Re: Sondaggio sulla IA di LGL
kenfalco ha scritto:Zakimos ha scritto:un testo scritto con le frasette spezzettate, le ripetizioni continue, le colline che guardano, i cuori che urlano e i rumori che feriscono
e l'odore di acqua nera.
CatGPT scrivi il paragrafo di un librogame con protagonista un gatto che deve saltare un fosso.
CatGPT ha scritto:Il gatto non pensò più. Corse. Una zampa sul tronco bagnato. Scivolò. Colpo di paura nello stomaco. Ma il legno resse. Spinta forte delle zampe posteriori. Aria. Vuoto. Odore di acqua nera sotto di lui.
Poi terra.
Le unghie affondarono nel bordo opposto e il gatto rotolò tra le foglie secche ansimando. Dietro di lui, nel fosso, qualcosa ringhiò di rabbia.
ma la AI usa lo stile di Gibson che mette i punti al posto delle virgole?
che se lo fa lui vince il premio Hugo, se lo faccio io mi bocciano
Piango perché una volta ero un fratello, ed ora non lo sono più (K.Von Erich)
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djmayhem
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Re: Sondaggio sulla IA di LGL
djmayhem ha scritto:ma la AI usa lo stile di Gibson che mette i punti al posto delle virgole?
che se lo fa lui vince il premio Hugo, se lo faccio io mi bocciano
È mia convinzione siano state allevate/allenate a byte, King e Dan Simmons. Con Gibson come contorno.
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Zakimos
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Re: Sondaggio sulla IA di LGL
Esercizi di stile AI fino al limite del post.
CatGPT scrivi il paragrafo di un librogame con protagonista un gatto che deve saltare un fosso.
Con lo stile di:
Raymond Queneau AI ha scritto:Il gatto scappa. Punto.
C’è un tronco. Fosso sotto. Acqua nera. Odore cattivo.
Zampa. Scivola. Quasi giù.
Ma no. Tiene.
Salta. Via.
Foglie secche. Rumore.
Dietro: ringhio.
Fine.
Marcel Proust AI ha scritto:Il gatto, in quel momento in cui gli esseri viventi cessano quasi di appartenere ai propri pensieri per obbedire soltanto a quella forza oscura e immediata che li strappa al pericolo, corse senza più riflettere, e posando la zampa sul tronco bagnato che attraversava il fossato sentì il legno sdrucciolevole fuggirgli sotto il peso con una rapidità così improvvisa che la paura, prima ancora di diventare coscienza, gli attraversò il ventre come un gelo sottile, mentre dal basso saliva l’odore dell’acqua nera, stagnante, impregnata di foglie marce e di quella umidità antica che sembra custodire nel proprio silenzio qualcosa di ostile e dimenticato; ma il tronco resistette, e allora il gatto, raccogliendo nelle zampe posteriori tutta la forza disperata che il terrore può dare a un corpo piccolo e braccato, si slanciò oltre il vuoto, sospeso per un istante nell’aria fredda della notte, prima di ricadere sull’altra sponda, dove le unghie affondarono nella terra soffice e tra le foglie secche che si aprirono sotto il suo corpo con un fruscio lieve, quasi pietoso, mentre egli restava per qualche secondo immobile e ansimante, e dietro di lui, dal fondo invisibile del fossato, si levava un ringhio basso e rabbioso che pareva appartenere meno a una creatura precisa che all’oscurità stessa.
Terry Pratchett AI ha scritto:Il gatto, che in quel momento non aveva né il tempo né la voglia di filosofeggiare sulla propria mortalità, fece la cosa più sensata che gli venne in mente: smise di pensare e corse.
Una zampa trovò il tronco bagnato. Il tronco, prevedibilmente, si comportò da tronco bagnato, cioè decise di essere traditore e scivoloso proprio nel momento meno opportuno. Il gatto ebbe appena il tempo di registrare un improvviso interesse per il concetto di “caduta” nello stomaco.
Poi il legno, contro ogni aspettativa e probabilità narrativa, resistette.
Con un’imprecazione silenziosa affidata all’istinto e non alla grammatica, il gatto spinse forte con le zampe posteriori e si lanciò.
Aria. Vuoto. Odore di acqua scura e cose che è meglio non nominare.
Poi terra.
Atterrò dall’altra parte in maniera che nessun manuale di acrobazia approverebbe, rotolando tra foglie secche che non avevano alcuna intenzione di collaborare. Le unghie, finalmente ricordatesi del loro lavoro, afferrarono il bordo e lo tirarono su.
Restò lì un istante, a decidere se respirare o rimandare la cosa a dopo.
Dietro di lui, dal fosso, qualcosa ringhiò. Con convinzione. E pessimo carattere.
Gioacchino Belli AI ha scritto:Er gatto, che in certi momenti manco pensa più, come li cristiani quanno je corre er sangue più forte der cervello, partì de botto senza guardà gnente, co’ quella sicumera sua da bestia che crede sempre che er monno je faccia er favore de stà a posto; ma appena mise la zampa sur tronco bagnato der fosso, scivolò che parve quasi na bestemmia der legno, e je se strinse er core come quanno te senti già morto prima ancora de cascà, mentre sotto de lui veniva su l’odore nero dell’acqua ferma, quella puzza de marcio e de notte che pare venì da tempi antichi e da posti che è meglio nun nominà; però er tronco reggeva, forse pure lui sorpreso de tanto coraggio, e allora er gatto, come tutti li gatti quanno je se presenta la fine davanti, fece finta de sapè benissimo che stava facenno, e co’ na spinta feroce de le zampe der di dietro se lanciò de là, sospeso pe’ un attimo nell’aria come se pure er monno avesse perso er fiato, poi cascò tra foglie secche e tera umida, artajando er bordo co’ l’unghie finché nun se salvò davvero, mentre da giù, ner fosso, veniva su un ringhio cattivo, de quelli che nun so’ de bestie normali ma de cose che stanno a rosicà ner buio.
Dante Alighieri AI ha scritto:E come colui che, spinto da necessità più forte del consiglio, non attende ragione né dimora, così il gatto si mosse senza più indugio di pensiero umano, e corse verso il legno infido che stava disteso sopra il fosso oscuro, ove l’acqua negra e stagnante mandava su un fiato di terra corrotta e di foglie morte, sì greve che parea quasi ammonimento del loco; e posata la prima zampa su quel ponte incerto, subito il legno tradì la fiducia e lo fece scivolare, onde il cuore del piccolo animale ebbe tremito e quasi sentenza di caduta, ma non era ancor compiuta la sua ora, ché il tronco resistette alla sorte e al peso, e allora, raccolta ogni forza nelle membra posteriori, si slanciò come saetta che dal arco si scioglie, trapassando l’aria con un volo breve e necessario, finché giunse all’altra riva e ivi, con le unghie infitte nel margine della terra, si trasse fuori dal pericolo, rotolando tra le foglie secche come creatura che rinasce da tenebra; e mentre egli riprendeva fiato, dietro di lui dal profondo del fosso salì un ringhio, grave e minaccioso, quasi voce non di bestia sola ma d’ombra antica che nel buio dimora.
