Re: Corto 17 - InOut
FinalFabbiX ha scritto:Flay4Fight ha scritto:Mi incuriosisce anche il nome del protagonista che se non sbaglio è giapponese..? Mi piacerebbe sapere se è inventato oppure è un riferimento.
Risposta:
L'autore misterioso ha scritto:(Mamoru): il nome non è scelto a caso ma in base all'etimologia del nome in giapponese.
Buono a sapersi grazie!
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Re: Corto 17 - InOut
Ora che è passato un po' di tempo, vi dico la mia su "InOut".
Mi sono piaciute molto alcune trovate del corto, ma non posso fare a meno di notare le grandi similitudini che ci sono fra questo racconto e il videogioco Omori (che è diventato famoso in Italia a fine dicembre 2020).
- ovviamente, ci saranno micro spoiler di Omori in questo commento -
Le similitudini sono tante: entrambe le opere parlano di un ragazzo depresso, entrambe hanno il protagonista con nome giapponese, in entrambe si parte dalla casa e si esce a fare commissioni.
Anche il sistema delle emozioni è identico:
A onor del vero la trama del videogioco prende una piega diversa: il protagonista si ritrova a vivere fra due mondi, di giorno sta a casa o va a fare commissioni, mentre di notte sogna un mondo fantastico in cui tutti sono felici e gli vogliono bene e succedono eventi fantasiosi (e a volte anche inquietanti).
Io non credo che ci sia alcuna "malizia" da parte dell'autore, e anzi credo che questi elementi volessero essere delle simpatiche citazioni. Però le cose in comune sono davvero tante e, come ho detto, il videogioco è veramente recente.
Non so, ho pensato che fosse giusto farvelo sapere visto che magari non tutti sono amanti di questo tipo di videogiochi.
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Re: Corto 17 - InOut
GGigassi ha scritto:Beh, tutti ci ispiriamo a qualcosa
sacrosanto, e ci mancherebbe altro. sicuramente negli anni abbiamo avuto molti corti che si ispirano ad altre opere trasponendole al medium librogame (anche se dai giochi molto narrativi il salto non è così grande).
La cosa che potrebbe far storcere un po' il naso è che, di solito, sono ispirazioni palesi (e di cui tutti sono a conoscenza, come ad esempio la luna degli assassini che era ispirato ad Assasin's Creed), mentre qui non è così. Potenzialmente, se non fossi intervenuto io, nessun altro sul forum lo avrebbe notato. Ma ripeto, secondo me non c'è alcun tipo di malizia nell'autore, probabilmente non ci ha neanche pensato.
C'è anche il fatto che, alla luce del parallelismo, alcune cose acquistano significato: le "emozioni superefficaci" in Omori sono molto più giustificate che qui.
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Re: Corto 17 - InOut
Risposta dell'autore:
L'autore misterioso ha scritto:
Riguardo al discorso su Omori, non c'è da parte mia alcuna malizia. Sicuramente è un opera che mi ha toccato nel profondo e che ho scoperto durante i mesi della stesura del corto. Onestamente non pensavo che trarre ispirazione da altri media fosse un problema, mi scuso nel caso lo fosse. La mia era volontà di raccontare qualcosa di intimista, la mia visione del mondo e nient'altro. Non mi sento di aver nascosto nulla perché semplicemente non pensavo di poterne parlare finché le votazioni sono aperte, ma se mi è permesso mi farebbe piacere analizzare fonti ed influenze.
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Re: Corto 17 - InOut
djmayhem ha scritto:Per cui non è detto che l'autore si sia per forza ispirato al gioco ma probabilmente dalla stessa fonte
L'autore misterioso ha scritto:opera che mi ha toccato nel profondo e che ho scoperto durante i mesi della stesura del corto
Tié
Comunque, ci tengo a ribadire quanto detto sopra:
FinalFabbiX ha scritto:Ma ripeto, secondo me non c'è alcun tipo di malizia nell'autore, probabilmente non ci ha neanche pensato.
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Re: Corto 17 - InOut
Recensione di Prodo (già pubblicata sulla pagina Fb di LGL, ma la riporto anche qui):
17 InOut: Racconto ambivalente. Geniale per l’ambientazione, la capacità di sfruttare con un’inventiva fuori dal comune il tema di fondo del doppio mondo, la sensazione di angoscia e loop che la storia trasmette. Andando però a scavare ci si accorge che manca qualcosa: in molti casi pochissimo, veramente un’inezia per arrivare a essere un capolavoro.
