Bei corti. Ho apprezzato in tutti e tre i casi la voglia di osare, sperimentare e mettersi in gioco, ma senza mai cadere in arzigogoli regolistici fini a loro stessi. Ognuno dei tre corti però ha almeno un problema principale che lo "azzoppa", anche se si tratta in tutti i casi di storture raddrizzabili.
13 Il rifugio
Un corto parzialmente onirico con un ottimo comparto grafico, in cui non vestiamo i panni della protagonista ma del suo "angelo custode"... dove ho già visto una cosa del genere? Apprezzo questo tipo di strutture e ritengo che diano il meglio in formato corto. Abbiamo un piano superiore e un pianoforte, oltre a una storia oscura da dipanare nel corso di più letture. Il difetto principale di questo corto è a mio avviso il fatto di essere scritto in "doppiaggese", ossia quel modo di parlare artefatto tipico delle opere di finzione, ma che non trova riscontro nella vita reale. È molto comune nella narrativa moderna, e non è assolutamente un errore da penna blu in un concorso amatoriale come questo; tuttavia, quando si pone l'accento sulle emozioni e sulla credibilità dei personaggi, è un qualcosa che rischia di risultare stridente e nel mio caso è successo. Se l'autore o l'autrice (non chiedetemi perché ma percepisco una mano femminile dietro, anche se le probabilità sono basse, essendo quest'anno il concorso al 96% maschile) riuscisse a migliorare la resa dei dialoghi potrebbe venire fuori uno dei racconti migliori di quest'anno.
14 Fate Piano!
Decisamente in tema: un furto durante il quale bisogna muoversi senza fare rumore! Atmosfera goliardica, battute a tutto spiano e... un gameplay "grafomantesco" che riporta al Concorso dei Corti le "prove dal vivo", sperimentate molti anni fa da Matteo Tolari nel suo "Il Peso della Cultura". All'epoca l'utenza di LGL provò un odio estremo nei confronti di quella scelta; io invece ritengo che le prove dal vivo siano un modo legittimo di coinvolgere soprattutto i più piccoli nella lettura, e un'ottima idea per far alzare il ritmo e scombinare le carte in tavola, specie quando l'opera non si prende troppo sul serio (infatti ne ho inserite alcune ne "La Luna del Raccolto"). Il problema principale di questo tipo di prove è legato al fatto che riducono la longevità del corto: se si sa già come viene valutata un'azione fisica, eseguirla due volte non è interessante come in prima battuta. E qui le prove non sono soltanto l'unica forma di interazione presente, sono pure tutte obbligatorie a ogni lettura...
Non sarebbe un problema grave se il corto fosse strutturato in modo tale da essere letto una volta sola, ma così non è: c'è un enigma bloccante, ed è evidente non possa essere risolto senza avere ottenuto informazioni in paragrafi precedenti (l'introduzione stessa dice di "stare attenti a ogni dettaglio"); il che condanna a una sconfitta arrivati a quel paragrafo. Bisogna dunque rigiocare il corto almeno due volte, e rifare le prove sapendo già come saranno valutate. Stessa cosa se si dovesse raggiungere il game over per 6 o più punti Allerta, cosa che per fortuna a me non è accaduta. Chi mai rigiocherebbe un lavoro sui binari, sapendo già cosa succede?
Se fossi stato al posto dell'autore o autrice, avrei inserito meno prove dal vivo alternandole con delle vere e proprie scelte, dando così una ramificazione maggiore al lavoro e più rigiocabilità. Resta comunque una lettura divertente, in tema, giocabile facilmente anche da cellulare (al netto di un dado che salta fuori nel corso della lettura e che ovviamente non ho usato) e una buona base di partenza su cui costruire.
15 Un piano quasi perfetto
È il mio corto preferito tra i tre di questa settimana, ma è anche totalmente fuori tema, e questo è un vero peccato. La struttura non è perfetta ma è davvero interessante: richiama lavori sperimentali come Orme Rosse e gioca tra flashback, loop temporali ed enigmi per trasformare una rapina di pochi paragrafi in un interessante puzzle da risolvere. C'è, al solito, il provare tutte le opzioni a caso, ma visto che sono poche e contestualizzate non mi ha mandato in crisi come accaduto in altri lavori a movimenti libero. Ci sono tuttavia delle evidenti magagne strutturali e il tenere alzati pollice, indice e anulare a tempo (sebbene per poco tempo) non credo sia fisicamente possibile.
Anche il modo in cui il lettore viene introdotto all'azione è molto confuso e sono certo che i loop e le morti potessero essere contestualizzate meglio nella narrazione. È comunque il primo dei corti in gara che ho deciso di completare al 100%, incuriosito dal suo intreccio; ma è anche, come detto, uno dei più fuori tema, e dovrò tenerne conto.