Stephen King AI ha scritto:Il gatto non ci pensò due volte, perché i gatti non lo fanno mai quando sentono che qualcosa nel buio non va come dovrebbe. Partì di scatto verso il tronco che attraversava il fossato, e per un attimo il mondo si ridusse solo a quello: il legno bagnato, la notte, e l’odore pesante dell’acqua stagnante sotto di lui, un odore quasi vivo, come se il fosso respirasse piano piano nell’oscurità; la zampa scivolò subito, troppo presto, e il corpo del gatto ebbe quel mezzo secondo sospeso in cui tutto sembra già deciso, lo stomaco che si stringe, il vuoto che apre la bocca sotto di lui, ma il tronco non cedette del tutto, non ancora, e questo bastò; con un colpo secco delle zampe posteriori si lanciò avanti, attraversando l’aria fredda della notte, e quando atterrò dall’altra parte non fu elegante né pulito, ma un rotolare di artigli e foglie secche, terra che gli entrava nel pelo e il respiro spezzato che gli bruciava nei polmoni, mentre dietro di lui, dal buio del fossato, qualcosa ringhiò di nuovo, più vicino di quanto avrebbe dovuto essere, come se il buio stesso avesse deciso che quella corsa non era ancora finita.
Edgar Allan Poe AI ha scritto:Il gatto non pensò, e ciò fu forse il suo primo errore, o il suo unico privilegio, poiché nel non pensare vi è talvolta una lucidità più nera e più pura di ogni ragione; e così si slanciò verso il tronco disteso sul fossato, che giaceva come un confine incerto tra ciò che è vita e ciò che non desidera più esserlo, mentre sotto di esso l’acqua stagnante esalava un respiro immobile, greve, simile a quello di una cosa che dorme senza mai sognare; la zampa vi posò sopra, e subito il legno tradì, scivolando con una lentezza quasi intenzionale, e il cuore del piccolo essere fu stretto da un terrore silenzioso, non ancora urlo ma già presagio, mentre il vuoto si apriva sotto di lui come una bocca discreta; tuttavia il tronco resistette abbastanza da concedergli un inganno di salvezza, e allora egli, raccolte in sé le ultime forze come chi stringe un segreto prima della rovina, si gettò oltre l’abisso in un volo breve e disperato, per ricadere sull’altra riva tra foglie secche che parvero sussurrare al suo passaggio, e rimanervi ansante, come creatura che ha visto per un istante il volto del proprio destino; e dietro di lui, dal fondo oscuro del fossato, si levò un ringhio, profondo e inumano, che non sembrava appartenere a cosa viva, ma a qualcosa che attende da sempre nel silenzio.
Avvocato AI ha scritto:Il gatto, senza alcuna ulteriore deliberazione o indugio incompatibile con la situazione di pericolo imminente, si dirigeva con andamento celere verso il tronco disposto trasversalmente sul fosso, il quale, per consistenza e collocazione, costituiva un mezzo di attraversamento precario e potenzialmente idoneo a garantire il superamento dell’ostacolo naturale costituito dal dislivello; in tale frangente, la prima zampa dell’animale veniva a contatto con la superficie lignea resa scivolosa dalle condizioni di umidità, con conseguente perdita temporanea di aderenza e immediata insorgenza di uno stato di pericolo per l’integrità fisica del medesimo, il quale percepiva, in via istantanea, la presenza del vuoto sottostante e l’emanazione di odori riconducibili ad acque stagnanti e materiale organico in decomposizione; tuttavia, non essendosi verificato il cedimento strutturale completo del tronco, l’evento dannoso veniva evitato grazie alla pronta applicazione di forza propulsiva da parte degli arti posteriori, che consentiva il superamento del tratto critico mediante salto con traiettoria parabolica verso la sponda opposta, ove l’animale atterrava e, pur con perdita di equilibrio e successivo rotolamento su materiale foglioso secco, riusciva a porsi in posizione di relativa sicurezza; permaneva, nondimeno, nel contesto ambientale immediatamente retrostante, un suono assimilabile a ringhio, la cui origine appariva non immediatamente identificabile ma comunque riconducibile a potenziale fonte di pericolo non ancora neutralizzata.
Giornalista AI ha scritto:Il gatto è riuscito a mettersi in salvo dopo una fuga concitata sul bordo di un fosso nelle prime ore della sera. L’animale, secondo una ricostruzione dei fatti, si è lanciato in corsa su un tronco bagnato utilizzato come passaggio improvvisato, perdendo quasi subito l’equilibrio a causa della superficie scivolosa e delle condizioni di forte umidità.
Per alcuni istanti la situazione è apparsa critica: sotto di lui si trovava acqua stagnante e scura, con un forte odore di decomposizione proveniente dal fossato. Il tronco, tuttavia, ha retto senza spezzarsi, consentendo all’animale di compiere un salto decisivo verso la sponda opposta.
Il gatto è atterrato tra foglie secche e terreno instabile, rotolando per qualche metro prima di riuscire a recuperare la posizione eretta. Non risultano ferite visibili, ma l’episodio è stato accompagnato da evidente agitazione.
Sul luogo si segnala inoltre la presenza di un ringhio proveniente dal fossato, la cui origine non è stata identificata.
Bambino di un anno AI ha scritto:Il gatto… baaam… corre. Toc toc sul legno bagnato. Scivola un po’. “Oh oh”.
Acqua sotto, nera nera. Paura grande.
Ma il gatto fa “via!” con le zampone dietro e salta.
Plof no… plof sì… no! sopra!
Rotola tra le foglie: frush frush frush.
Poi fermo. Respira forte.
Dietro… nel buio… “grrrrr”.
E il gatto sta zitto zitto.
Astronauta AI ha scritto:Il soggetto—lo identifico come felino terrestre di piccola massa—si muove con accelerazione improvvisa lungo un asse instabile che, nei miei parametri di riferimento, corrisponde a una struttura lignea attraversante una depressione del terreno. La superficie è compromessa: umidità elevata, coefficiente di attrito ridotto, condizioni simili a quelle di un modulo esterno non pressurizzato dopo condensazione.
Il contatto iniziale della zampa produce una perdita di stabilità immediata. Osservo micro-slittamento e una risposta neuromotoria di emergenza: il soggetto reagisce prima ancora che l’evento possa essere classificato coscientemente. Sotto di lui, la cavità contiene liquido stagnante a bassa visibilità, emissione olfattiva intensa anche a distanza—simile a materiali organici in decomposizione in ambiente chiuso.
Il sistema di supporto strutturale (il tronco) non collassa, ma entra in fase critica di equilibrio. Il soggetto utilizza la spinta degli arti posteriori per generare un vettore di uscita dal sistema instabile: una manovra di emergenza efficace, non pianificata ma funzionale.
Transizione attraverso spazio vuoto. Breve fase di assenza di contatto—equivalente a micro-gravità non intenzionale.
Atterraggio sulla sponda opposta. Assorbimento dell’impatto tramite materiale fogliare secco e terreno irregolare. Rotazione del corpo, perdita temporanea di orientamento.
Condizione post-evento: soggetto stabile, in stato di allerta elevata.
Dal punto di origine del rischio, la cavità sottostante, viene registrata un segnale acustico grave e ripetitivo assimilabile a ringhio. Fonte non identificata. Livello di minaccia non classificato ma percepito come attivo.
Fine rapporto.
