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Il mio Play 2026

Il mio Play 2026

Oscuri presagi gravavano sul Play di quest’anno: nonostante l’albergo dell’anno scorso fosse in zona, l’amico con cui ci vado ha voluto prenotare in un hotel più vicino, che costa di più dell’altro e non prevede la colazione compresa (sarebbero stati altri 25€ al giorno, mi pare). Inoltre quella settimana dovrà essere in missione a Napoli, quindi si dovrà andare in treno uno dal sud e l’altro (io) dal nord-est. Come se non bastasse, sabato 23 si svolgerà nello stesso spazio ma in un altro padiglione, il 32, il festival di fumetto dell’ANAFI e la voglia di rivedere Luca Salvagno e Vittorio Giardino è forte, ma come combinare le due cose? Tanto più che l’amico mi organizza un’agenda di tornei a cui “dobbiamo” partecipare: Cthulhu con la Torre Nera, un nuovo gioco del Curte di Sine Requie e Brancalonia, di cui stiamo portando avanti una campagna, su mio suggerimento.
Grazie ai disservizi che sembrano tormentare la viabilità ferroviaria meridionale alla fine si risolve per la partenza in auto. Almeno quello.

22 maggio: arriviamo in albergo verso le 11 e l’amico decide di parcheggiare direttamente nello spazio interno riservato (altra emorragia di danari). Il check-in è previsto a partire dalle 14 quindi valigie e altri ammennicoli li lasciamo nel bagagliaio confidando di ritrovarli più tardi.
Il sole che già picchia mi strappa dei commenti sarcastici sulla possibilità di spostare le date del Play ancora più avanti, magari a luglio.

La fiera, quindi: colazione nell’area bar da cui si accederà poi ai padiglioni. In quello grande dove c’è la Tana dei Goblin che fa un casino infernale con gli altoparlanti trovo lo stand di Francesca Baerald che saluto prontamente complimentandomi per la sua carriera. Quest’anno il Play ospiterà anche una sua mostra. Io comunque devo muovermi in fretta perché per prima cosa voglio locupletare con una scatola di cioccolatini la responsabile delle p.r. della Acheron con cui nell’ultimo anno ho collezionato una bella serie di figuracce (“bella” per modo di dire, ovviamente).
Da Stratagemma scambio qualche parola con la titolare Mirella, o meglio la sottopongo a un interrogatorio sullo stato del settore che spero di tramutare in un’intervista – al momento non ci sono riuscito.
Allo stand dove vendono Lancilsette chiedo se è prevista la presenza di Marco Zamanni ma mi rispondono che non verrà ma che domani ci sarà Rotelli.
Nell’area 1-page incontro Mornon con cui scambio due chiacchiere e giungo alfine allo stand Acheron. Missione compiuta, e ne approfitto anche per intervistare Simone Laudiero, uno degli autori di Brancalonia.

Passiamo accanto allo stand del paese ospite che quest’anno è la Spagna. L’anno scorso era la Croazia e ci avevo un minimo interagito per vedere se potevo trovare qualcosa di interessante da comprare (mappe, un gioco di ruolo locale, cose così); anche stavolta azzardo un approccio per vedere se hanno qualcosa ma la signora con cui parlo mi dice che non hanno “juegos de rol”.
Nel corso dei numerosi passaggi fuori e dentro il padiglione vedrò sempre questo stand praticamente vuoto. Magari nei momenti in cui non sono passato era pieno di gente, ma così come l’ho percepito (e come già ne avevo avuto sentore l’anno scorso) mi pare che sia un’occasione sprecata. Qual è lo scopo delle ospitate di altri paesi? Vendere prodotti locali? Io sono interessato al folklore e comprerei volentieri un manuale di gdr fortemente localizzato, ma non ne hanno ancora portato uno né i croati né gli spagnoli. Forse vogliono fare provare i giochi al pubblico nostrano e/o intercettare possibili partner commerciali italiani? Allora quell’angolo andrebbe promosso di più. Mi auguro che gli ospiti abbiano almeno tenuto qualche conferenza di presentazione dello stato del settore nel loro paese.