PRO
1) Lo sfruttamento della tematica del doppio mondo è forse il migliore di tutto il concorso. Non serve scomodare universi paralleli, mostri, regni fantastici, salti nell’aldilà. Il doppio mondo è quello che stiamo vivendo in questi mesi, dall’inizio della pandemia. Che in certi periodi ci ha diviso tra chi è rimasto chiuso in casa, con angoscia e paura e di uscire, e chi ha sfidato ogni raccomandazione alla prudenza. Per chi ha accusato il peso della clausura forzata più degli altri, riuscire a rimettere i piedi fuori dalle mura domestiche è stata un’autentica impresa. Come se si dovesse partire per varcare una linea invalicabile e raggiungere un altro universo. Perfetta la resa da parte dell’autore dei quelle sensazioni di angoscia estrema; geniale, lo ripeto, l’idea di strutturare in questo modo il multiverso.
2) Mi è piaciuto molto l’idea di non spiegare il regolamento all’inizio, ma renderlo evidente man mano che l’avventura progredisce. Qualche piccola imperfezione in tal senso c’è, perché non tutto risulta chiaro a una prima lettura (per esempio il discorso del calmo che batte cupo, cupo irritato ecc., non se ne colgono tutte le implicazioni se non dopo aver rigiocato più volte). Probabilmente l’autore deve affinare un po’ la tecnica, ma l’idea è molto buona, e l’ha sviluppato tutto sommato bene. Anche perché è riuscito a creare un sistema regolamentare non banale o troppo lineare, ma allo stesso tempo neanche eccessivamente complesso.
3) Il racconto racchiude componenti strategiche. Non ce ne si accorge subito, ma se l’obiettivo è ricostruire la propria autostima, bisogna agire usando il cervello e cogliendo le imbeccate che il regolamento ti da. Perché è facile perderla, e non così facile guadagnarla. Un approccio simile aggiunge profondità al lavoro, e lo rende anche più interessante da sviscerare e più accattivante sotto il punto di vista ludico.
CONTRO
1) La struttura ripetitiva alla lunga annoia. Anche perché, per arrivare a fare il pieno di autostima (obiettivo che peraltro si deduce, ma che non è mai indicato chiaramente) e concludere l’avventura, bisognerà ripetere la giornata più volte. E anche se strategicamente ci comportiamo nel migliore dei modi, molte variabili sono affidate al caso, e il rischio di metterci moltissimo per arrivare fino in fondo è concreto. Certo, una scelta simile aumenta la longevità potenziale, ma appesantisce anche il racconto. Alla lunga può anche trasmettere la sensazione di trovarsi incastrati in un loop senza fine e senza via di uscita: percezione angosciante che qualcuno potrebbe trovare anche adeguata al tema dell’opera (e quindi considerarla come un pregio).
2) Il fatto che, in ogni sortita al supermercato, se i dadi decidono in un determinato modo, possiamo incontrare anche tre volte di seguito la stessa persona mi è sembrato un errore. È vero che probabilmente l’autore ha inserito questa possibile evoluzione per rendere più complessa la gestione strategica degli umori, ma è anche vero che un espediente simile è abbastanza primitivo. Avrei preferito una differenziazione, anche determinata dalla semplice indicazione che non si può incontrare più di una volta al giorno la stessa persona. Gestire l’andamento del corto sarebbe diventato più facile, ma la cosa sarebbe stata positiva perché così com’è rischia di diventare troppo lungo e noioso, qualora l’alea non ci desse una mano.
3) Avrei aggiunto un epilogo. Raggiunto il pieno di autostima, un paragrafo finale che ci desse il senso di aver compiuto il nostro percorso e concludesse il racconto. L’autore non l’ha fatto, resta da capire se c’è un motivo dietro questa scelta (per esempio aumentare la sensazione di prigionia che permea il racconto fino alle estreme conseguenze), oppure se sia stata dettata da motivi contingenti (mancanza di spazio per esempio). Sia come sia, una risoluzione simile non mi è piaciuta, e avrei preferito ci fosse un paragrafo finale.
GLOBALE: Il Racconto che mi mette più in difficoltà dell’intero lotto. Racchiude in sé pregi e difetti così divergenti che, a seconda del momento, mi sembra un capolavoro o un corto poco più che “normale”. Complessivamente, dopo averlo lasciato decantare un po’, devo ammettere che i lati buoni sono preponderanti, e che mi ha lasciato sensazioni positive. Inoltre, non posso non considerare l’assoluto colpo di genio che ha avuto l’autore sul tema del doppio mondo. Lo premio quindi con un voto alto, riservandomi di modificarlo se dovessi sentirne l’esigenza, prima della fine del concorso.
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