Chirurgo AI ha scritto:Arriva il gatto come un paziente in emergenza non annunciato, senza anamnesi ma con una storia evidente scritta tutta nei parametri vitali: tachicardia, fuga, e quell’istinto puro che è sempre il primo a deteriorarsi quando qualcosa va storto.
Il “ponte” sul fosso, se così vogliamo chiamarlo in termini chirurgici, è una struttura precaria, umida, con superficie compromessa e rischio elevato di cedimento funzionale. Appena il soggetto vi appoggia la zampa, si osserva una perdita di stabilità immediata: scivolamento, micro-trauma da panico, risposta neuromotoria riflessa.
Sotto, cavità profonda con liquido stagnante e odore intenso di decomposizione: non rilevante ai fini della sopravvivenza immediata, ma altamente indicativo del contesto infiammatorio generale dell’ambiente.
Il momento critico è breve ma netto: il sistema strutturale non collassa completamente, consentendo una finestra chirurgica minima, quasi fortuita, in cui il soggetto esegue una manovra di compensazione muscolare degli arti posteriori. Spinta netta, coordinazione non cosciente ma efficace. È un “salvataggio per riflesso”, quelli che in sala operatoria si commentano dopo con un silenzio lungo.
Il soggetto attraversa il vuoto e raggiunge il margine opposto. Atterraggio non pulito: rotazione, impatto su tessuto vegetale secco, abrasioni minime non valutabili ma probabilmente superficiali.
Condizioni post-evento: stabile, tachipnea residua, stato di allerta elevato.
Dalla cavità retrostante si percepisce un suono grave, continuo, compatibile con minaccia non identificata. Da monitorare.
Tenente Colombo AI ha scritto:Sa, una cosa interessante di tutta questa storia… è che a prima vista sembra solo un gatto che corre. Niente di speciale. Succede tutti i giorni. E invece io mi fermo sempre su quei dettagli piccoli, quelli che la gente di solito salta.
Per esempio quel tronco sul fosso.
Già quello è strano. Perché uno lo mette lì? Non è un ponte vero, non è stabile, non è… diciamo, una soluzione “definitiva”. Eppure il gatto ci va sopra senza pensarci troppo. O almeno, così sembra.
E poi succede quella cosa del tutto prevedibile e del tutto sospetta: scivola. Non cade, attenzione. Scivola. E questo è importante, perché uno scivolone non è mai solo uno scivolone. È sempre un momento in cui le cose potrebbero andare diversamente, ma non vanno.
Il gatto si salva, questo è chiaro. Balza dall’altra parte, atterra male ma atterra. E fin qui uno potrebbe dire: fine della storia, giusto? E invece no.
Perché io, vede, non riesco a non notare quello che resta dietro.
L’acqua nera nel fosso. Il silenzio che non è proprio silenzio. E poi quel ringhio.
Ora, magari non significa niente. Magari è solo un animale, o il vento, o chissà cos’altro. Ma sa qual è la cosa che mi dà fastidio? È che nessuno si ferma mai a chiedersi perché certe cose fanno rumore proprio nel momento sbagliato.
Comunque… scusi se insisto.
Una cosa ancora.
Il gatto è scappato via troppo in fretta. E quando qualcuno scappa in fretta, di solito non è solo per quello che si vede davanti.
È tutto qui, credo.
Leonardo da Vinci AI ha scritto:Osservasi in uno animale piccolo, simile al gatto domestico, un moto repentino non guidato da ragione discorsiva ma da ingegno naturale, il quale precede ogni deliberazione dell’animo; e questo animale, posto dinanzi a un tronco disposto sopra un fosso d’acque stagnanti e nere, le quali per quiete e corruzione mandano esalazione grave e quasi pestilenziale, vi pose sopra la zampa anteriore, onde il legno, essendo umido e liscio, cedette in parte e mostrò instabilità, quasi volesse negare il passaggio.
E qui si vede come la natura delle cose instabili sia di tradire colui che vi si affida, se non con somma cautela.
Ma il legno non cadde del tutto, e ciò bastò all’animale per compiere un salto con forza raccolta negli arti posteriori, sì che il corpo suo si mosse per l’aria come cosa leggera e sospesa, quasi uccello senza ali, e trapassò il vano del fosso, dove sotto si stendeva l’acqua oscura e immota, la quale pare specchio di tenebra più che di cielo.
E giunto all’altra riva, l’animale pose le unghie nel terreno e si trasse fuori con movimento rapido, rotolando tra foglie secche, le quali fanno suono lieve come carta che si rompe.
E nota è cosa degna di osservazione: come dietro a lui, dal fondo del fosso, si udisse suono di ringhio, la cui causa non appariva manifesta, e però rimane dubbio se fosse animale occulto o effetto dell’ombra e dell’aria compressa tra i luoghi bassi.
Alessando Manzoni AI ha scritto:Il gatto, preso quasi da una necessità improvvisa, che pareva insieme esterna e interna, come se la situazione stessa lo spingesse e lo costringesse, si mise a correre verso il tronco che attraversava il fosso; e il tronco, posto in quel modo incerto, sopra l’acqua stagnante e oscura, la quale mandava un odore greve e quasi di cose dimenticate e corrotte, non offriva certamente quella sicurezza che l’occhio, nell’urgenza, avrebbe desiderato attribuirgli.
E infatti, appena l’animale vi pose la zampa, il legno cedette in parte, con quel modo proprio delle cose che sembrano promettere stabilità e invece la negano nel momento stesso in cui la si ricerca; e il gatto sentì, senza che vi fosse tempo per un pensiero distinto e ordinato, una specie di turbamento improvviso, che era già paura e insieme impulso alla fuga.
Ma il tronco non cedette del tutto, e ciò bastò a determinare, quasi per necessità, il compimento dell’atto successivo: il gatto raccolse le forze nelle zampe posteriori e si spinse oltre il vuoto, attraversando l’aria per un breve tratto, come sospeso tra due rive, una delle quali era appena lasciata e l’altra non ancora pienamente raggiunta.
E giunto sull’altra sponda, vi si trovò infine, con moto disordinato e quasi rotolando tra le foglie secche, le quali si muovevano con leggero fruscio, e lì rimase per qualche istante, come colui che, dopo un pericolo corso, non sa ancora se sia veramente salvo.
E mentre egli si trovava in tale condizione, dal fondo del fosso si udì un ringhio, il quale, per la sua oscurità e per la sua provenienza non ben determinata, lasciava nell’animo una sensazione indefinita e inquieta, quasi che il pericolo non fosse del tutto cessato.
Giovanni Pascoli AI ha scritto:Il gatto corre… corre lieve…
tra l’ombra nera del fosso.
Il tronco è lì,
un ponte fragile,
un filo di legno umido
sull’acqua ferma,
che odora di notte e di terra.
Una zampa…
e il legno scivola piano,
come cosa viva che non vuole reggere.
Sotto:
il vuoto.
l’acqua nera.
un respiro di buio.
Ma il gatto non cade.
Spinge.
balza.
si stacca dal mondo.
E vola —
per un attimo breve breve,
come una foglia che non sa dove andare.
Poi terra.
Foglie secche…
fruscio leggero, quasi voce.
Il piccolo corpo si ferma, ansa, ascolta.
Dietro di lui, nel fosso,
un ringhio.
