successo nelle missioni precedenti — La Resa dei Conti rimane un'avventura vivida ed atmosferica. È un commiato dignitoso per una collana controversa, sorretto da una prosa vivace e da un'ambientazione fantasy urbana che riesce ancora oggi a risultare affascinante.
Longevità 7:
La struttura ramificata e la presenza di oggetti magici opzionali spingono a rigiocare l'avventura più volte per scoprire tutti i segreti di Vasivada e i diversi finali possibili.
Difficoltà 6:
La sopravvivenza è legata a una combinazione di fortuna nei lanci e attenta gestione dei punti Esperienza; concludere il libro rispettando pedissequamente ogni regola è un'impresa statisticamente ardua.
Giocabilità 5:
Se da un lato la libertà di movimento è eccellente, dall'altro la presenza di troppi "check" mortali e un bilanciamento dei dadi talvolta spietato rendono l'esperienza frustrante per chi cerca una sfida equa.
Chicca:
Il titolo originale inglese del volume è Prince of Thieves. In Italia, tuttavia, si optò per La Resa dei Conti poiché il titolo "Il Principe dei Ladri" era già stato utilizzato per un altro librogame uscito qualche anno prima nella collana dedicata a Simbad.
Totale 6.5:
Un titolo che punta tutto sulla narrazione e sull'atmosfera. Se si è disposti a chiudere un occhio su un regolamento a tratti troppo rigido, ci si trova davanti a una valida storia.
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