Passiamo allo stand Crimson Studies/Litissea dove l’anno scorso giocammo con grande soddisfazione al redivivo I Signori del Caos. Stavolta c’è un tavolo pronto per Le Cronache del Tempo Segreto, l’autore/editore sta provando l’ultima uscita che è un megadungeon. È una partita a tempo ed è un piacere giocare come una volta (“il corridoio va avanti ma vedete una porta a destra e una a sinistra”) pur se il gioco in sé presenta molti spunti e varianti rispetto al classico D&D, prime fra tutte le razze.
Tornando a gironzolare incappiamo ne Il Tarlo, il produttore di trottole (che il mio amico colleziona) e di giochi in legno. Il mio amico è un Fisico e si dedica in particolare a un rompicapo in cui bisogna mettere tre matitoni a pezzi in un contenitore di legno. Credo che ci impieghi quasi mezz’ora, ma alla fine risolve il gioco.
Da MonDiversi non è ancora uscito il nuovo numero di “TSR – Tante Storie di Ruolo”, in compenso faccio dei discreti affari, anzi direi decisamente buoni, comprensivi anche del secondo Monstrous Compendium per Spelljammer ancora incellofanato. 80 euro contro i 120/150 dollari a cui scopro che lo vendono su internet. Oltre allo sconto, Amos mi omaggia anche di un modulo commissionato a Graeme Davis in occasione di UmbriaCon. Forse sono autosuggestionato dalle considerazioni sul collezionismo di gdr che feci un paio d’anni fa a Modena, ma mi pare che i prezzi stiano effettivamente scendendo.

In giro per padiglioni arriviamo in quello dei giochi da tavola dove proviamo un gioco giapponese che si svolge su una scacchiera, in cui i giocatori devono muovere delle torri (differenziate da simboli colorati) su delle caselle colorate anch’esse, imponendo all’avversario di muovere a sua volta il pezzo che come colore ha quello della casella su cui si è mosso. Praticamente vinco sempre io, e scopro che il mio amico è un po’ daltonico – o forse i realizzatori avrebbero dovuto rendere più distinguibili il rosa dall’arancione e il marrone dal viola.
Tornando a gironzolare il mio amico è attratto da un’associazione che compra e vende cards. Si informa e scopre che effettivamente le carte da gioco collezionabili (di alcuni giochi, almeno, e limitatamente ad alcune carte) hanno raggiunto quotazioni impensabili per lui che giocava a Magic nei primi anni ’90. Visto che ne possiede ancora un bel po’ probabilmente ha un discreto tesoretto a base di “terre doppie” a casa. Il motivo per cui si è originata questa escalation ci viene spiegata da un addetto allo stand: a fine anni ’90 di alcune carte venne vietata la ristampa in modo da trasformarle artatamente in materiale da collezione. So che è brutto fare il moralista, ma trasformare quello che era un gioco in una speculazione mi lascia un po’ interdetto. Mi sento poi vecchio quando io e il mio amico ricordiamo che ai nostri tempi le 50.000 lire di uno Shivan Dragon sembrassero una cifra altissima: mi sento vecchio perché l’addetto di cui sopra ha qualche anno meno di noi e non sa convertire da lire in euro.

Torniamo in albergo dove decidiamo anche di mangiare nell’annesso ristorante. Il ritardo micidiale con cui al mio amico vengono servite le tagliatelle diverrà un tormentone di questa fiera.
Nella mia camera fa caldo e nonostante si trovi al sesto piano è presidiata da zanzare. Inoltre è una di quelle camere in cui filtra tanta luce nonostante tutti gli accorgimenti per impedirne l’ingresso. Insomma, dormo poco e male.

23 maggio: il mio amico cede alle lusinghe della colazione da pagarsi a parte mentre io ripiegherò su caffè e brioche da qualche parte. Sì, ma dove? Non mi pare ci siano bar in zona eppure il mio amico mi ha detto di averne visto vicino alla fiera. Parto con calma, tanto i cancelli aprono alle 9, e confido di trovare un posto dove fare colazione. Mi rincuora il fatto che nella zona ci sono molti uffici pubblici e si sa che dove ci sono statali ci sono bar. Solo che gli statali di sabato non lavorano, e quindi anche quei pochi bar che trovo sono chiusi! Credo che il mio sguardo incazzatissimo farebbe scappare un serial killer, eppure più di una persona mi ferma per chiedermi informazioni sulla fiera del fumetto dell’ANAFI. Ecco, appunto, la fiera del fumetto: per ammazzare il tempo provo a sentire qualche fumettista che partecipa ma ovviamente essendo impegnati con l’allestimento hanno anche i cellulari occupati.
Alla fine decido di far valere il mio pass ed entro in fiera prima dell’apertura delle 9 per fare colazione al bar interno, tanto il mio amico comunque non entrerà prima. Prima di giungere ai tornelli per il controllo della validità del biglietto mi viene chiesto a quale fiera partecipo, giochi o fumetti, e desolato dico giochi. Quindi vengo indirizzato nella corsia giusta visto che ovviamente avevo imboccato quella sbagliata che portava al padiglione 32. In seguito mi morderò le mani per non aver fatto il pesce in barile ed essere andato dall’altra parte, ma comunque questo scherzetto sarebbe stato notato al momento del controllo del qr code del pass. Forse.