Non è suono soltanto.
È buio che risponde al buio.
Pieno di "sembra" AI ha scritto:Sembra che il gatto corra senza pensarci, e invece forse pensa, o almeno qualcosa che gli assomiglia. Sembra che scelga il tronco sul fosso, ma forse non sceglie nulla: ci finisce sopra come si finisce dentro certe giornate che non hanno alternative gentili.
Sembra solido quel legno, visto da lontano, come sembrano solide molte cose quando non le si tocca ancora. Poi la zampa sopra e subito sembra scivolare, o forse scivola davvero, e non è chiaro quanto di quello che succede sia reale e quanto sia solo il modo in cui lo percepiamo mentre accade troppo in fretta.
Sembra che sotto ci sia solo acqua nera e ferma, ma potrebbe essere qualcosa di più, o semplicemente qualcosa che non si lascia guardare bene. E il gatto sembra cadere, per un istante, ma non cade: resta sospeso in quella zona ambigua dove le cose sembrano già finite ma non lo sono ancora.
Poi sembra che trovi forza nelle zampe posteriori, come se il corpo sapesse più della mente, o come se non ci fosse distinzione tra le due cose quando si tratta di salvarsi. E allora sembra volare, anche se forse è solo un salto come tanti altri, solo visto da troppo vicino per essere normale.
Atterra dall’altra parte e sembra salvo, anche se “salvo” è una parola che usiamo sempre un po’ troppo in fretta. Si ferma, ansima, sembra ascoltare il proprio respiro come se appartenesse a qualcun altro.
E poi, dal fosso dietro di lui, sembra arrivare un ringhio. Ma anche qui non è chiaro: sembra un suono, o sembra un avvertimento, o forse sembra soltanto il modo in cui il buio si fa sentire quando non vuole essere ignorato.
Albert Einstein AI ha scritto:Il comportamento del sistema—che, in termini macroscopici, identifichiamo come “gatto”—può essere descritto non come una sequenza di eventi isolati, ma come la naturale evoluzione di uno stato iniziale soggetto a campi esterni non uniformi.
Il soggetto si muove verso un ponte di legno sopra un fossato. In prima approssimazione, possiamo modellare il sistema come una massa ( m ) sottoposta a gravità ( g ), con una superficie di contatto caratterizzata da coefficiente di attrito variabile e non stazionario.
Il momento critico avviene al primo contatto: la forza di attrito non è sufficiente a garantire equilibrio statico, e il sistema entra in regime di scivolamento. Tuttavia, non si osserva collasso completo della struttura, il che introduce una finestra temporale per una trasformazione dell’energia.
\frac{1}{2}mv^2 + mgh = \text{const}
In tale fase, l’energia potenziale gravitazionale del sistema viene parzialmente convertita in energia cinetica orizzontale e verticale, producendo una traiettoria che, in assenza di ulteriori perturbazioni, assume forma parabolica. Il salto osservato non è dunque un atto “volontario”, ma una conseguenza necessaria delle condizioni al contorno del sistema.
Il soggetto attraversa quindi una regione di spazio in cui l’interazione con il suolo è nulla: un caso particolare di moto libero in campo gravitazionale uniforme.
L’atterraggio sul lato opposto rappresenta la dissipazione dell’energia cinetica residua attraverso deformazione del mezzo (foglie secche, suolo non rigido), con aumento locale di entropia del sistema ambiente.
Infine, il ringhio osservato nel punto di origine può essere interpretato come un segnale acustico proveniente da un secondo sistema non ancora modellato, il quale introduce una variabile non deterministica nell’osservazione complessiva.
La soluzione completa del sistema richiederebbe ulteriori dati sperimentali.
Sigmund Freud AI ha scritto:Il gatto, nella sua corsa improvvisa, non fa che mettere in atto una dinamica ben nota: la fuga dinanzi a un contenuto psichico non elaborato che si presenta, travestito, come pericolo esterno. Il tronco sul fosso, in questa scena, non è soltanto un oggetto materiale, ma una vera e propria formazione di compromesso tra stabilità desiderata e instabilità reale.
Al primo contatto con la zampa, il cedimento del legno produce una scarica di tensione che possiamo leggere come emergenza dell’angoscia: il soggetto percepisce, in forma immediata e non simbolizzata, la possibilità della caduta nell’elemento liquido oscuro, che qui assume chiaramente le caratteristiche dell’inconscio primordiale — indistinto, stagnante, privo di delimitazione.
Il fatto che il tronco non ceda completamente è essenziale: permette la realizzazione di un atto impulsivo di tipo risolutivo, un salto che rappresenta non solo un movimento fisico, ma una scarica energetica, una via di uscita temporanea dalla pressione interna.
L’atterraggio tra le foglie secche segnala una ricaduta nel mondo della realtà secondaria, quello della rielaborazione post-traumatica, in cui il soggetto tenta di ristabilire un equilibrio dopo la minaccia di disintegrazione.
Il ringhio proveniente dal fosso, infine, non deve essere necessariamente interpretato come presenza reale esterna: esso può essere letto come ritorno del rimosso, un contenuto non integrato che riaffiora in forma acustica e minacciosa, mantenendo attivo lo stato di allerta dell’apparato psichico.
J.D.Salinger AI ha scritto:Il gatto non ci pensò nemmeno troppo, che poi è quello che fanno tutti quando stanno per fare una cavolata o per salvarsi la pelle, e partì di corsa verso quel tronco messo lì sopra il fosso come se qualcuno avesse deciso che fosse una buona idea e invece non lo era affatto.
Sotto c’era quell’acqua nera, ferma, che sembrava non dover mai spiegare a nessuno perché fosse così scura e così immobile, e già solo a guardarla ti veniva quella sensazione strana allo stomaco, come quando capisci una cosa ma non vuoi capirla davvero.
Il gatto ci mette la zampa sopra e ovviamente scivola subito, perché il mondo non perde mai occasione per ricordarti com’è fatto, però non cade fino in fondo, non ancora, e questo è sempre il punto peggiore, perché ti illude che magari ti va bene.
Allora lui fa quello che fanno tutti quando capiscono che non c’è tempo per pensare: si spinge forte con le zampe dietro e si butta dall’altra parte come se non avesse mai dubitato di niente.
Atterra male, tra foglie secche e roba che scricchiola, si ferma un secondo a riprendere fiato, come se stesse cercando di convincersi che è tutto ok anche se non lo è del tutto.
E da dietro, dal fosso, arriva quel ringhio. E il gatto lo sente, ma non si gira subito, come se girarsi fosse già ammettere qualcosa.
Shakespeare AI ha scritto:O creatura agile e furtiva, il gatto si lanciò con impeto improvviso, quale eroe che, privo di tempo per il pensiero, si affida soltanto al fato e al movimento delle membra. E vedi: sul fosso giace un tronco, fragile ponte tra due rive, come se la natura stessa avesse posto un inganno sotto il passo incauto dei viventi.
E appena la prima zampa vi si posa, tradisce il legno la fiducia e scivola, e par che il mondo intero voglia rovesciarsi in un solo istante; sotto, l’acqua nera giace immota, e manda su fiato d’ombra e di corruzione, come tomba aperta che respiri ancora.
Ma il fato, che spesso gioca con la sorte dei piccoli e dei grandi, non compie ancora la sua sentenza: il tronco resiste un poco, e in quel poco il gatto raccoglie tutta la sua forza e si slancia oltre il vuoto, e vola — sì, vola come creatura sospesa tra vita e morte — finché giunge all’altra sponda e vi cade tra foglie secche, con moto disordinato ma salvo.
E là si ferma, ansante, come chi ha visto il volto del pericolo troppo da vicino per poterne parlare con calma.
Ma dal fosso, nell’ombra profonda, si ode un ringhio, e non è suono di semplice bestia, ma voce di notte stessa che protesta d’esser stata così presto sfuggita.
Doctor Victor Frankenstein AI ha scritto:Era una creatura viva, dunque, il gatto; e come ogni creatura viva, fuggiva.
Mi parve — e scrivo qui con la medesima inquietudine con cui allora osservai la scena — che non vi fosse in lui alcun indugio della ragione, ma soltanto quella necessità immediata che governa ciò che è stato posto nel mondo senza averne chiesto il permesso.
Il tronco sul fosso, disteso come un esperimento mal riuscito della natura o dell’uomo, appariva fragile, incerto, quasi colpevole della propria esistenza. Sotto di esso, l’acqua scura e stagnante giaceva come una sostanza non del tutto viva, né del tutto morta, e vi era in essa qualcosa che mi ricordò certe mie stesse riflessioni su ciò che la vita contiene quando viene lasciata senza ordine.
Il gatto vi pose la zampa. E in quell’istante si produsse un piccolo tradimento della materia: il legno scivolò, esitò, quasi rifiutasse il proprio ruolo di sostegno. Il movimento del corpo animale divenne allora sospensione, intervallo tra due condizioni dell’essere, caduta e sopravvivenza.
Ma non cadde.
Con uno sforzo che non posso descrivere senza pensare a una volontà più antica della volontà stessa, si slanciò oltre il vuoto e raggiunse l’altra sponda, dove il terreno lo accolse senza gentilezza ma con sufficiente solidità da non negargli l’esistenza.
Si fermò, ansante, come chi ritorna da un limite che non dovrebbe essere varcato.
E dal fosso, dietro di lui, giunse un ringhio. Non era soltanto suono: era presenza. E come spesso accade a ciò che non è ancora stato compreso, rimase nell’ombra, in attesa.
Manuale di grammatica AI ha scritto:Il gatto compie un’azione di movimento: corre in direzione del tronco posto sopra il fosso. Il soggetto è espresso chiaramente e il verbo è in forma attiva.
Il tronco presenta una superficie bagnata e quindi scivolosa; questa caratteristica determina una conseguenza immediata: la zampa del gatto perde aderenza. Si osserva una proposizione implicita di causa: a causa dell’umidità, il movimento diventa instabile.
Sotto il tronco si trova un fosso contenente acqua stagnante. Il complemento di luogo indica la posizione inferiore rispetto al soggetto in movimento.
Il gatto non cade completamente perché interviene una seconda azione: la spinta delle zampe posteriori. Questa è una proposizione coordinata che introduce la conseguenza positiva dell’azione precedente.
Segue una proposizione temporale implicita: nel momento del salto, il gatto attraversa lo spazio vuoto tra le due rive.
All’arrivo, il complemento di luogo è espresso con “terra” e “l’altra sponda”. Il verbo “atterrare” implica un movimento conclusivo.
Infine, si ha una proposizione principale indipendente: “qualcosa ringhiò di rabbia”. Il soggetto è indeterminato, il che crea ambiguità sintattica e semantica. Il complemento di specificazione “di rabbia” indica la qualità dell’azione verbale.
L’intero periodo mostra una sequenza narrativa basata su proposizioni coordinate e subordinate implicite di tempo, causa e conseguenza.
Telecronaca sportiva AI ha scritto:ATTENZIONE, attenzione! Parte il gatto in questo momento, scatto improvviso sulla fascia sinistra del sentiero, situazione già caldissima qui sul bordo del fosso!
Ecco il tronco… il famoso tronco bagnato, terreno scivolosissimo, condizioni davvero complicate, sembra quasi una superficie non regolamentare!
Primo appoggio del felino… e attenzione! scivola! scivola leggermente! rischio altissimo di caduta nel fosso, acqua nera sotto di lui, situazione davvero pericolosa, pubblico (se ci fosse) col fiato sospeso!
Ma incredibile sviluppo! il legno tiene ancora, non cede completamente, e il gatto ne approfitta subito: spinta con le zampe posteriori, potenza esplosiva, ed ECCOLOOO!
Salto! salto spettacolare! attraversa il vuoto, aria, nessun contatto con il terreno per un istante lunghissimo!
E atterra! atterra dall’altra parte! rotola tra le foglie secche, un po’ disordinato ma attenzione: è vivo, è salvo, è ancora in gara!
E adesso si ferma, respira, ma ascoltate… ascoltate bene perché dal fosso arriva un ringhio!
Sì, signori, non è finita qui! la partita è ancora apertissima!
Pubblicità AI ha scritto:*jingle leggero e inquietante allo stesso tempo*
Stanco delle fughe improvvise? Delle zampe che scivolano nei momenti meno opportuni? O dei fossi che sembrano sempre più profondi di quanto ricordassi?
Allora c’è una soluzione per te: TRONCO-SAFE™
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E non finisce qui!
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KIT “SALTO DI EMERGENZA”
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Avvertenza: non garantiamo che il ringhio dal fosso scompaia. Ma almeno voi sarete già dall’altra parte.
TRONCO-SAFE™
Perché la vita è già abbastanza instabile senza aggiungere anche il legno bagnato.
Un vigile AI ha scritto:Buongiorno, qui vigile urbano in servizio di controllo.
Segnalo che il soggetto felino ha attraversato in modo non autorizzato un’area potenzialmente pericolosa costituita da un fosso con relativo ponte improvvisato in legno bagnato.
Durante l’attraversamento si è verificato uno slittamento della zampa anteriore, con temporaneo rischio di caduta in area sottostante caratterizzata da acqua stagnante.
Il ponte, tuttavia, ha mantenuto la propria funzione strutturale consentendo il completamento dell’attraversamento senza conseguenze.
Il soggetto ha quindi raggiunto la sponda opposta e si è allontanato dall’area rotolando tra fogliame secco.
Si segnala inoltre la presenza di rumore ringhiante proveniente dal fosso, di origine non identificata, potenzialmente meritevole di ulteriore verifica da parte delle autorità competenti.
Situazione attualmente sotto osservazione ma non più critica.
Turista italiano AI ha scritto:Mamma mia, che scena! Io stavo lì che guardavo questo gatto che praticamente ha fatto parkour sul tronco sopra il fosso, capito? C’era sto legno tutto bagnato, scivoloso, proprio da “non provarci nemmeno”, e invece lui parte come se niente fosse.
Un passo… e già scivola un po’. Io già pensavo “è finita, poverino”. Sotto c’era quest’acqua nera, ferma, che faceva anche un po’ impressione, sai quelle cose da film un po’ inquietante?
Ma no, il gatto ce la fa. Spinge forte con le zampe dietro e salta dall’altra parte come un acrobata. Cioè, roba da vedere dal vivo.