Alle 10:00 giochiamo a Brancalonia: il master (pardon, condottiero) è tal Barabba co-autore di una delle avventure contenute nella raccolta Terre Furiose. Non l’ho giocata, ma in tutta sincerità gli dico che mi sembrava un po’ stramba, fuori dai canoni dell’ambientazione e un po’ dispersiva. In effetti mi dà ragione e mi spiega che il motivo è che si trattava in origine di una multitavolo, quindi con gruppi diversi impegnati nelle varie possibili missioni.
“Barabba” ci racconta anche di come si sia dimenticato il cellulare sul taxi con cui è venuto in fiera e abbia dovuto chiedere soccorso ai passanti. Detto così non sembrerà niente di strano, ma va specificato che era vestito in tema brancalonico, con bandana da pirata, teste di aglio alla cintola e quant’altro addosso, quindi le risposte dei bolognesi non sono state tra le più caritatevoli.
L’avventura comunque è molto bella (beh, con Brancalonia è difficile sbagliarsi) e io ho oltretutto modo di interpretare proprio la razza che speravo, ovvero un gatto lupesco; congegnere per di più.

Dopo il pranzo consumato tra i vari stand gastronomici (io prendo un hamburger maremmano) torniamo allo stand Litissea dove proviamo un altro gioco dal gusto “old school” ambientato in una versione fantasy della Val d’Aosta del 1370, in cui elementi storici ed etnografici rigorosi sono stati riversati in un’ottica appunto fantasy. Il master è evidentemente appassionato dell’argomento e dimostra (almeno per me profano) una grande competenza sull’argomento, trattenendoci con ampie descrizioni prima dell’inizio della dimostrazione a cui alla fine si aggiungeranno altri quattro giocatori. Il gioco in sé è “agnostico”, cioè non prevede l’uso di un set stabilito di regole, il master per convenienza usa quello di D&D 5.5 di cui ci dice di aver sfruttato ogni possibilità di min/max. La maggior parte dei personaggi sono infatti multiclass. Il master ci anticipa che sarà un’avventura basata principalmente sulle indagini e sulla ricostruzione dell’atmosfera, nei fatti dopo una partenza investigativa si rivelerà una sequenza di combattimenti!

Alle 15:30 il mio amico ha prenotato una demo del nuovo gioco realizzato dal Curte di Sine Requie tratto da una serie di romanzi di Eleonora Villani alias Villanora: l’Età della Polvere. Si tratta di un mondo post-apocalittico assai violento e anche grazie agli altri componenti del gruppo l’avventura si rivela divertentissima. È un po’ assurdo che i giochi più crudi e violenti alla fine sfocino quasi in farsa, ma inevitabilmente finisce sempre così. Ci dilunghiamo ben più del previsto (l’altro gruppo masterizzato da Villanora ha già finito da un bel po’) ed è ora di tornare in albergo, non prima di passare da un tizio che fa dimostrazioni di aeropittura presso cui il mio amico prenota un posto per dipingere le miniature che si è portato dietro.
Nella stessa zona, la War Zone mi pare si chiami, incontro il fumettista Simone Delladio (farà le illustrazioni per l’Età della Polvere) con cui ci dilunghiamo a parlare delle disgrazie del settore fumettistico italiano.
Stavolta mangiamo in un ristorante etiope opportunamente individuato, e lo zighinì che mangia il mio amico si rivela essere il migliore che abbia mai mangiato (e lui ne ha provati in Canada, Olanda, Francia, Stati Uniti, ecc.) tanto che ne ordina un altro subito dopo il primo.
Conciliato da una prima lettura o meglio scorsa di quello che ho comperato, tra cui “Il Viaggio del Drago” di Carlo Sala Cattaneo, e soprattutto stremato dal poco sonno del giorno precedente mi addormento senza troppe difficoltà.

24 maggio: anche se stavolta accompagno il mio amico decido comunque di saltare la fila un po’ prima per fare colazione, tanto lo aspetterò al bar interno da cui dovrà per forza passare a breve. Mentre siamo ancora in coda mi chiede informazioni sulle regole dei vecchi giochi di ruolo e se è possibile utilizzarle con tanta leggerezza, con tutti questi retrocloni che sono copie del D&D classico. Io mi ricordo che a una conferenza lucchese di qualche anno fa Spartaco Albertarelli a una domanda specifica aveva appunto risposto che le regole dei giochi non sono soggette a copyright (forse anche Zakimos lo aveva detto qui sul forum?) però francamente non ricordo i dettagli. Bisognerebbe chiederlo allo stesso Albertarelli. Guarda caso, mentre sono al tavolino del bar che finisco la brioche vedo proprio lui che sta imboccando rapidamente le scale che portano al piano superiore! Troppo rapidamente per farmi scattare e intercettarlo, e poi non è il caso di disturbarlo per una cosa del genere.
Una volta all’interno dei padiglioni mi approprio di Leslie’s Life e visto che ci sono intervisto Andrea Angiolino.