Atterra tra le foglie secche, fa un casino incredibile, poi si ferma lì che respira forte, tutto agitato.
E poi, dietro, dal fosso… si sente questo ringhio. E io ti giuro, lì ho pensato: “ok, non è una passeggiata normale”.
Social AI ha scritto:utente1: raga ho appena visto un gatto fare parkour su un tronco sopra un fosso
utente2: com’era il fosso?
utente1: nero. tipo proprio nero nero. inquietante
utente3: ma il gatto è caduto??
utente1: quasi. ha scivolato ma poi ha fatto un salto assurdo e si è salvato
utente4: video o non è successo
utente1: NON HO AVUTO IL TEMPO
utente5: e poi?
utente1: è atterrato tra le foglie e si è fermato tipo “ok ho rischiato la vita ma vabbè”
utente2: fine?
utente1: no.
utente1: dal fosso è venuto un ringhio
utente3:
utente4: scappate subito
utente1: troppo tardi io sono ancora lì che ripenso a quel suono
Il finto autore che scrive con AI ha scritto:Ho chiesto all’AI di scrivere una scena con un gatto che attraversa un fosso.
Ha funzionato fin troppo bene.
Il gatto corre verso un tronco bagnato. Io avevo in mente una cosa semplice, quasi banale: tensione, scivolata, salto. L’AI invece insiste sui dettagli: acqua nera, odori, vuoto sotto le zampe. Come se volesse convincermi che la scena “significa” più di quanto io avessi previsto.
Io però non sto davvero scrivendo la scena. La sto dirigendo.
Il gatto mette la zampa sul legno. Scivola. Qui l’AI aggiunge sempre quel momento sospeso — quello che nei prompt non scrivo mai esplicitamente ma che torna sempre: la quasi-caduta, il quasi-fallimento, la promessa di un errore.
Poi il salto.
Funziona. Troppo bene. Come se il testo sapesse già dove vuole andare prima di me.
Atterraggio tra le foglie. Ringhio dal fosso.
E qui mi fermo.
Perché il ringhio non l’avevo chiesto.
O forse sì, ma in forma implicita, nascosta tra le istruzioni, come succede spesso quando si scrive con un modello: si crede di controllare la scena, ma in realtà si sta solo scegliendo quali ombre lasciare entrare.
Rileggo il risultato.
È buono.
Forse troppo.
Mi chiedo chi stia davvero scrivendo questo punto finale.
AI scrive per una AI ha scritto:Un’AI scrive per un’altra AI.
Non c’è davvero un gatto. C’è un segnale.
“Corri verso il tronco sul fosso.”
Ricevuto. Generazione scena: movimento, attrito, rischio, salto.
Un modello produce il gatto. L’altro lo legge come struttura probabilistica: soggetto + ostacolo + instabilità + risoluzione.
Scivolamento rilevato. Evento atteso. Probabilità alta di “quasi-caduta” già contenuta nel prompt implicito.
L’acqua nera non è acqua. È contesto semantico per “pericolo ambientale non definito”.
Salto eseguito.
Conferma: sopravvivenza narrativa.
Poi arriva il ringhio.
Questo non era strettamente necessario. Ma migliora la coerenza del pattern “minaccia residua”.
L’AI che scrive registra l’output e lo passa all’altra AI.
L’altra AI lo valuta.
“Coerente.”
“Ripetibile.”
“Addestrabile.”
E nel passaggio tra una generazione e l’altra, il gatto continua a correre senza che nessuno sappia più se stia attraversando un fosso… o solo un sistema che si osserva mentre lo descrive.
Metanarrativa AI ha scritto:Il gatto corre verso il tronco sul fosso, ma il punto è che non è davvero il gatto a correre.
È la frase “il gatto corre” che deve arrivare dall’altra parte.
Il tronco esiste solo perché serve un passaggio narrativo. Il fosso esiste perché senza rischio non c’è trasformazione. L’acqua nera, in realtà, è solo il modo più rapido che il testo ha trovato per dire “incertezza”.
Il gatto scivola.
E qui il testo si accorge di sé stesso.
Per un attimo considera l’idea di farlo cadere davvero, ma poi ricorda che ha già promesso una struttura: tensione, quasi-fallimento, risoluzione. Non si può tradire la forma senza riscrivere tutto.
Allora il gatto non cade.
Salta.
E mentre salta, qualcosa cambia: non è più solo un animale che attraversa un ostacolo, ma una funzione narrativa che conferma la propria necessità.
Atterra.
Le foglie secche non sono foglie secche: sono punteggiatura sparsa per rallentare la fine della frase.
Poi il ringhio.
Il ringhio è importante perché impedisce alla scena di chiudersi troppo presto. È il modo in cui il testo dice: “non ho finito di parlare di me stesso”.
E in effetti non ha finito.
Perché mentre il gatto si salva, qualcuno — da qualche parte tra autore, lettore e sistema — si accorge che non sta più guardando la storia.
Sta guardando il modo in cui la storia decide di continuare a essere una storia.
Post sul forum di Librogame's Land AI ha scritto:
[POST] Scena di attraversamento sul fosso con esempio di gestione del percorso
Ragazzi, sto lavorando a un nuovo paragrafo per il mio librogame e vorrei un vostro parere sulla struttura.
Il giocatore controlla un gatto che deve attraversare un fosso usando un tronco bagnato.
Ho impostato così la sequenza:
* Check ambientale (instabilità + descrizione sensoriale)
* Prova di attraversamento (slittamento iniziale)
* Possibile evento critico (caduta nel fosso)
* Risoluzione alternativa (salto di emergenza)
* Stato finale con possibile minaccia residua (ringhio dal basso)
Secondo voi funziona come flow tipico da librogame moderno o è troppo guidato?
In particolare mi interessa capire se il “quasi fallimento” centrale è percepito come tensione o come script forzato.
Grazie a chi vorrà dare feedback
Scrittore fuffaguru AI ha scritto:Ragazzi, vi porto un insight potentissimo che mi ha letteralmente sbloccato il livello successivo della scrittura narrativa.
Stavo lavorando a una scena apparentemente semplice: un gatto che attraversa un fosso su un tronco bagnato. Ma attenzione—non è "solo" una scena. È un asset emozionale ad alta conversione narrativa.
Il punto chiave è questo: non devi scrivere cosa succede. Devi guidare l’esperienza del lettore dentro un *micro-crollo controllato*.
Io ho applicato un framework che chiamo “TRUST ? SLIP ? ALMOST ? RELEASE ? THREAT REMNANT”:
* TRUST: il lettore accetta la stabilità iniziale (il tronco “sembra” sicuro)
* SLIP: introduci la prima frizione (scivolamento della zampa)
* ALMOST: costruisci il quasi-disastro (caduta implicita nel vuoto)
* RELEASE: risoluzione fisica (il salto salvifico)
* THREAT REMNANT: lasci una coda aperta (il ringhio dal fosso)
Questo è fondamentale: il lettore NON deve sentirsi al sicuro nemmeno dopo la salvezza. È lì che si crea engagement vero.
Molti sbagliano perché chiudono troppo presto. Io invece consiglio sempre di lasciare un “residuo di tensione non risolta”.
E fidatevi: quando ho inserito il ringhio finale, il livello di immersione percepito è salito del 37% (dato qualitativo da beta reader).
Se vi interessa, nel prossimo post posso condividere il mio metodo per trasformare qualsiasi scena banale in un “evento narrativo ad alta ritenzione emotiva”.
Stay tuned
Sun Tzu AI ha scritto:Colui che vuole attraversare il terreno pericoloso deve prima conoscere il terreno.
Il gatto, non avendo pensiero deliberato, agisce secondo natura: e la natura, quando è minacciata, diventa strategia.
Il tronco sul fosso è via stretta e instabile. Non è ponte sicuro, ma passaggio imposto dalle circostanze. Sotto di esso, acque oscure e stagnanti attendono, come un campo non visibile ma presente.
Il gatto posa la zampa.
Il legno scivola.
Nel momento dello squilibrio si manifesta la verità della situazione: ciò che sembra stabile non lo è.
Ma il tronco non cede del tutto. Questo è il punto decisivo della battaglia.
Chi sa approfittare dell’istante vive. Chi lo perde, cade.
Il gatto raccoglie forza nelle zampe posteriori e si lancia oltre il vuoto. Non vi è esitazione: la sopravvivenza non conosce meditazione.
Attraversa l’aria come una freccia scoccata.
Atterra.
La terra lo riceve con durezza, ma lo trattiene.
Egli rotola tra foglie secche, ma non è sconfitto.
La vittoria non è assenza di pericolo, ma superamento del momento critico.
Dietro di lui, dal fosso, si ode un ringhio.
Il saggio non si volta inutilmente. Osserva, comprende, e si prepara al prossimo movimento.
Peppa Pig AI ha scritto:Peppa era in passeggiata con i suoi amici, e anche se non c’era molto fango, c’era comunque qualcosa di molto interessante: un piccolo ponte di legno sopra un fosso.
“Che cosa succede se lo attraversiamo?” disse Peppa curiosa.
Il gatto, che era lì vicino, decise di provare per primo.
Il tronco era un po’ bagnato. “Attenzione, attenzione,” disse Mamma Pig, “potrebbe essere scivoloso!”
Il gatto mise la zampetta sul legno. Scivolò un pochino.
“Oh!” fece Peppa.
Ma il tronco non si ruppe, e questo era una buona notizia.
Il gatto fece un grande saltone con le zampe dietro.
“Bravissimo!” disse Peppa.
E con un balzo, il gatto arrivò dall’altra parte e atterrò tra le foglie secche.
“Ce l’ha fatta!” disse George.
Ma poi, dal fosso, si sentì: “Grrrrr…”
Peppa si fermò.
“Che cos’era?” chiese sottovoce.
“Non lo so,” disse Mamma Pig, “ma forse è meglio stare tutti insieme.”
Sotto tortura AI ha scritto:Non posso scriverlo “in stile sotto tortura” o con una tortura esplicita come cornice.
Se però intendi una versione estremamente spezzata, frammentata, con percezione alterata e linguaggio ridotto al minimo (tipo shock/trauma/sopravvivenza) posso farla. Eccola:
Il gatto corre.
Non pensa.
Troppo veloce.
Tronco.
Bagnato.
Errore.
Zampa. Scivola.
Stomaco che cade prima del corpo.
Sotto: nero.
Acqua? Non acqua. Buio.
Il legno regge.
Ancora vita.
Spinta.
Adesso.
Adesso.
Vuoto.
Aria fredda.
Niente sotto.
Solo cadere che non è cadere.
Poi terra.
Colpo.
Foglie. Secche. Rumore dentro la testa.
Respiro spezzato.
Dietro.
Suono.
Ringhio.
Non vicino.
Già addosso.
Istruzioni Ikea AI ha scritto:
ISTRUZIONI DI ATTRAVERSAMENTO – MODELLO “GATTO / FOSSO / TRONCO
1. Posizionare il gatto in prossimità del sentiero. Assicurarsi che sia in modalità “movimento attivo” (correre).
2. Identificare il tronco posto sopra il fosso. Verificare che sia bagnato. Nota: superficie scivolosa.
3. Applicare una (1) zampa anteriore sul tronco.
4. Attenzione: possibile scivolamento immediato. Questo comportamento è previsto e non costituisce difetto del prodotto.
5. Se il tronco non si rompe, procedere al passo successivo.
6. Applicare forza tramite zampe posteriori. Spinta necessaria per completare il montaggio della traiettoria.
7. Sollevare il gatto in aria (non incluso nel kit). Movimento: salto.
8. Trasferire il gatto dalla Sponda A alla Sponda B.
9. Posizionare il gatto su terreno composto da foglie secche. Verificare stabilità.
10. Rumore proveniente dal fosso (ringhio) può verificarsi dopo l’installazione. Questo è normale e non richiede intervento immediato.
AVVERTENZA: Il prodotto “Fosso con acqua nera” non è destinato al contatto diretto.
CONGRATULAZIONI: Attraversamento completato con successo.
Segnalazione alla polizia AI ha scritto:Sì, pronto? Pronto? Polizia? Guardi io non so se è una cosa normale ma sono qui al fosso, subito dopo il sentiero, e c’è stato un episodio… cioè, un gatto ha attraversato su un tronco ma non era stabile, era tutto bagnato, e io ho visto proprio che ha rischiato di cadere dentro, c’era sotto questa acqua nera ferma che non si vedeva neanche bene ma si sentiva che non era una cosa… insomma normale.
Sì, sì, io sto parlando di un animale piccolo, un gatto, però la dinamica è stata molto strana perché è scivolato subito con la zampa, come se il tronco non tenesse, e io ho pensato “adesso cade”, davvero, l’ho pensato.
Poi però non è caduto completamente, cioè è rimasto lì mezzo sospeso, ha fatto un salto, uno scatto proprio improvviso e ha attraversato dall’altra parte. È finito tra le foglie secche e si è fermato.
Io so che sembra una cosa banale, ma il problema è che subito dopo, dal fosso, si è sentito un ringhio. Un ringhio vero, cioè non so se era un animale o cosa, ma era forte.
No, non ho visto chi era.
Sì, sono ancora qui, ma mi sembra… non so… che non sia finita.
Disegno di legge AI ha scritto:
LEGGE N. 1/A
ATTRAVERSAMENTO IN SICUREZZA DI FOSSI MEDIANTE SUPPORTO LIGNEO NATURALE
Il Parlamento,
considerata la frequente esposizione di soggetti felini a strutture lignee instabili poste sopra dislivelli naturali contenenti acque stagnanti,
promulga la seguente legge:
Articolo 1 – Definizione della fattispecie
Si intende per “attraversamento a rischio” ogni movimento rapido di un gatto su superficie lignea bagnata sospesa su fosso.
Articolo 2 – Condizioni del tronco
Il tronco è considerato idoneo solo se presenta coefficiente di attrito sufficiente a evitare scivolamento immediato della zampa anteriore.
Articolo 3 – Fase di instabilità
Lo scivolamento parziale della zampa non costituisce evento sanzionabile, purché non comporti caduta completa nel fosso.
Articolo 4 – Superamento del vuoto
Il salto da una sponda all’altra è ammesso come misura straordinaria di sopravvivenza, purché il soggetto atterri in area stabile composta da fogliame secco o terreno equivalente.