Gironzolando per intercettare il mio amico (era interessato a un wargame di cui non ricordo il titolo) incappo in Ersilia. La prossima partita che abbiamo è lo Cthulhu della Torre Nera alle 10, o così ricordo, quindi abbiamo un po’ di tempo per chiacchierare. In realtà alla segreteria mi dicono che la sessione si terrà alle 10:20 e visto che abbiamo trovato altri due giocatori ma c’è posto per un quinto il mio amico propone a Ersilia di unirsi. L’acustica della sala dove giochiamo non è delle migliori, ma la Torre Nera non si smentisce e l’avventura è proprio bella. A un tavolo vicino giocano gli Strani Beoni, ovvero Poropat e Mornon, che nella classifica finale surclasseremo di 19 punti! Ma neanche stavolta vinciamo alcunché.

Dopo pranzo accolgo l’invito di Ersilia a partecipare alla conferenza sulle figure femminili nel settore dell’editoria ludica. A moderare l’incontro è Aloona e non ho dubbi sul fatto che vengano dette cose molto interessanti. Purtroppo però riesco a sentirne meno della metà perché l’audio è terrificante, non tanto (o non solo) per i rumori che giungono dall’esterno dai tavoli da gioco ma soprattutto per i microfoni che funzionano a intermittenza e quando funzionano producono dei sibili micidiali. L’intervento di un fonico non risolverà il problema e così si fa giusto in tempo a presentare le ospiti e poco più. Veramente un peccato: la responsabile di Raven dice di aver conosciuto Luigi Bernardi e mi sarebbe piaciuto approfondire.

Mi ricongiungo con l’amico che come da programma sta dipingendo con l’aerografo (che per tutta la durata della fiera chiamerà “aerosol”) la miniatura di uno dei rospi di Talisman che si è portato dietro. Sinceramente non capisco che senso abbia usare l’aerografo per dare del colore uniforme. Tanto varrebbe intingere direttamente la miniatura nel colore, no? Il mio amico comunque ha dato un minimo di sfumatura alla sua miniatura, forse involontariamente, quindi onore al merito.
Faccio gli ultimi tentativi di concretizzare qualche affarone da Amos Pons di MonDiversi: in effetti qualcosina di interessante anche la troverei, ma seguendo il trend (se questo trend non me lo sono solo immaginato) a Lucca probabilmente troverò gli stessi moduli a prezzi un po’ più bassi. Vedremo.
La partenza si vorrebbe concretizzare alle 17 ma c’è ancora tempo e ne approfittiamo per provare Fortune & Glory, un gioco da tavola palesemente rip-off di Indiana Jones. Mi pare un po’ Talisman ma d’altra parte il “presentatore” del gioco, tal Chip, ci aveva premesso che era basato principalmente sulla fortuna. Simpatico ma niente di eccezionale.
Usciti dalla fiera che son quasi le 18 riusciamo a rientrare chez nous in tempo per desinare nella paninoteca classica fin dai primissimi tempi di Modena.

La mattina del 25 l’ufficio stampa diramerà un comunicato trionfale sull’aumento delle presenze del 2,95% contando così in “oltre 35.000 visitatori unici” le presenze, un migliaio in più rispetto al 2025. Quest’anno ho effettivamente percepito la lunghezza delle file d’ingresso, comunque per nulla paragonabili a quelle di Lucca, ma lo stesso negli stand mi sembrava che non ci fosse poi tutta questa gente. Bar e servizi igienici, poi, per nulla affollati. Forse la logistica del posto (la fiera è immensa) ha contribuito allo sparpagliamento dei visitatori che erano davvero tanti, o forse faccio un paragone con Modena che era veramente stipata di gente.
Grande assente di quest’anno il prestigiatore che ci aveva deliziato l’anno scorso, in compenso i tizi che chiedono la questua in favore di fantomatiche associazioni benefiche si sono visti solo il primo giorno, forse scoraggiati dal cartello spuntato il secondo giorno con cui Bolognafiere avvisava i visitatori che non erano autorizzati.

GGigassi
Barone del Sole
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