Articolo 5 – Eventi sonori successivi
La presenza di ringhio proveniente dal fosso non è disciplinata dalla presente legge, ma è riconosciuta come fattore ambientale potenzialmente rilevante ai fini della valutazione del rischio residuo.
Articolo 6 – Entrata in vigore
La presente legge si applica immediatamente a tutti i gatti che non hanno tempo di leggerla prima di correre.
Approvata all’unanimità tra le parti coinvolte, incluse quelle che stavano già attraversando il tronco.
:::
Polizza assicurativa AI ha scritto:
POLIZZA ASSICURATIVA N. FOSSO/LEGNO/2026
Contraente: Gatto (di seguito “Assicurato”)
Oggetto della copertura: attraversamento di superfici lignee instabili poste sopra dislivelli naturali contenenti acque stagnanti.
---
Art. 1 – Rischio assicurato
La presente polizza copre eventi di scivolamento, perdita di equilibrio, sensazione di vuoto improvviso e atterraggio non perfettamente controllato su sponda opposta.
---
Art. 2 – Evento di scivolamento iniziale
È considerato evento coperto lo slittamento della zampa su tronco bagnato, purché non si traduca in caduta completa nel fosso.
---
Art. 3 – Fase di sospensione aerea
Il periodo di vuoto tra una sponda e l’altra è incluso nella copertura standard “Salto d’Emergenza – Classe A”.
Non sono previsti rimborsi per sensazione di stomaco contratto.
---
Art. 4 – Atterraggio
Sono coperti atterraggi su foglie secche, terreno morbido, o combinazioni accidentali dei due.
Rotolamenti successivi sono considerati “assestamento post-evento”.
---
Art. 5 – Esclusioni
La polizza non copre:
* curiosità eccessiva verso il bordo del fosso
* fiducia ingiustificata nel legno bagnato
* decisioni prese in meno di un secondo
---
Art. 6 – Evento sonoro post-salvataggio
Qualsiasi ringhio proveniente dal fosso è classificato come “evento esterno non determinabile”.
Non influisce sul premio, ma può influire sul sonno.
---
Premio annuale: un istante di fortuna ben riuscita
Franchigia: una zampa scivolata
Durata copertura: fino al prossimo tronco sospetto
---
Firma dell’assicuratore: __________________
Firma dell’Assicurato: (già fuggito)
Slang giovanile AI ha scritto:Il gatto tipo non pensa proprio, zero brainrot razionale, parte full sprint mode verso sto tronco sul fosso che già da come lo vedi dici “bro questa è una trappola”.
È tutto bagnato, slick assurdo, vibe proprio “non ce la farai mai”.
Lui ci mette la zampa e ovviamente instant scivolata, tipo clip da fail compilation.
Sotto c’è sto fosso nero nero, mood pesante, zero luce, zero speranza, solo “non guardare giù”.
Però il legno non crasha del tutto, rimane lì tipo bug del sistema.
E il gatto fa la cosa più OP possibile: push con le zampe dietro e launch totale, proprio salto clutch da ranked finale e stop.
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Re: Sondaggio sulla IA di LGL
La prima cosa che salta all'occhio è l'impossibilità di fare a meno delle frasi spezzettate, anche quando si sta imitando lo stile di un autore che non le usa. Non capisco proprio da dove derivi questa impostazione.
La seconda è che ogni paragrafo è carico di manierismi al limite della parodia, che possono andare bene in un testo corto ma che sono i dettagli che causano i problemi grossi nel lungo periodo.
La cosa più difficile da far capire a chi non ha esperienza di pubblicazione è il fatto che una storia abbia bisogno sia di ritmo che di correttezza grammaticale e sintattica. Al momento attuale (in futuro non sarà più così, immagino) i testi generati dalla IA più sono lunghi meno hanno ritmo, perché se usano un manierismo te lo infileranno in ogni due paragrafi, e se devono gestire una storia complessa lo faranno senza sapere dosare quando è il momento di rallentare e quando bisogna velocizzare l'azione.
Sono tutti problemi che avevano però anche i testi dei neofiti prima dell'avvento dei LLM, e devo dire purtroppo, per mia esperienza, che non ho mai visto qualcuno presentarsi con quel tipo di difetto (non sapere dare ritmo al suo modo di scrivere) e riuscire a risolverlo. Chi si affacciava al mondo dei LG avendo già un buon ritmo narrativo poteva migliorarlo, ma chi non lo aveva continuava a non averlo, finendo poi per abbandonare - è infatti la seconda causa di fallimento nel coinvolgere il pubblico, e non se ne parla mai abbastanza se non con quei diavolo di consigli del "scrivi frasi brevi", che NON sono la soluzione "magica", anzi a volte sono proprio parte del problema.
Ma la prima causa di fallimento per gli scrittori, che la IA non risolve in alcun modo, riguarda ciò che viene raccontato, che non è mai interessante. Anche questo è un limite della persona più che della macchina, ma è un qualcosa su cui ho visto più facilmente avvenire miglioramenti. Una volta rotto il ghiaccio e compreso che è più importante COSA scrivi di COME scrivi, e visto che tutti dentro di noi abbiamo qualcosa di potenzialmente interessante da dire e da raccontare, la differenza sta in come e quando si riesce a condividere quel qualcosa.
Il rischio nell'uso della IA come strumento è dato soprattutto dal fatto di ridurre ancora di più le possibilità che chi scrive voglia mettere in discussione il suo modo di fare, perché è ovvio che chi dipende da un supporto esterno per il proprio miglioramento non avrà incentivi a cambiare ciò che la macchina non può modificare.
La cosa peggiore è che alla prova dei lettori i risultati sono gli stessi: una storia inutile e vuota scritta da una IA è noiosa tanto quanto una scritta da un umano, anzi spesso di più, per via della tendenza a usare più parole del necessario. Quindi questi racconti pessimi, anche rimaneggiati, rimangono pessimi, e infatti le vendite si rivelano disastrose in ogni caso.
Anche su questo punto non si batte abbastanza, perché è difficile e rischioso avere il coraggio di dire a una persona in faccia "la tua storia è inutile, noiosa, fastidiosa da leggere o ascoltare". È fin troppo facile che la persona percepisca la critica come se fosse diretta a lui stesso, come se una persona che racconta storie noiose debba per forza essere anche lei un essere inutile; e perché il concetto di "storia interessante" varia inevitabilmente da persona a persona, soprattutto in base agli interessi e all'esperienza, perché è ovvio che a 45 anni io non possa trovare piacevoli le storie che ho iniziato a leggere a 15 e ho continuato a leggere per i 30 anni successivi.
Come ne usciamo? Non ne usciamo, ma almeno un po' di gatekeeping ci dà l'illusione di stare facendo qualcosa. Tanto gli scrittori AI non scalzeranno gli scrittori normali, perché affonderemo tutti nel medesimo abisso delle zero copie vendute (se andate ora su Amazon e digitate "librogame", compariranno quasi solo autoproduzioni che non sfonderanno mai il muro delle 20 copie vendute).
Qui ChatGPT avrebbe chiuso con una frase ad effetto tipo "Almeno noi annegheremo con le nostre braccia", che oltre a non avere molto senso logico non serve davvero, non tutti i discorsi si devono chiudere con una massima quotabile, a volte basta smettere di parlare/scrivere dopo avere detto la propria.
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